'Assassini! Chi mi ridà mio figlio?' Lacrime e rabbia a Torino
"Assassini, chi mi ridà mio figlio? Dov'erano gli estintori? Assassini". Rimbomba per le vie della città la rabbia del papà di Bruno Santino, l'ultima delle quattro vittime dell'incendio alla ThyssenKrupp. I colleghi, in corteo a Torino per ricordare i morti nel rogo dell’acciaieria, sono visibilmente provati; tutti chiedono che si smetta di morire sul lavoro. Applausi di commozione, negozi del centro con saracinesche abbassate in segno di rispetto verso quelle vite spezzate dalla legge del valore aggiunto. Sono partiti da piazza Arbarello per raggiungere piazza Castello; visibile lo striscione delle Rsu Fim-Fiom-Uilm della ThyssenKrupp.
"Bisogna ridare dignità al lavoro" -ha detto il presidente della Camera Fausto Bertinotti, appena arrivato a Torino per partecipare al corteo organizzato dai sindacati- "Il lavoro è stato marginalizzato per troppi anni, deve tornare al centro della vita pubblica del Paese" -ha poi aggiunto.
"Assassini, chi mi ridà mio figlio? Dov'erano gli estintori? Assassini", sono le uniche parole che si liberano per le strade di Torino, questo lunedì mattina denso di rabbia e di silenzio, dove l'unica richiesta è un po' di attenzione e riconoscenza verso i lavoratori che danno tutto all'azienda.
"A Torino è accaduto qualcosa di atroce, quella delle morti sul lavoro è una questione nazionale di grande drammaticità. E’ indispensabile aumentare i controlli nelle fabbriche e occorre che ciascuno si assuma le sue responsabilità. A cominciare dalle imprese, che devono dar conto dei propri comportamenti ma, specialmente, essere pronte a raccogliere, prima che sia troppo tardi, gli allarmi e le segnalazioni che vengono dai sindacati e dagli stessi lavoratori" -ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un incontro con La Stampa sul caso dell’incidente alla acciaieria della ThyssenKrupp. "Negli ultimi tempi sono state introdotte misure di rafforzamento delle normative dei controlli volti a prevenire e sanzionare incidenti così numerosi e gravi -aggiunge- devono far meglio la loro parte le stesse rappresentanze dei lavoratori. E oltre che dalle forze politiche, sociali e culturali, anche dai mezzi di informazione deve venire l’impulso necessario all’affermazione di una rinnovata cultura del lavoro, del suo ruolo, della sua dignità, della sua tutela".
(Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno)
10 / 12 / 2007
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