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'Famiglia, istruzioni per l’uso' - Golosaria al Castello di Camino

I vecchi detti popolari nascondono sempre un fondo di verità e, infatti, l’antico adagio “marzo pazzo” rispecchia benissimo questa prima decade del mese per cui siamo passati dai 24 gradi di domenica scorsa agli 8 di questa appena passata.
Il nostro programma prevedeva la partecipazione a Golosaria, manifestazione enogastronomica che si è svolta il 7-8-9 marzo in oltre 40 location sparse per il Monferrato, organizzata dal club Papillon, associazione di amanti della buona tavola. Tra le diverse opportunità noi abbiamo optato per il Castello di Camino nei pressi di Trino Vercellese. I nostri tempi sono sempre abbastanza dilatati per cui, invece delle 11.30 previste, siamo andati a riprendere Alberto, che aveva passato la notte dai nonni, a Mezzogiorno. Ovviamente la fermata non è durata come un pit-stop della Ferrari come speravo, ma, grazie alla pappa per Camilla e qualcosa fatto al volo per Alberto, è finita quando ormai la maggioranza degli abitanti del nostro Belpaese avevano le gambe sotto il tavolo pronti ad azzannare le più appetitose pietanze domenicali. Resistendo alle lusinghe dei nonni che volevano prepararci una pasta al volo, con il rischio di affossare le speranze di gita, siamo saliti in macchina e verso le 13.15 eravamo per strada.
Camino si trova in Provincia di Alessandria, seppur a soli 6 chilometri da Trino Vercellese. Per arrivare si percorre l’autostrada Torino-Milano fino a Chivasso Est, dopodiché si seguono le indicazioni per Casale e, arrivati a Trino, si svolta a destra all’indicazione per Camino, pochi chilometri di strada collinare e si arriva ai piedi del Castello, tempo di percorrenza circa 40 minuti. Non essendo indicata la presenza o meno di un parcheggio, abbiamo lasciato la macchina sul ciglio della strada e ci siamo avviati verso la fortezza.

Abbiamo scelto questa location perché, oltre alla presenza di bancarelle e punti ristoro e degustazione piatti tipici, erano previste delle attività di animazione per bambini. La giornata uggiosa (ma che colore ha?) non ha reso giustizia al Castello che è ben tenuto, con una torre di oltre 40 metri, mura fortificate e torri merlate, costruito in due fasi, una prima tra il mille e il 1300 e una seconda nel 1700 che lo ha reso da luogo di difesa a palazzo signorile. Appena arrivati abbiamo cercato qualcosa da mangiare e l’unica struttura presente offriva panini al formaggio, salame, salsiccia o salamella, abbiamo preso 2 panini con salamella (buona) per 7 euro; il pane, seppur riscaldato, era chiaramente del giorno prima.
Calmata la fame, ci siamo avvicinati all’ingresso passando tra alcune bancarelle di prodotti tipici e produzioni artigianali particolari (draghi in materiali vari, spade in legno, stemmi araldici e altre amenità medievali). Entrati (erano passate le due da una decina di minuti) ci siamo informati sulla possibilità di partecipare alla visita guidata animata nelle stanze del Castello, organizzata per i piccoli visitatori. Purtroppo il giro precedente era partito da pochi minuti, per cui avremmo dovuto aspettare che arrivassero altre persone prima di poterne far partire un altro. Alla fine l’attesa si è prolungata per quasi un’ora, il tempo non ha certo favorito il successo della manifestazione (sentivo la proprietaria del Castello che si lamentava che l’anno scorso aveva fatto 12.000 presenze mentre quest’anno erano 200).
Ci siamo presi una bella dose di freddo e siamo riusciti ad intrattenere Alberto solo grazie ad un gruppo di canto a cappella, impegnato nelle prove di alcune canzoni che avrebbero eseguito successivamente, presso una bancarella di pietre dure, dove gli è stato permesso di toccare tutte, ma proprio tutte, le pietre in esposizione (grazie! Abbiamo apprezzato anche se non abbiamo acquistato nulla). Un po' di svago è giunto anche dal simpaticissimo Mago Pancione che doveva essere una delle attrazioni della giornata ma che, a parte quei 10 minuti, non abbiamo più incrociato.
Alla fine, nel momento in cui si erano decisi di far partire la visita solo per noi, secondo una classica legge di Murphy, sono arrivate altre 4 famigliole per cui ci siamo finalmente addentrati nelle sale del Castello non prima di aver pagato 17 euro (6 per gli adulti e 5 per Alberto; per fortuna Camilla, di 7 mesi, non ha pagato!).
Il percorso è stato molto interessante, con la guida che un po’ illustrava agli adulti la storia del Castello e dei suoi abitanti e un po’ raccontava aneddoti vari ai bambini. Abbiamo così scoperto che una famiglia nobiliare, di cui non ricordo il nome, aveva contratto un forte debito con una famiglia di banchieri/usurai del Monferrato, gli Scarampi, e quando non era più stata in grado di pagare, la fortezza è passata di proprietà a questi ultimi. Il racconto si è incentrato sulle vicende di Scarampo degli Scarmpi, uno dei proprietari del Castello, personaggio piuttosto bellicoso che aveva fatto guerra a diversi signorotti locali, scatenando le ire del Marchese del Monferrato che infine lo fece decapitare. La moglie di Scarampo, Camilla, per la disperazione si gettò dalla torre del Castello alta 40 metri. Questo è un bignami della storia. Se volete un resoconto più approfondito vi consiglio una visita diretta.
Il giro è stato animato dalla presenza, in diverse stanze, di alcuni attori che hanno dato vita ai vari personaggi sottoforma di fantasmi, spiegando ai bambini chi erano e perché avevano agito in un determinato modo quando erano in vita, suscitando in loro attenzione e interesse.
Il tour è durato all’incirca 40-45 minuti.
All’uscita abbiamo ancora fatto due passi nel parco intorno al Castello, dove era prevista la presenza di due pony a disposizione dei piccoli per giocare alla giostra medievale. I pony c’erano ma vuoi per la non particolare affabilità di chi li teneva, vuoi perché ormai eravamo piuttosto infreddoliti, abbiamo optato per una cioccolata calda. Tornati alla macchina abbiamo puntato verso Trino, nota soprattutto per la centrale atomica che ospita, scoprendo una cittadina carina con una via centrale caratterizzata da lunghi portici sotto i quali abbiamo trovato un bel bar che ci ha servito una buona cioccolata accompagnata da biscottini a cui Alberto ha fatto onore.
Verso le cinque siamo ripartiti contenti del luogo visitato, Alberto ha molto apprezzato la parte animata, con l’unico rimpianto per il tempo che ha reso tutto un po’ più freddo e triste; chissà, magari il prossimo anno, se ci sarà il sole, ci riproveremo.

Paolo Sponza

11 / 03 / 2008


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