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'Famiglia istruzioni per l’uso' - Il Parco Safari di Murazzano

Alberto, come tutti i bambini, è molto attratto dagli animali ma al contempo, forse a causa della visione di alcuni documentari, è anche piuttosto intimorito da alcune specie come coccodrilli, squali o lupi. Il tentativo di “normalizzare” questi timori ci porta spesso a cercare luoghi con la presenza di animali più o meno selvatici. Dopo aver visto uno spot su una tv privata e aver consultato il sito abbiamo deciso di andare al “Parco Safari” di Murazzano nelle langhe.
Il cambio dell’ora ci ha un po’ scombussolati e domenica mattina siamo partiti solo verso le 11.30, considerando un’ora e mezza di viaggio, abbiamo deciso di fermarci all’Autogrill per prendere dei panini da consumare poi in loco. Per andare a Murazzano abbiamo fatto la Torino-Savona e la sosta l’abbiamo effettuata nell’area di Rio Colorè. E’ una area di servizio che vi consiglio caldamente, in una rete autostradale monopolizzata da menù rustichelle; qui si trova una scelta di prodotti assolutamente unica e originale! Certo i prezzi non sono proprio popolari, ma preferisco di gran lunga spendere 3,30 euro per un panino con la salsiccia di Bra (che meraviglia…) piuttosto che 3,10 per un camogli qualsiasi. Inoltre, la piccola area destinata alla vendita, invece della Noce di prosciutto al pepe (ma qualcuno l’ha mai comprata?), è ricca di delizie enogastronomiche del Piemonte e della Liguria. La stessa area, ma in direzione Torino, è invece da segnalare per la presenza di prodotti della Ferrero che non si trovano in commercio se non dopo alcuni mesi e non sempre (forse agisce da tester di nuovi prodotti); noi abbiamo provato i cioccolatini Cappuccino, non male ma un po’ nauseanti.
Usciti dall’autostrada a Marene, si percorre la strada delle langhe passando alcuni paesi tra cui Dogliani dove potete fermarvi a fare il pieno del famoso Dolcetto; è un percorso molto bello se si ha il tempo di farlo con calma, godendosi il panorama.
Arrivati alla frazione Rea si trova ben segnalata la deviazione per l’ingresso del Parco Safari. Abbiamo fatto i biglietti (costo complessivo 35 euro per due adulti e un bambino; Camilla non ha pagato come previsto per i bambini fino ai 2 anni) ma prima di entrare abbiamo mangiato i panini cercando di non svegliare la piccola che dormiva pacifica cullata dal percorso ondulato delle langhe.
Ci aspettavamo un tour esclusivamente automobilistico, ma appena varcato l’ingresso, accolti da due ippopotami, ci siamo accorti che c’era una zona visitabile a piedi. Non ho mai amato gli zoo, mi fa malinconia vedere gli animali in una gabbia seppur grande, per cui questa parte non mi ha entusiasmato, soprattutto l’orso bruno, i puma e la pantera nera avevano uno sguardo rassegnato. Diverso, forse anche per le dimensioni degli animali, l’impatto con le gabbie che ospitavano i pavoni (che ci hanno onorato di una meravigliosa ruota), i babbuini, i macachi e le tartarughe, mentre molto grandi erano le aree riservate a struzzi, emù, zebre e lama. Da segnalare infine, la presenza di pony, asinelli e uno stambecco che gironzolavano in libertà in mezzo ai visitatori.
Da qui, attraverso due cancelli automatici che impediscono agli animali liberi di uscire dalla loro zona, ci siamo addentrati nella prima parte del vero safari, arrivando nell’area che ospita i lupi. Ce ne sono 4-5 e sono davvero dei begli esemplari, decisamente ben nutriti con un pelo molto lucido. Spero che la visione ravvicinata abbia permesso ad Alberto di superare il timore che prova nei confronti di questi splendidi animali.
Nel passaggio tra un’area e l’altra vi sono altre specie ospitate in zone recintate; in una di queste ci sono dei leoni che, immagino per evitare lotte per il predominio, sono tenuti separati dagli altri che sono in libertà nella seconda tappa del tour. Il passaggio tra i leoni, o meglio tra un leone e le leonesse, è stato molto suggestivo, la fierezza di questi animali è straordinaria. Durante il nostro transito, il maschio ha avuto una breve “discussione” con una tigre, separata da due file di recinzione, costringendo quest’ultima alla ritirata dopo aver tanto soffiato come un grosso micione. Mentre tra i leoni si passa con l’auto, la zona delle tigri è inaccessibile e, se non si ha la fortuna che passino vicino alla recinzione, sono piuttosto lontane. L’ultimo passaggio intermedio costeggia la zona dei cervi e delle capre tibetane e porta alla vasta pianura degli erbivori, che ospita diverse specie di animali (per riconoscerli tutti bisognerebbe andare con Giorgio Celli o Piero Angela). L’area è molto spaziosa e molti sono i cuccioli delle diverse specie che scorazzano tra i prati.
Finito il giro si torna indietro e si va verso l’uscita, oppure lo si può ripercorrere dall’inizio. Noi ci siamo fermati e, mentre Laura dava da mangiare a Camilla che nel frattempo si era svegliata, con Alberto abbiamo fatto un giro a piedi tra le gabbie.
Il biglietto permette anche l’ingresso ad un acquario/rettilario che si trova vicino al punto ristoro, a qualche centinaia di metri dall’ingresso principale del parco. Si tratta di una sezione piuttosto ridotta con pochi acquari (piranha, qualche pesce tropicale e giapponese, uno storione) e delle teche con dei serpenti, due tarantole, un paio di iguana. Se gli animali in gabbia fanno malinconia, vedere dei serpenti di due metri in piccole teche è proprio triste…
Il parco ospita anche un’area giochi per i bambini, non molto attrezzata (un paio di scivoli, altalene e girelli e niente più), e il caratteristico bar a forma di tartaruga che, come tutti i monopolisti, sfrutta la posizione dominante ritoccando i prezzi a suo piacimento (per il Fiordifragola di Alberto abbiamo speso 1,50 euro). Verso le 17 abbiamo iniziato il rientro verso casa, anche perché la temperatura si era abbassata notevolmente.
In conclusione, consiglio senz’altro una visita al luogo soprattutto per la parte del safari che permette ai bambini di vedere da vicino alcuni animali che popolano la loro immaginazione, tutto il resto è un contorno che può rendere più piacevole la visita ma non rappresenta nulla di particolare.

Paolo Sponza

01 / 04 / 2008


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