
Mi hanno riferito che in televisione non si è vista una bella partita.
Forse uno spettatore televisivo può essere fuorviato dai limiti delle riprese televisive, dalla visione parziale dettata da una regia terza rispetto ai propri occhi, da aspettative fuori misura di gol e tiri in porta, come se una partita si giocasse alla playstation, io vi assicuro che all’Olimpico di Torino si è disputata una gara bellissima.
Vibrante, eccitante, combattuta su ogni pallone, affrontata a viso aperto da entrambe le squadre, ricca di colpi di classe e impreziosita di conclusioni pericolose, come si può dire il contrario?
Sull’Olimpico incombeva una temperatura fredda, ma fin dal riscaldamento delle due squadre si è percepito che il clima fosse ben caldo.
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Un capitano, c’è solo un capitano" gridavano le due curve e, infatti, ieri sera si è assistito a una prestazione di Capitan Del Piero, che rimarrà indelebile ai cuori bianconeri, una di quelle che meglio riassumono le caratteristiche di questo eterno fuoriclasse. Un uomo, in un’età che per il calcio viene definita avanzata, più piccolo fisicamente dei marcantoni che di norma lo circondano, che riesce a coniugare classe, raffinatezza di palleggio, potenza nel contrasto e la grinta di un centromediano. E che alla fine verga le partite importanti con la sua firma. Quando, vecchi, vorremo raccontare chi era Capitan Del Piero ai nostri nipotini ricorderemo Juve-Roma del 16 febbraio 2008 e sapremo dipingere il quadro migliore di questo piccolo immenso condottiero.
Juve - Roma del 16 febbraio 2008 parte a 100 all’ora fin dai primi minuti. La Juve è come un cavallo selvatico a cui si apre la stalla di custodia, Zanetti, Nedved e Camoranesi a trascinarla in avanti, Iaquinta e Trezeguet ad aggredire i frastornati arretrati giallorossi, il Capitano a fare da raccordo. Per i primi 15 minuti la Roma viene schiacciata nella propria metà campo.
Smaltita la foga iniziale, la Juve ricasca nel vizio più ricorrente di quest’anno, abbassa il ritmo e si affida a un lezioso palleggio. Ma di fronte ha la Roma, che ieri sera ha fatto vedere a tutti che è sempre una signora squadra. I capitolini prendono in mano le redini del gioco. Complimenti a Spalletti, i giallorossi mostrano le caratteristiche che li hanno resi famosi in questi anni: ottimo palleggio di centrocampo, aperture laterali precise, devastanti avanzate in velocità degli arretrati.
Pizarro, che fin quando starà in campo, è la luce del gioco romanista, Mancini terrorizza il mal capitato Zebina, De Rossi pare avere una calamita nei piedi. Rimangono più in ombra un Totti, forse ancora malconcio, e un Taddei poco incisivo.
La Juve pare essere narcotizzata, Camoranesi si batte a centrocampo ed è l’unico a dare fosforo alla manovra, ma la Roma si impone col collettivo.
Dal 30° minuto la partita si ravviva. Il duo Pizarro Mancini, sfruttando le dormite difensive del pacchetto arretrato bianconero, per ben due volte batte l’ormai noto calcio d’angolo veloce, portando il secondo a pochi metri da Buffon. Fortuna che il brasiliano si perde al momento di colpire a rete. Nel frattempo la Juve mostra segnali di ripresa, Del Piero da buona posizione in area colpisce di testa centrale su Doni, poi calcia basso fuori dallo specchio della porta e infine da il là all’azione che si conclude con la splendida semirovesciata di Vincenzone Iaquinta al 38°.
Si arriva così al 43° minuto, la svolta del match. Pavel Nedved, sradicato il pallone dai piedi di De Rossi, si invola sulla sinistra verso l’area avversaria, i due giganti in avanti si allargano, Del Piero si propone, ma prima che la difesa si chiuda il biondo centrocampista opta per il tiro da fuori, se non venisse abbattuto dall’ultimo difensore scavalcato, Mexes. Punizione dal limite. Del Piero posiziona la sfera, l’Olimpica trepida, l’arbitro fischia, il Capitano la mette nel sette. Un gol alla Del Piero. Che gol ragazzi!
Neanche il tempo di esultare e un minuto dopo un brivido raggela l’Olimpico, quando su blitz di Taddei da destra per poco Legrottaglie non sfiora l’autorete nel tentativo di intercettare il crosso basso dal fondo. Fine del primo tempo.
Il secondo tempo comincia come era prevedibile, la Roma si impossessa del campo e schiaccia la Vecchia Signora nella sua metà campo. Pizarro sempre più in cabina di regia, De Rossi, ieri sera veramente ottimo, tiene alto il ritmo e le ali, dove Mancini e Taddei, supportati dai due laterali di difesa, tengono sempre in allarme Molinaro da una parte e Zebina dall’altra. Ma è la Juve, mai domata, ad essere pericolosa per prima con una ripartenza furiosa proprio di quest’ultimo, il cui tiro finale da fuori area termina alto. Risponde Mexes con un colpo di testa sporco da calcio d’angolo. Due minuti dopo la Juve si ripropone in avanti e Iaquinta impensierisce Doni di testa su cross di Nocerino, ancora fuori fase, ma sempre combattivo e tenace. Entra Giuly nella Roma per Taddei e dopo poco il piccolo francese, imbeccato da un preciso taglio di Pizarro, lascia partire dal limite dell’area bianconera un cross basso di un niente fuori portata per Totti.
La Roma è sempre più padrona del campo, anche se la retroguardia juventina dimostra un agonismo e una concentrazione massima su ogni pallone. De Rossi ci prova da 30 metri su punizione e finalmente si vede Buffon, pur sempre il numero uno al mondo, con o senza il bustino, che respinge in angolo.
Gli ultimi 10 minuti vedono spegnersi le energie e gli assalti della Roma, la Juve si fa più pericolosa con le volate in avanti di Del Piero, mai domo, un leone, un esempio per tutta la squadra, e di Iaquinta, un gladiatore. È battaglia vera, leale, forse a volte disturbata da fischi dubbi e inopportuni dell’arbitro Saccani.
Si arriva alla fine, 4 minuti di recupero, la Roma non ce la fa, la Juve si gode questo successo fortemente voluto, cercato, difeso. Applausi per tutti, se non è spettacolo questo…