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Balletto dell'Esperia in Beethoven Sizes: Caliban e Il prato di Ludwig, prima assoluta a Torino (28-31 maggio)


Ultimo appuntamento della Stagione di danza 2008/2009 del Centro Coreografico Rettilario. Il Balletto dell'Esperia in Beethoven Sizes, prima assoluta.
Beethoven Sizes è uno spettacolo che unisce in un’unica serata Caliban e Il prato di Ludwig (Sinfonia Pastorale): due creazioni esclusive per il Balletto dell’Esperia dei coreografi Gustavo Ramírez Sansano e Paolo Mohovich. Entrambe le coreografie si ispirano all’universo musicale di Beethoven.
I due coreografi hanno lavorato ognuno secondo la propria sensibilità e vena creativa, tenendo però entrambi conto del fatto che le loro coreografie da un lato sarebbero stati inserite nello stesso spettacolo, ma dall’altro avrebbero dovuto comunque dare ognuna l’idea di una lettura autonoma, propria della musica del grande compositore tedesco.

Caliban
Coreografia, ideazione, costumi e luci: Gustavo Ramírez Sansano
Musica: Ludwig van Beethoven, Sonate per violoncello e pianoforte nr. 2, 3 e 5 e Variazioni dal “Flauto Magico”
In Caliban di Ramírez Sansano (già affermato coreografo e danzatore del Nederlands Dans Theatre) viene proposta una lettura intima del personaggio di Calibano de La tempesta di Shakespeare, attraverso tre danzatori che interpretano le diverse sfaccettature della sua articolata personalità. Ramírez ha infatti preso come spunto per la costruzione dei tre personaggi del balletto le varie trasformazioni che questa figura minore compie durante lo svolgersi dell’azione, trasformazioni che vanno dalla sottomissione forzata, alla ribellione, alla finale accettazione della propria natura. Essere surreale e quasi mostruoso, Calibano è una figura poliedrica, molto interessante, tanto da aver ispirato la creazione di diversi caratteri umani, facenti però tutti parte dello stesso personaggio. Per l’ideazione di questo trio è stata importante e incisiva la musica delle Sonate per violoncello nr. 2, 3 e 5 di Beethoven e delle Variazioni dal “Flauto Magico”.

E’ importante sottolineare che Caliban è stato creato tenendo conto del fatto che nello spettacolo Beethoven Sizes sarebbe stato seguito da un balletto che avrebbe avuto come colonna sonora la Sinfonia Pastorale: Gustavo Ramirez ha così indirizzato la sua ricerca musicale su Beethoven con l’idea di trovare una musica che si differenziasse il più possibile da quella della Sesta Sinfonia. Volendo poi realizzare una coreografia di piccolo formato, ha trovato che il personaggio di Calibano si prestasse benissimo ad essere intrerpretato da tre danzatori, proprio per questo suo passare attraverso tre personalità diverse durante lo svolgersi della piéce: questo è stato senz’altro un forte motivo ispiratore per la costruzione drammaturgica, ma anche e soprattutto per la ricerca del movimento, che viene da un minuzioso lavoro sulla fisicità e sensibilità di ognuno dei danzatori.
Ritornando alla musica, Ramirez ama moltissimo la musica per pianoforte per il suo suono incisivo e pulito, capace di amplificare intenzioni e sentimenti, ideale quindi per dare valore ad una danza asciutta in cui la parte emotiva ha un’importanza preponderante.
La scena sarà essenziale, tutta in bianco e nero così come i costumi: anche queste tonalità sono state scelte per contrastare la giocosità e il colore presente ne Il prato di Ludwig.

Gustavo Ramírez Sansano si è formato presso l’Istituto del Teatro di Barcellona, ha danzato in prestigiose compagnie come il Ballet Victor Ullate, il Nederlands Dans Theatre e la Hubbard Street Dance di Chicago. Come coreografo è stato invitato a creare lavori in grandi compagnie quali il Nederlands Dans Theatre, il Balletto di Amburgo, la Compagnia Nazionale di Danza di Nacho Duato, il Ballet Met (Usa), il Luna Negra Dance Theater (Usa).
Tre anni fa Ramirez ha fondato la compagnia Proyecto Titoyaya, che ha sede ad Alicante (Spagna) e ha già al suo attivo tournées internazionali di successo negli Stati Uniti, in Ungheria e su tutto il territorio spagnolo.
- intervallo -
Il prato di Ludwig (Sinfonia Pastorale)
Coreografia e ideazione: Paolo Mohovich
Musica: Ludwig van Beethoven, Sesta Sinfonia (Pastorale)
Luci: Paolo Mohovich, Sergio Rissone
Costumi: Paolo Mohovich, Cicci Mura
Scenografia digitale: Antonio Rollo
Interpreti: Roberto Costa Augusto, Gonzalo Fernandez, Silvia Moretti, Roberta Noto, Elena Rittatore, Antonio Sisca, Davide Valrosso
Il prato di Ludwig (Sinfonia Pastorale) di Mohovich, è una sequenza di quadri danzati e teatrali volutamente fedeli alla partitura quasi descrittiva della Sesta Sinfonia, che portano lo spettatore in un viaggio attraverso un immaginario mondo bucolico. Le scene del balletto sono molto diverse tra loro per costruzione coreografica, concezione e stile: alcune volutamente piene di sentire umano, altre ricche di pura energia, altre ancora trasportate in una dimensione quasi onirica. Nella costruzione di questo lavoro, oltre alle infinite suggestioni insite nella musica, fondamentale motivo ispiratore sono stati elementi estetici e stilistici diversi tra loro, che ne sottolineano l’immagine eclettica: da suggestioni tratte dal mondo animale e vegetale, ad altre che si ispirano a danze folcloristiche, ad altre infine che evocano certe immagini del primo cinema muto.

I cinque quadri del balletto si svolgono sullo stesso prato sotto un grande albero (creato da Antonio Rollo attraverso la scenografia digitale): pongono nuovamente l’uomo al centro della natura come già in precedenti lavori di Mohovich, però nel Prato di Ludwig il rapporto uomo/forme naturali non è più di simbiosi mimetica come in Mozart/Aqva e Ombra mai fu: qui invece la natura funge da accogliente contenitore delle diverse attività umane che si svolgono in essa: una natura quindi amata e amica.
Nei vari quadri, da una scampagnata di giovani nascono una serie di duetti amorosi; si passerà poi ad una danza folk (quasi tutte le danze folcloriche nascono dalla tradizione contadina e popolare e si ispirano all’elemento naturale), qui trasferita in Scozia per creare una visione per noi esotica e che rimanda al nord Europa, scenario di quasi tutte le storie del balletto romantico. Infine, dopo una tempesta di neve, nell’ultimo quadro ci si immerge in un’atmosfera decisamente più rarefatta e surreale: nel prato ormai di ghiaccio danzano creature misteriose, minacciate dall’uomo...

E’ fondamentale l’apporto delle scenografie digitali, che caratterizzano via via con macchie di colore la scena, così come l’apporto della musica, vera e propria colonna sonora dei diversi quadri, che divengono tutt’uno con la partitura e ne sposano la ricchezza compositiva grazie ad una danza che privilegia il movimento, la plasticità, ma anche l’importanza del singolo gesto.

Paolo Mohovich inizia i suoi studi di danza a Torino con Sara Acquarone e prosegue con Rosella Hightower, Jose Ferran e Edward Cook. Lavora come danzatore a Madrid con il Ballet de Victor Ullate e con il Ballet di Saragozza, a Firenze con il Balletto di Toscana. In queste compagnie affronta lavori di importanti coreografi come Uwe Sholz, William Forsythe, Robert North, George Balanchine, Nacho Duato, Rudi van Dantzig, Hans van Manen, Mauro Bigonzetti. Negli anni Novanta inizia la sua carriera coreografica, e ottiene per due volte, nel 1995 e nel 1997, il Prix Volinine di Coreografia a Parigi. Mohovich ha creato fino ad oggi circa 40 coreografie sia per il Balletto dell’Esperia, sia per altre compagnie come la Maximum Dance Company di Miami, il Balletto di Toscana, il Ballet di Saragozza, il Centro Dramatico de Aragón, la Miami Contemporary Dance Company e prossimamente per il Ballet d’Europe/Jean Charles Gil.

Il Balletto dell'Esperia, diretto dal coreografo Paolo Mohovich, è una compagnia di danza contemporanea attiva in Italia dal 1999, che ha sede a Torino. Realtà consolidata di livello internazionale, il BdE è stato invitato in questi anni in prestigiosi teatri e festival in Italia, Spagna, Francia, Cipro, Argentina, Uruguay, Brasile, Cile e Stati Uniti. Dall’ottobre 2006 il Balletto dell’Esperia è compagnia associata della Fondazione Teatro Piemonte Europa, con residenza teatrale alla Cavallerizza Reale di Torino. Frutto di questa collaborazione è il Centro Coreografico Rettilario, un nuovo polo per la danza contemporanea, diretto da Mohovich, che estende il suo raggio d’azione sui versanti della programmazione, della produzione e della promozione dell’arte coreutica.

Quando?
  • da giovedì 28 e sabato 30 maggio
    ore 21
  • domenica 31 maggio
    ore 16
Dove?
  • Cavallerizza Reale (Maneggio Reale)
    via Verdi 9, Torino
Costo?
  • 13 euro
  • 10 euro - ridotto (ridotto di legge, under 18, over 60, studenti, Abbonamento Musei Torino Piemonte 2009, associazioni e cral convenzionati)
  • 8 euro - ridotto speciale (PASSDANZA, under 14, abbonati stagione teatrale Cantiere Rettilario, abbonati stagione teatrale Casa del Teatro Ragazzi e Giovani)
  • 10 euro - biglietti acquistati on-line (sito www.fondazionetpe.it)
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26 / 05 / 2009



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