Bombe anti-persona: l’Italia ha la coscienza sporca...
Non tutti sanno che siamo uno dei trentatre produttori mondiali delle cosiddette “bombe a grappolo” o “munizioni cluster”. Ordigni che dopo essere stati lanciati da aerei nelle zone obiettivo, sono progettati in modo tale che esplodano a mezz’aria, dividendosi in tante parti che scoppiano, a loro volta, a contatto con il terreno. Il problema è che a volte (nel 5% dei casi per le case produttrici, mentre nel 25% dei casi per la Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine) questi lanci “non hanno successo” e i cluster (contenenti spesso centinaia di submunizioni) rimangono intatti, pronti a colpire chi, senza volerlo, ne venga a contatto.
A dieci anni dall’entrata in vigore della legge nazionale per la messa al bando delle mine anti-uomo (l. 374/97) alcune associazioni ed enti locali si stanno muovendo affinché anche il governo italiano agisca in modo concreto adottando una linea decisa contro la produzione di queste bombe.
In questa direzione si sono mossi i Consiglieri Comunali di Torino; infatti, nel corso della giornata, è stato approvato all’unanimità l’ordine del giorno riguardante la campagna contro le bombe a grappolo. Il Comune di Torino, firmando questo documento, spera che qualcosa o qualcuno in Parlamento si muova verso la sponsorizzazione di un trattato internazionale contro le munizioni cluster, il cui utilizzo viola la Convenzione di Ginevra. Il timore è che il Ministero della Difesa, come già accaduto in passato, cerchi di tergiversare rimandando la discussione in Parlamento. Attualmente è tutto bloccato dalla Commissione Bilancio per la quantificazione degli oneri finanziari connessi alla legge, dati, questi, necessari per procedere. Una questione burocratica? O politica? O ancora economica?
L'unica certezza sembra essere l'ipocrisia: organizziamo aste di beneficenza, maratone della solidarietà, interventi umanitari e poi... produciamo e vendiamo armi, queste si, di distruzione.
05 / 11 / 2007
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