Carnevale d'Ivrea - Storia La storia del Carnevale d'Ivrea si divide in due fasi:
- un Carnevale sei-settecentesco, contraddistinto da elementi arcaici e comuni nei vari momenti festivi dell’epoca. Manifestazione essenzialmente popolare e pubblica, gestita dalle badie giovanili. I giovani eporediesi accompagnati dalle bande di pifferi e tamburi assumevano quell’aspetto militaresco tipico componente nel rituale delle feste per l’avvento della primavera.
I vari festeggiamenti di carnevale erano divisi tra le varie parrocchie e avevano nell’abbruciamento degli scarli, il martedì grasso, il loro momento principale. Quest’ultimo rito prendeva inizio con "le zappate", il riavvolgimento della zolla di terra, elemento carico di significati per propiziare la fertilità. In questa simbologia è fondamentale la presenza degli ultimi sposi dei vari rioni, incaricati di dare inizio simbolicamente allo scavo delle fosse per l’erezione degli scarli. Gli Abbà, la sacralità delle fiamme nel gran falò di chiusura, e la zappata, erano gli unici momenti di ritualità obbligata in una festa che nella logica del carnevale viveva la sua natura trasgressiva. La funzione sociale dei giovani, come detentori degli usi tipici del "mondo alla rovescia", ovvero dei giorni di carnevale, si può supporre che fosse il traino per affollare mascherate a piedi, a cavallo e sui carri. Partendo da questo sostrato di antiche reminescenze, la festa eporediese venne ampiamente rivisitata durante il XIX secolo.
- un Carnevale ottocentesco in cui la munic
ipalità eporediese se ne impossessa, anzi il Carnevale diventa supporto essenziale per una nuova identità urbana. Le riforme dell’Ottocento avviarono un processo di storicizzazione: ad un carnevale per nulla storico, si sovrappose una rappresentazione di libertà. Il carnevale diviene indice di grandezza cittadina, i grandiosi ricordi della storia di Ivrea trovano linfa vitale nei successivi momenti della storia nazionale: dapprima della cultura dello Stato Sabaudo della Restaurazione, ed in seguito in un manifestarsi crescente degli entusiasmi di un Risorgimento Nazionale. La rivisitazione o l’invenzione della “leggenda del carnevale di Ivrea” va dunque collocata all’interno di quell’ampio fenomeno culturale caratterizzante l’ottocento europeo. Per circa mezzo secolo fiorirono racconti, ballate, epici romanzi e il 1858 segna il momento più alto di questa rivisi-tazione. Nel corso del galà carnevalesco fu introdotto un carro trionfale recante l’eroina della festa, la Vezzosa Mugnaia.
Il carro era preceduto da araldi, trombettieri, armi-geri in costume medioevali e da scudieri portanti il picco e la zappa. Dall’alto del loro cocchio dorato, le Mugnaie Eporediesi, indos-sati i colori del Risorgimenti nazionale, attraverseranno tutto il restante ottocento per giungere con il loro sottile fascino sino ai giorni nostri. Nella figura di Violetta si coglie dunque una esplicita allegoria volta a raccontare il sogno e le aspirazioni risorgimentali di una città della provincia eporediese di metà secolo.
(Fonte e foto: uff. stampa Storico Carnevale d'Ivrea)
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31 / 01 / 2008
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