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Casa Tolstoj di Dacia Maraini. Teatro Erba, Torino (17-22 novembre)

Il testo di Dacia Maraini è interpretato da Renato Campese e Monica Guazzini; impianto scenico e regia sono firmati da Dominick Tambasco.
La parola a Dacia Maraini: “Casa Tolstoj racconta la storia di un famoso matrimonio, quello di Lev Tolstoj con Sofia Beers. Siamo in Russia negli anni ’60, del secolo decimonono. Non si tratta di un dialogo diretto ma di un parlarsi attraverso i quaderni: lui a lei e lei a lui. Non si erano promessi di leggersi a vicenda anche i pensieri più intimi? Ma quello che all’inizio era un meraviglioso dono d’amore, diventa in seguito una prigionia. Quando si fidanzano Lev e Sofia sono romanticamente innamorati, il bisogno di conoscersi li isola dal resto del mondo. In realtà, come spiegherà poi Tolstoj nella Sonata a Kreuzer, le ragazze di allora non erano affatto preparate al matrimonio: immaginavano il legame a due come promessa di vita fatta solo di delizie e astrazioni amorose. Invece la quotidianità di una moglie russa, per quanto aiutata da tate e serve, era piena di dolori e prove amare. Di fronte a queste realtà Sofia perde ad una ad una le sue illusioni. Possibile che il matrimonio sia solo questo? Eppure l’amore c’era. C’erano i figli con le loro tenerissime presenze, c’erano gli amici, i familiari, i libri, la musica, le passeggiate nei boschi. Ma qualcosa nel cuore ingenuo della ragazza Sofia rimane incompiuto e insoddisfatto. Cercherà di rimediare aiutando il marito, ricopiando quello che lui scriveva frettolosamente di notte. D’altro canto anche Lev, che pure è innamoratissimo della moglie, si renderà conto che la cultura della sua epoca non aiuta gli sposi ad amarsi e rispettarsi, che la gioia di stare insieme sarà guastata dalla noia, dalle trasformazioni dei corpi, dalle tentazioni extramatrimoniali. Casa Tolstoj vuole restituire alla consapevolezza odierna qualcosa che nelle biografie dei grandi uomini non appare: la loro storia più privata”.

Casa Tolstoj racconta la storia di un famoso matrimonio, quello di Lev Tolstoj con Sofia Beers. Siamo in Russia negli anni ’60, del secolo decimono.
Non si tratta di un dialogo diretto ma di un parlarsi attraverso i quaderni: lui a lei e lei a lui. Non si erano promessi di leggersi a vicenda anche i pensieri più intimi? Ma quello che all’inizio era un meraviglioso dono d’amore, diventa in seguito una prigionia, fatta di bugie e falsità, come loro stessi devono ammettere. Non si può scrivere un diario che pretende di essere privato e poi farlo leggere a qualcuno che di questo diario è spesso il soggetto involontario, il centro dei pensieri che gravitano attorno a tante giornate uguali a se stesse.
Quando si fidanzano Lev e Sofia sono romanticamente innamorati, il bisogno di conoscersi li isola dal resto del mondo: si sentono privilegiati nei loro sentimenti che appaiono unici, assoluti. In realtà, come spiegherà poi Tolstoj nella “Sonata a Kreuzer” (a cui si ispirano molte di queste pagine) le ragazze di allora non erano affatto preparate al matrimonio: immaginavano il legame a due come promessa di vita fatta solo di delizie e astrazioni amorose. Invece la quotidianità di una moglie russa, per quanto aiutata da tate e serve, era piena di dolori e prove amare. Basterebbe pensare alle malattie così frequenti e inguaribili, ai figli che morivano bambini (uno su tre, era la statistica dell’epoca e riguardava sia i ricchi che i poveri), alle cure di case grandi e affollate, alla severa divisione dei compiti, alle frustrazioni dell’immaginario femminile.
Di fronte a queste realtà Sofia perde ad una ad una le sue illusioni. Possibile che il matrimonio sia solo questo? Eppure l’amore c’era. C’erano i figli con le loro tenerissime presenze, c’erano gli amici, i familiari, i libri, la musica, le passeggiate nei boschi. Ma qualcosa nel cuore ingenuo della ragazza Sofia rimane incompiuto e insoddisfatto. Cercherà di rimediare aiutando il marito, ricopiando quello che lui scriveva frettolosamente di notte. Diventerà una padrona di casa fattiva e autorevole. Ma nonostante tutto, il piccolo fuoco interno che vorrebbe espandersi e bruciare, rimarrà costretto in un angolo e soffocato, facendosi subito cenere sebbene incandescente.
D’altro canto anche Lev, che pure è innamoratissimo della moglie, si renderà conto che la cultura della sua epoca è volgare e brutale, che non aiuta gli sposi ad amarsi e rispettarsi, che la gioia di stare insieme sarà guastata dalla noia, dalle trasformazioni dei corpi, dalle tentazioni extramatrimoniali. Che le morti precoci avviliranno il sentimento della famiglia, che la spiritualità stenterà a trovare il suo spazio in un cuore di un uomo troppo carico di preoccupazioni e impegni sociali.
Casa Tolstoj, attraverso questo dialogo non dialogato, attraverso i diari incrociati (ispirati sia all’autobiografia di Sofia che ai diari di Lev), vuole restituire alla consapevolezza odierna qualcosa che nelle biografie dei grandi uomini non appare: la loro storia più privata, fatta di lusinghe e miserie, di speranze e frustrazioni. Ciò non intaccherà affatto la grandezza dell’opera ma farà capire quanto sia difficile, anche per un uomo dal successo internazionale, affrontare serenamente la vita di tutti i giorni, dentro un matrimonio voluto e appagante, ma nello stesso tempo pieno di inganni e amare sorprese.

(Dacia Maraini)

Note di regia
Questo collage dei diari di Lev Tolstoj e sua moglie Sofia Berg, messo a punto da Dacia Maraini mi ha dato la possibilità di esplorare un rapporto di coppia molto sui generis: tra un uomo che è arrivato ad essere una istituzione del suo paese e una donna che si è dedicata e sacrificata completamente a lui.
Questa rappresentazione mette l’accento sullo scontro tra due concezioni del matrimonio e del rapporto tra uomo e donna. Da una parte c’è lo scrittore che sebbene aneli ad una esistenza intrisa di spiritualità, soccombe di continuo ai bassi istinti che lo tormentano. Dall’altro c’è Sofia che vive questo rapporto con un dramma simile: ella ammira la sua genialità artistica ma lo detesta come marito e padre.
Abbiamo diviso la rappresentazione in tre parti. Nella prima raccontiamo l’incontro e la nascita della loro storia d’amore. Tolstoj quando incontra Sofia ha 35 anni e lei solo 19; il corteggiamento e il matrimonio. Lui è già una personalità lei una donna che ha velleità artistiche. Nella seconda parte gli avvenimenti si riferiscono a undici anni dopo, la vita familiare e la produzione artistica di Lev a cui Sofia dà un grosso contributo, nel frattempo si susseguono la nascita e la morte dei numerosi figli e loro primi contrasti. Nell’ultima parte le insofferenze di Tolstoj verso la famiglia e il suo modo di vivere borghese si fanno sempre più pressanti fino all’ allontanamento di Tolstoj che si concretizza solo a pochi giorni dalla sua morte.
I diari oltre a rappresentare il mezzo di comunicazione dei loro segreti inconfessati e delle loro dolorose crisi, finiscono per rappresentare anche lo scoglio a cui i due si aggrappano per trovare una salvezza.

(Dominick Tambasco)

Il cartellone di Grande Prosa ospita una coproduzione Diaghilev e Torino Spettacoli
Casa Tolstoj
di Dacia Maraini
impianto scenico e regia: Dominick Tambasco
con Renato Campese, Monica Guazzini
Musiche: Pasquale Filastò
Costumi: Laura Amoruso

Dove?

  • Teatro Erba
    c.so Moncalieri 241, Torino
Quando?

dal 17 al 22 novembre 2009

  • dal 17 al 21 novembre - ore 21
  • 21 novembre - ore 15.30 e 21
  • 22 novembre - ore 16
Costo?
  • 23 euro
  • 16 euro - ridotto (over 60)
  • 12 euro - ridotto (gruppi, abbonati e convenzionati T. Spettacoli)
Info
  • Teatro Erba
    c.so Moncalieri 241, Torino
    tel 011.6615447
  • Teatro Gioiello
    via Colombo 31, Torino
    tel 011.5805768
  • Teatro Alfieri
    p.za Solferino 4, Torino
    tel 011.562.38.00

16 / 11 / 2009





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