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Consiglio comunale, sicurezza sul lavoro: 'Passare dall'emozione all'azione'

Ecco i vari interventi al Convegno "Sicurezza sul lavoro oggi", tenutosi
presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e organizzato dalla Presidenza del consiglio comunale di Torino.

Giancarlo Caselli, procuratore : “Istituiamo la Procura nazionale Anti-Infortuni

Beppe Castronovo, presidente del Consiglio comunale: "una volta esaurita l’emozione per i tragici eventi accaduti nei luoghi di lavoro, occorre darsi da fare: bisogna passare dall’emozione all’azione. Questo convegno ha lo scopo di contribuire alla creazione di una cultura della sicurezza che deve essere presente nella società. Senza questa, certi tragici episodi sono destinati a ripetersi".

Paolo Padoin, prefetto di Torino: per aumentare la sicurezza sul lavoro, occorre lavorare su prevenzione, formazione e informazione. "Anche se in Italia i morti sul lavoro sono in diminuzione, non ci si può ritenere soddisfatti. Anche in presenza di un solo morto non si potrà ignorare il problema di sicurezza, perché non si può perdere la vita per il lavoro".

Onofrio Di Gennaro, responsabile vicario Direzione regionale INAIL Torino: "Chi muore al lavoro? E quando si muore al lavoro?". Parlando dell’evoluzione dell’INAIL e dell'andamento degli infortuni sul lavoro dagli anni Sessanta a oggi: "Mentre inizialmente incassava semplicemente i premi e risarciva i danni, l’INAIL è ora impegnata anche nella diffusione della cultura della sicurezza e della prevenzione, soprattutto tra i giovani". (nel 1960 si verificavano 82 infortuni ogni milione di ore lavorate, nel 2006 se ne sono verificati 24. Nel 1960 su 1.366.672 infortuni si sono verificate 3.978 morti; nel 2006 su 927.956 infortuni, 1.280 morti)

Periodo 2003-2005
Lazio: regione con minor numero infortuni (21) ogni 1.000 addetti
Umbria: regione con maggior numero (45)
Media nazionale: 31
Piemonte (26)
Biella: provincia più “virtuosa” (21)
Vercelli: peggiore (35)
Marco Caldiroli, Dipartimento di Prevenzione U.O.C. PRESAL Asl 1 di Milano: "I Tecnici della prevenzione sono in sofferenza perché in numero inadeguato e con responsabilità sempre maggiori". Sulla natura contraddittoria delle nuove norme introdotte dal decreto 81 del 2008 in materia di sicurezza, formazione e informazione: "A un datore di lavoro conviene dal punto di vista economico, ad esempio, non fare un ponteggio, punibile con una sanzione minima, piuttosto che realizzarlo non a norma, ed essere punito con una sanzione più elevata". Mentre tra i nuovi strumenti di repressione introdotti, ha sottolineato l’importanza della sospensione dell’attività imprenditoriale.

Annalisa Lantermo, responsabile Struttura di vigilanza e assistenza in ambiente di lavoro-dipartimento Prevenzione Asl 1 di Torino (SPRESAL), ha commentato il decreto legislativo 81/2008, che entrerà in vigore il 15 maggio e sostituirà la legge 626/1994. Il decreto è costituito di 306 articoli (raccolti in 13 titoli) e 51 allegati. Riguardano principi comuni, luoghi di lavoro, attrezzature, cantieri, segnaletica di salute e sicurezza, movimentazione manuale dei carichi, uso dei videoterminali. Tra le novità, la definizione dei rischi legati alle sostanze pericolose, l’individuazione di nuovi agenti fisici (campi elettromagnetici, rumore), e biologici.
Per la prima volta si definisce che cosa sia la “prevenzione”, si dà la definizione di “salute” come stato di benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità. Il decreto aumenta il numero delle persone tutelate (anche lavoratori privi di contratto e di retribuzione) e prevede nuove valutazioni obbligatorie del rischi, che ora comprendono anche lo stress (e quindi, ad esempio, il mobbing), le lavoratrici in stato di gravidanza, i rischi connessi alle differenze di genere, all’età e alla provenienza da altri Paesi.

Cosimo Pulito, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Torino: "Non basta realizzare un ambiente di lavoro a norma, ma occorre anche “gestire” la sicurezza nel corso del tempo, basandosi anche sulle esperienze concrete in azienda. La normativa è un punto di mediazione, ma non è sempre risolutiva". La normativa riguarda due aspetti: le strutture e la gestione della sicurezza.

Giancarlo Caselli, procuratore generale della Repubblica di Torino, sul nuovo decreto legislativo: cresce il numero delle persone tutelate, è stata estesa la formazione (non più limitata ai lavoratori, ma estesa anche ai dirigenti) e, come previsto dall’Accordo europeo del 2004, è stato allargato il numero dei rischi. E’ stata inoltre potenziata la comunicazione tra Procura della Repubblica e INAIL. Così l’INAIL verrà a conoscenza più facilmente dei casi di infortunio e potrà esercitare più velocemente l’azione di regresso nei confronti dell’azienda.
"Un’impresa viene così incoraggiata a tutelare subito la salute dei lavoratori, per evitare una successiva azione di rivalsa, sicuramente più onerosa, da parte dell’INAIL".
"A fronte di aspetti positivi della nuova normativa, molto resta però ancora da fare: il numero degli ispettori è insufficiente, spesso manca un’adeguata formazione, i sopralluoghi vengono preannunciati, sono condotti accertamenti non approfonditi, i controlli interni risultano insufficienti".
"A Torino esiste dal 1992 un Osservatorio sui tumori professionali, guidato dal procuratore Raffaele Guariniello, che ha registrato sinora 20.045 casi (in 1.471 aziende di 251 differenti comparti). Perché però accade solo a Torino? Sarebbe ora di creare una Procura nazionale Anti-infortuni".

Nanni Tosco, in rappresentanza di Cgil, Cisl e Uil, preoccupato ha detto: "Mi auguro che il cambio di Governo non porti a un cambiamento totale della legge, per la quale è certamente utile considerare i suggerimenti che possono venire dagli imprenditori".

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino: "Occorre periodicamente confrontarsi con esperienze, nazionali e internazionali, dove il fenomeno è ridotto. A Torino abbiamo due situazioni positive alle quali possiamo guardare: da un lato la scuola edile, un luogo di esperienza di democrazia industriale, dove le parti si responsabilizzano, si conoscono e imparano; dall’altro i cantieri olimpici che hanno prodotto risultati sufficienti sul piano della sicurezza".

Alberto Tazzetti, presidente dell’Unione Industriale, ha parlato di responsabilità e rispetto delle regole: "Da questo punto di vista è carente già la nostra scuola" e ha evidenziato come la nuova legge sia nata a senso unico: "Noi siamo stati spettatori, non ci è stato chiesto alcun contributo".

Claudia Porchietto, presidente API Torino: il Paese e la provincia di Torino "non hanno bisogno della caccia alle streghe. Le imprese stanno facendo sforzi per non delocalizzare. Vorrei portare l’attenzione sul senso di responsabilità che tutte le parti devono avere".

(Uff Stampa Comune di Torino)

15 / 05 / 2008

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