Conta le stelle se puoi al Tangram Teatro, Torino (27 gennaio-7 febbraio) 
26 / 01 / 2010 - E’ stato uno dei “casi” letterari dello scorso anno Conta le stelle se puoi, romanzo di Elena Loewenthal finalista al Campiello 2009.
Ho voluto scrivere una storia di famiglia. -afferma Elena Loewenthal- Una storia che prende le mosse da un mattino di fine estate del 1872, un carretto di stracci e un ragazzo intraprendente che si chiama Moise Levi e viene da Fossano. Questa storia di famiglia, piena di vite e di viaggi fino ai quattro angoli del mondo, da Torino a Buenos Aires, da Seattle a Tel Aviv, finisce - anzi continua! - nel 2003. È la storia di una famiglia ebraica, vera come avrebbe potuto essere se a Mussolini fosse preso un colpo secco, un bel giorno del 1924, e se la Shoah non ci fosse mai stata. L'ho scritta non certo per negare quell'altra verità - quella dei campi di sterminio e dei forni crematori e dei sei milioni di morti. L'ho scritta, anzi, per provare a immaginare la mia, la nostra storia di stelle che non si contano, non senza i morti, ma insieme a loro. Accanto a me, a tutti noi.
Questa bellissima e particolare storia, va in scena presso il Tangram Teatro di Torino, preceduta da un’anteprima al Teatro Vittoria, proprio nel giorno della Memoria che in virtù della legge n. 211 del 2000 è dedicato al ricordo e alla commemorazione delle vittime dei campi di sterminio.
E’ una storia di cui ci si innamora subito, -dicono Bruno Maria Ferraro e Ivana Ferri- un sogno che entra con violenza nella storia e la scardina per raccontarci una possibilità mancata. E abbiamo pensato che portarla in scena volesse dire condividere con il pubblico l’emozione di questo straordinario viaggio nel ‘900.
Oltre alla storia di famiglia, c’è una Torino che cambia, che si trasforma. Un cuore pulsante che la Loewenthal descrive come una gigantessa addormentata sulla quale camminano una miriade di minuscoli esseri. C’è la storia che contiene e determina i destini degli uomini comuni. C’è quella ferita insanabile dei campi di sterminio, che hanno interrotto la vita di tante generazioni future.
Il lavoro di ricerca iconografica condotto con il prof. Montanari, docente di Storia dell’architettura contemporanea presso la Facoltà di architettura 1 del Politecnico di Torino, per la realizzazione dello spettacolo ha posto le premesse per una “lezione aperta” che si terrà nel Salone d’Onore della Facoltà di Architettura al Castello del Valentino, sempre mercoledì 27 gennaio alle ore 17,30 sulla fragilità della memoria e sulla necessità di conservare la memoria materiale ed immateriale delle grandi tragedie del ‘900.
Siamo riusciti con questa operazione ad aggregare mondi così diversi come la letteratura, il teatro e il Politecnico -dicono da Tangram Teatro-. Ma secondo noi è questa la funzione del “teatro” in questo periodo storico; attraverso il coinvolgimento emotivo che lo spettacolo dal vivo riesce a dare creare un collettore di spinte culturali, proiezioni della fantasia e ricerche scientifiche mettendo in comunicazione mondi diversi e creando contaminazioni virtuose.
Questa è la storia di una famiglia ebraica. È una storia più o meno vera. O meglio, è vera come avrebbe potuto esserlo se un bel giorno del 1924 a Mussolini fosse preso un colpo. Moise Levi ha solo ventitre anni la mattina di fine estate in cui lascia Fossano portandosi dietro un carretto di stracci. Vuole andare a Torino a far fortuna, e non può immaginare che quello sia solo l'inizio di una lunga storia.
Perché Moise possiede un fiuto eccezionale per gli affari e per i sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo tessile, e avrà due mogli, sei figli e un'infinità di nipoti sparpagliati ai quattro angoli del mondo. Dopo la grande guerra mondiale e quel «brutto spettacolo» della marcia su Roma, finalmente la vita di tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel «brutto muso di Mussolino» gli è preso un colpo secco, altrimenti la storia di nonno Moise e della sua discendenza sarebbe stata molto diversa. Invece la famiglia Levi - con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle stanze chiuse - diventa sempre più numerosa nella casa di via Maria Vittoria, costruita proprio lì dove una volta c'era il ghetto e adesso non c'è più.
Elena Loewenthal non ha riscritto la Storia all'incontrario: ha provato piuttosto a mettere la vita al centro, dove la morte ha cancellato tutto. Ha lasciato scorrere la quotidianità dell'esistenza, con la sua allegria e la sua insensatezza, per vedere come le gioie e le fatiche di ogni giorno possano fondersi «in una cosa sola che non è troppo distante dalla felicità». La storia che si racconta è quella di una grande famiglia normale, resa impossibile dall'aberrante eccezionalità della Storia.

Conta le stelle se puoi
con Bruno Maria Ferraro
Collaborazione alla messa in scena Ivana Ferri Impianto scenico di Lucio Diana Musiche di scena di Ludovico Einaudi Montaggio video Gianni De Matteis
Ricerche iconografiche Guido Montanari Voce fuori campo Elena Pasqualoni Coordinamento tecnico Massimiliano Bressan
Organizzazione Roberta Savian
Assistenza organizzativa Laura Rizzo Produzione Tangram Teatro Torino
Il romanzo di Elena Loewenthal diventa uno spettacolo e va in scena in anteprima al teatro Vittoria di Torino per il giorno della memoria (nel corso della serata saranno raccolti fondi a favore della Croce Rossa Italiana Pro Emergenza Haiti)
La produzione fa parte di un progetto con il Politecnico di Torino sulla “memoria fragile”. Alle ore 17.30 (27 gennaio) nel Salone d’onore della Facoltà di Architettura una lezione aperta del Prof. Guido Montanari sulle recenti ricerche sul ghetto ebraico di Torino.
Quando?
inaugurazione:
- 27 gennaio - ore 21
anteprima ad inviti al teatro Vittoria e ad ingresso libero fino ad esaurimento posti
spettacolo:
- 29, 30, 31 gennaio - ore 21
- 5, 6, 7 febbraio - ore 21
Dove?
- inaugurazione:
Teatro Vittoria via Gramsci 4, Torino
- spettacolo:
Tangram Teatro Torino via Don Orione 5, Torino
Costo?
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