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Dipendenza energetica italiana dall'estero... i conti non tornano


04 / 06 / 2011 - Iniziamo con il dire che non siamo professionisti del settore ma, semplicemente, cerchiamo di capire, attraverso dati ufficiali che raramente vengono diffusi all'utenza in modo capillare, cosa riserva il futuro.
Certe informazioni, in effetti, le devi proprio andare a "pescare", attraverso documenti, talvolta costituiti da "N" pagine, tendenti a infinito. Il che, ovviamente, rende ardua la ricerca da parte di profani.
In questa sede, però, vogliamo iniziare un'analisi molto semplice, con dati generali, divulgati da Terna*, la Rete Elettrica Nazionale Società per Azioni, responsabile in Italia della trasmissione dell'energia elettrica sulla rete ad alta e altissima tensione su tutto il territorio nazionale (primo operatore indipendente in Europa e il settimo al mondo per chilometri di linee gestite).

Prendiamo, ad esempio, le statistiche relative al 2009:

  • Produzione lorda: 292.641,7 GWh
  • Consumi dei servizi ausiliari: 11.534,4 GWh
  • Produzione netta (P.lorda - Consumi ausiliari): 281.107,3 GWh
  • Ricevuta da fornitori esteri: 47.070,6 GWh

  • Richiesta: 320.268,4 GWh
  • Perdite di rete: 20.353,2 GWh
  • Cosumi (Richiesta - Perdite rete): 299.915,2 GWh

Cosa si capisce da questi numeri? A prima vista che l'Italia non dipenda esclusivamente dall'estero, anzi...
Produce, prendendo in considerazione i valori netti, 281mila GWh e ne consuma 299mila, cioè copre il 93% del fabbisogno totale!
Dal punto di vista lordo, produce 292mila GWh e consuma (richiede) 320mila GWh, cioè copre il 91% del fabbisogno totale!

Ora... la restante quantità di energia che manca al paese (il 7% al netto o il 9% al lordo), qualcuno afferma che sarebbe tranquillamente recuperabile entro confini nazionali, attraverso strutture già esistenti o nuove fonti alternative che sarebbero chiamate a coprire una piccola percentuale, ma utile a rendere l'Italia un paese energeticamente indipendente.

E quindi? Qualche esperto del settore potrebbe spiegare meglio la situazione, guidandoci verso una conclusione il più possibile veritiera? Forse le nostre ipotesi -ripetiamo, stilate da profani del campo- sono totalmente errate. Per questo chiediamo, e accogliamo, refusi, consigli, idee, segnalazioni.

Secondo noi, l'indipendenza è comunque possibile. Buon proseguimento.

Dati (in pdf): clicca qui (Fonte Terna)

*definizione tratta da Wikipedia (it.wikipedia.org/wiki/Terna_(azienda))

Commenti dei Lettori

  • A. Barbarino - Buona sera, sono un laurato in ingegneria Energetica e Nucleare del Politecnico di Torino, vorrei rispondere al vostro quesito. In realtà il dato dei consumi effettivi del paese è quello etichettato come "Richiesta", in quanto le perdite di trasporto della rete non sono eliminabili (e sono allineate a quelle dei paesi industrializzati) e costituiscono una voce di energia effettivamente "consumata" per il corretto funzionmento della rete. Facendo il rapporto tra la produzione netta e la richiesta si ottiene l'87%, che implica la necessità di importare energia elettrica per un 13% circa, che è il dato spesso proposto nelle statistiche. Il "Consumo" è solo quello dell'utente finale, senza considerare la rete. Inoltre, occorre considerare che questi bilanci sono fatti sull'energia elettrica, la quale viene trasformata a partire da altre fonti energetiche, in parte rinnovabili e già disponibili sul territorio (idraulica, geotermica ed eolica principalmente) ed in parte acquistate all'estero (gas naturale, carbone, olio, gasolio, oriemulsion). Quindi la dipendenza del paese è ancora maggiore. Sulla possibilità effettiva di recuperare questo 13% le opinioni sono varie, ma sicuramente non è né semplice né economico. In particolare il problema che si pone attualmente nello sviluppo della rete è l'accettabilità sociale di qualunque infrastruttura energetica (rinnovabile o no, basta guardare sul sito www.nimbyforum.it per avere un panorama sconsolante). Inoltre un massiccio ricorso alle fonti rinnovabili non è ancora possible non tanto per le potenze installabili, per per la gestione entro i parametri di qualità della rete elettrica: in Germania l'eolico (che copre pochi percento del fabbisogno) introduce delle oscillazioni di frequenza e tensione molto difficili da smorzare. Questo problema non ha ancora una soluzione tecnologica. Quindi, a mio parere, il modo per eliminare l'importazione di energia elettrica sarebbe quella di costruire un mix equilibrato di centrali (ad esempio turbogas cogenerativi, discretamente regolabili e più accettati dalla popolazione di carbone e nucleare, che però avrebbero altri vantaggi molto interessanti), rinnovabili (lasciando perdere per vari motivi il fotovoltaico, se posso permettermi una nota critica) e incentivare, per quanto possibile in un paese già piuttosto efficiente, il risparmo energetico. Se posso permettermi un'ultima nota critica, essendo un po' nel settore vedo molto molto complicata la situazione... Saluti
  • EDT per Barbarino - Grazie mille per la segnalazione e le puntuali critiche ben accette. Era proprio questo il nostro obiettivo, cercare di capire qualcosa in più, attraverso la stimolazione al dibattito.
    Mettendo da parte i soliti luoghi comuni che si sentono in televisione e si leggono sui giornali. Buon proseguimento.

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