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Discriminazioni sul lavoro: soprattutto donne con figli. Rapporto 2008 Provincia di Torino


Più contrasto alle discriminazioni sul lavoro in provincia di Torino
Nel 2008 nessuna azione in giudizio: i casi risolti attraverso un intervento di mediazione della Consigliera di Parità

Sono quasi un centinaio i casi di discriminazione sul lavoro trattati nel 2008 dalle Consigliere di Parità della Provincia di Torino presentati stamane (6 luglio, ndr) dal Laura Cima (effettiva) e Ivana Melli (supplente) e con l’intervento della Prof.ssa Adriana Luciano che ha curato il rapporto di ricerca. Riguardano in prevalenza donne con figli, in difficoltà per problemi legati alla difficile conciliazione tra vita e lavoro e, in buona parte, sono stati risolti positivamente grazie alla consulenza specialistica o a un intervento di mediazione nelle aziende delle Consigliere.

Il rapporto “Casi di discriminazione di genere nel lavoro” evidenzia come le Consigliere siano state contattate da più persone grazie alle azioni di promozione attraverso la rete, in particolare con i Centri per l’Impiego, e all’attenzione costante dei Media locali. Ridefinisce, inoltre, altri aspetti del profilo medio dell’utenza: principalmente donna, tra i 30 e 40 anni, diplomata e con un figlio, di nazionalità italiana, residente in provincia più che a Torino. Lavora presso Aziende private, con oltre 100 dipendenti, in qualità di impiegata, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato da oltre 5 anni.
Il fatto che si rivolgano a noi principalmente donne con scolarità medio alta, con contratti a tempo indeterminato, occupate in aziende medio grandi -spiega Laura Cima- ci pone di fronte alla
difficoltà di raggiungere quelle meno scolarizzate, impiegate in aziende piccole e piccolissime, con contratti a tempo determinato. Sono le donne più “a rischio” di essere penalizzate dal momento di grave difficoltà che stiamo vivendo, non a caso sono aumentate le segnalazioni di licenziamenti per matrimonio o per gravidanza. Famiglie e aziende devono essere sostenute nell’affrontare i problemi della conciliazione
.
Oltre alla costante crescita numerica delle persone che si rivolgono alle Consigliere di parità, lo studio evidenzia l’efficacia dell’azione di consulenza e di mediazione delle Consigliere di Parità, Laura Cima e Ivana Melli, nelle situazioni di discriminazione.
Il fatto che nessuno dei casi trattati sia andato in giudizio -spiega la prof.ssa Adriana Luciano che ha curato il rapporto di ricerca- mostra come l’azione di consulenza/mediazione possa essere preziosa per conciliare le esigenze delle aziende con quelle delle lavoratrici. In questo ambito il servizio delle Consigliere di Parità si è attrezzato negli anni per offrire una consulenza professionalmente preparata e mirata, che contribuisce a rendere effettivamente applicabili leggi e norme contrattuali.
Il 2008 ha segnato l’avvio anche di buone prassi che hanno accompagnato le azioni di mediazione delle Consigliere di Parità nei confronti dell’azienda promuovendo interventi promozionali e preventivi utili a tutte le lavoratrici ed i lavoratori. Esemplare quello del Gruppo torinese trasporti GTT dove si sta concretizzando un’azione che andrà a incidere positivamente sul welfare aziendale, migliorando la flessibilità e la promozione delle donne in azienda, e sarà proposta quale buona prassi alle altre aziende partecipate.

Guardando alla tipologia dei casi sono i problemi di conciliazione (52%) legati principalmente alla maternità (rientri, demansionamenti, congedi parentali, ecc) a confermare questo momento come il più “critico” nei rapporti delle donne con il lavoro, gli altri fanno capo alla voce discriminazioni (24%), tra cui mobbing e molestie, seguono i casi multipli (12%), cioè con più richieste di intervento.
Una recente novità riguarda la predisposizione di nuove modalità di registrazione dei casi, definita nell’ambito dello studio sui casi, attraverso schede di rilevazione che coinvolgono altri attori della rete:
L’attività qualificata delle Referenti di Parità dei Centri per l’Impiego in particolare -spiega Ivana Melli- ci permette di raggiungere capillarmente il territorio e ci supporta nell’azione di ascolto e di consulenza alle persone in difficoltà, molto più numerose dei casi effettivamente trattati. Le Referenti presso i CpI rispondono a moltissime richieste di informazioni “filtrando” i casi che giungeranno al nostro ufficio solo se necessita per una consulenza specialistica. Sono un braccio operativo indispensabile su cui anche la Provincia ha creduto attraverso una formazione specifica nel 2008.
La consigliera Ivana Melli ha, inoltre, presentato l’aggiornamento dei dati forniti dalla Direzione provincia del lavoro rispetto al n.ro delle dimissioni delle donne nel primo anno di età del figlio. Dopo il trend positivo con una diminuzione negli anni 2003-2006 dal 2007 il numero delle dimissioni ha ripreso a crescere + 15% e nel 2008 ha raggiunto il numero più altro con 66 dimissioni al mese pari a 797 all’anno contro le 718 del 2002, anno di riferimento. Il motivo principale delle dimissioni, dichiarato dalle lavoratrici permane l’incompatibilità tra occupazione lavorativa e assistenza al neonato per mancato accoglimento al nido, assenza parenti di supporto, ecc.
Un dato particolarmente allarmante e che dice molto sul peggioramento delle condizioni del lavoro oggi come hanno sottolineato oltre alle Consigliere di Parità e alla prof.ssa Luciano, sindacaliste, avvocate e la Consigliera di Parità regionale, Alida Vitale, intervenute all’incontro.

IL CASO
Nel corso dell’incontro è stato presentato, attraverso la testimonianza diretta della lavoratrice, un caso risolto positivamente grazie all’intervento delle Consigliere di Parità.
Quando al termine del periodo di maternità obbligatoria, usufruita per il mio secondo figlio, -ha spiegato la lavoratrice impiegata in una azienda torinese di grandi dimensioni- mi sono travata a scegliere tra un trasferimento a Roma o il licenziamento, ho pensato che dovevo far valere i miei diritti e che per questo avrei avuto bisogno di un aiuto. Sono entrata subito in contatto con la Consigliera di Parità che mi ha immediatamente ricevuta e ha contatto l’azienda per segnalare gli elementi discriminatori che erano stati adottati nei miei confronti.
La trattativa è stata condotta in accordo con il sindacato UIL e ha portato alla firma di un accordo per il reintegro nella sede di Torino della lavoratrice che, da parte sua, è stata disponibile e rivedere il suo ruolo e a rientrare con altri compiti ma non c’è stato demansionamento.
La mia esperienza è stata molto positiva anche perché avere il loro supporto mi ha aiutata molto a gestire momenti difficili e a gestire il mobbing che è seguito al mio rientro. Sono sempre stata convinta e determinata a far valere i miei diritti, per questo sono molto felice di poter essere qui oggi a raccontare la mia storia perché diventi un punto di forza per altre mamme lavoratrici come me.
SINTESI DEI DATI
Dal 2001 i casi trattati dall’ufficio della Consigliera di Parità sono stati 402. L’affluenza al servizio è cresciuta in modo costante grazie all’intensificarsi delle azioni di comunicazione realizzate soprattutto attraverso i media e i Centri per l’Impiego che negli ultimi anni hanno rappresentato più della metà dei canali utilizzati dalle persone per raggiungere il servizio.
Tra i 43 casi risolti positivamente nel 2008,
  • 19 casi hanno visto l’intervento di mediazione delle consigliere tra persona e azienda
  • 24 casi si sono risolti nell’ambito del servizio di consulenza specialistica.
E’ risultata evidente l’intenzione delle persone a non avviare azioni di denuncia ma a ricevere consigli e informazioni.

Profilo di utente:
Donna
Il 91% delle persone che si rivolgono alla Consigliera sono donne ma il numero degli uomini è passato da 3 del 2006 a 8 del 2008.

Italiana 96%

tra i 30 ed i 40 anni
Il 90% delle persone che usufruiscono del servizio ha più di 30 anni e la netta maggioranza (64%) ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, gli anni della maternità, della presenza di figli piccoli e della pressante domanda di conciliazione.

Diplomata
Il 64% delle persone incontrate hanno un titolo di studio medio- alto.

residente in provincia di Torino
La maggior parte delle persone incontrate dalla Consigliere vive in paesi o cittadine della Provincia, ma dalla sola Torino giunge il 40% dei casi.

vive in un nucleo parentale composto da due adulti ed un figlio piccolo
Il 69% delle persone vive in nuclei parentali e ben il 24% in nuclei mono-parentali. Il ricorso alla Consigliera conferma il fatto che le donne capo-famiglia, specie se non sostenute da reti parentali, hanno più difficoltà a conciliare lavoro e cura e sono più spesso discriminate.
La maggior parte delle persone che si sono rivolte alle consigliere hanno 1 figlio ( 44%), a seguire quelle con 2 figli (26%).
Rappresentano il 14% le persone senza figli di cui 6 in attesa del primo bimbo/a.

lavora presso Aziende private, con oltre 100 dipendenti, in qualità di impiegata
Le maggior parte delle persone che si sono rivolte alle Consigliere lavorano in aziende private (78%). Il 59% delle persone che si sono rivolte alla Consigliera sono impiegate, il 33% svolgono mansioni operaie e solo il 2% ricoprono ruoli di responsabilità.

ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato da oltre 5 anni
Il 66% lavora da meno di 10 anni e attraversa quella fase del ciclo di vita in cui gli impegni connessi con la maternità sono prevalenti.

Rapporto completo sul sito
• Sezione dedicata alle discriminazioni sul lavoro con dettagli sulle modalità d’azione (mediazione e azione in giudizio) e sui casi curati dalle Consigliere di Parità.
• Sezione normativa aggiornata con le principali sentenze.
• Area dossier con i principali dati relativi al mercato del lavoro in ottica di genere.

(Ufficio della Consigliera di Parità)

20 / 07 / 2009



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