Eccellenze 2010 ad Alpignano: Garofani rossi per Pablo (22 luglio) 21 / 07 / 2010 - A casa Tallone sta una grande locomotiva, ferma oramai da anni, curata, ben oliata, i suoi muscoli d’acciaio stanno oramai fermi. Grande giostra nascosta dalle siepi in un grande cortile che si trova al fondo d’un lungo viale. Nascosta la locomotiva come nascosta è questa tipografia dai modi antichi, dalla lunga tradizione e dall’altissima professionalità. Era il 1962 quando Pablo Neruda si dimenticò persino del pranzo per continuare a giocare su quella locomotiva… tirato via a forza da Alberto e invitato in sala da pranzo, iniziò una lunga e importante amicizia. Oggi, con due appuntamenti, ECCELLENZE riporta le parole di Pablo Neruda nel grande cortile insieme alla famiglia che con scrupolo continua l’importante lavoro di Alberto.
Lo spettacolo: In mezzo alla devastazione, nella sua casa anch’essa fatta a pezzi a colpi d’ascia, giace Neruda, morto di cancro, morto di pena. La sua morte non bastava, poiché Neruda è uomo di lunga sopravvivenza, e i militari gli hanno assassinato le cose: hanno ridotto in frantumi il suo letto felice e la sua tavola felice, hanno sventrato il materasso e hanno bruciato i libri, hanno spaccato le sue lampade e le sue bottiglie colorate, i suoi vasi, i suoi quadri, le sue conchiglie. All’orologio a muro hanno strappato il pendolo e le lancette; e hanno conficcato la baionetta in un occhio del ritratto di sua moglie. Dalla sua casa rasa al suolo, inondata d’acqua e di fango, il poeta parte per il cimitero. Lo scorta un corteo di amici intimi, capeggiati da Matilde Urrutia. A ogni nuovo isolato, il corteo cresce. A tutti gli incroci si aggiungono persone che si mettono a camminare nonostante i camion militari irti di mitragliatrici e i carabineros e i soldati che vanno e vengono, su motociclette e autoblinde, che fanno rumore, che fanno paura. Da dietro qualche finestra, una mano saluta. Dall’alto di qualche balcone, sventola un fazzoletto. Oggi sono passati quattordici giorni dal colpo di Stato, quattordici giorni di tacere e morire, e per la prima volta si ode l’Internazionale in Cile, L’Internazionale mugolata, pianta, singhiozzata più che cantata, finché il corteo diventa processione e la processione diventa manifestazione e il popolo, che cammina contro la paura, comincia a cantare per le strade di Santiago a perdifiato, a voce piena, per accompagnare come si deve Neruda, il poeta, il suo poeta nell’ultimo viaggio. (Eduardo Galeano)
Assemblea Teatro, ancora una volta, sceglie di ricordare quanto della storia, quella vera, si cerca di dimenticare. Il funerale di Pablo Neruda rende memoria ad un poeta che, attraverso la forza della parola, ha salvato la dignità del suo popolo e la propria, al di là di ogni oltraggio politico e umano. Lo spettacolo, come una veglia senza tempo, attraversa la vita del Cile prima e dopo il Golpe dell’11 settembre e la bara del poeta, come le sue case, è architettura di fantasia, trionfo di allegria e resistenza. Teatro di testimonianza quindi, ove drammaturgicamente si intrecciano passato e presente nella coralità creata da nove personaggi che restituiscono voce e corpo ad una poesia incentrata sulla solidarietà umana, capace di travalicare ogni barbarie. In scena pochi ed essenziali elementi: alcune macerie, simbolo della devastazione subita dalla casa di Neruda ad opera dei militari di Pinochet, e la bara del poeta, sulla quale siede l’interprete del poeta stesso, narratore e commentatore delle vicende. Dall’orrore della persecuzione, Assemblea Teatro fa risorgere la poesia: la bara si trasforma in un territorio dal quale fuoriescono conchiglie, bicchieri, bottiglie e oggetti con cui Neruda amava arredare le sue case-barca, metafora del navigare tra porti ove attingere nuovi e significativi versi da donare all’umanità. Il funerale del poeta unisce un’enorme massa di persone che caparbiamente sfidano i militari allineati ai lati del corteo. L’emozione creata da una parola schietta e piena, che canta la libertà contro ogni oppressione, sconfigge la paura di un popolo privato dei suoi più elementari diritti. Continuando nella propria tradizione di teatro di memoria, Assemblea Teatro persiste nel sottolineare il significato etico della cultura e della poesia del teatro. Sulle suggestioni di immagini, parole e canto, si erge la volontà di rendere giustizia a chi per questa ha combattuto. (Patrizia Mattioda)
Dieci anni fa Assemblea Teatro realizzò con lo spettacolo “Fuochi” la sua prima tournée in Cile a cui ne seguirono diverse altre con gli spettacoli “Dialoghi”, “Più di mille giovedì”, “Ironicamente”, “Parole spezzate”. Dal deserto di Atacama alla Patagonia australe abbiamo girovagato quel lungo paese al sud estremo del mondo. Ci siamo innamorati dei suoi poeti e scrittori e con alcuni siamo divenuti amici e fratelli. Ma indimenticabile nella nostra memoria è stata la visita alla casa di Neruda a Isla Negra. Abbracciati da uno sterminato oceano siamo letteralmente caduti in quel sogno architettonico, in quella poesia fatta di stanze, di pareti, di finestre e di mille oggetti che il poeta aveva raccolto in una vita ricca di esperienze, che lo aveva portato nei paesi più diversi nel corso del primo novecento. Una frase scritta a fuoco sui legni che sostengono la parete d’ingresso ci fulminò “Sono tornato dai miei viaggi. Ho navigato costruendo l’allegria”. Era la sua dichiarazione di vita per sé e per gli altri, ed era una dichiarazione che un po’ sentivamo nostra e ci rendeva a pieno titolo legittimi abitanti di quella casa. Mai, allora, avremmo pensato che dieci anni dopo saremmo tornati, carichi di allegria, anche a Isla Negra, alla tomba di Pablo e Matilde, a narrare quei giorni del Cile, giorni duri che però, come ogni deserto, celavano sotto il suolo le gemme di una fioritura. Bastava l’acqua che con la democrazia è ritornata. (Renzo Sicco)
Assemblea Teatro presenta Garofani rossi per Pablo
testo di Renzo Sicco e Luis Sepúlveda con Gisella Bein, Annapaola Bardeloni, Marco Pejrolo, Giovanni Boni, Maurizio Leoni, Marco Morellini, Mattia Mariani, Silvia Nati, Angelo Scarafiotti musiche di Stomu Yamastha, Inti-Illimani, Victor Jara, Patricio Wang, Sigur Ros, Violeta Parra regia di Renzo Sicco
giovedì 22 luglio 2010 - ore 21.15
Alpignano - Tipografia Tallone - via Armando Diaz, 9
ingresso unico € 5,00
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