Festival dei Fiori (e diritti) alla Reggia Reale di Venaria (13-14 marzo) 12 / 03 / 2010 - Sabato 13 e Domenica 14 Marzo alla Reggia Reale di Venaria, nel contesto del Festival dei Fiori, il movimento “Fiori e Diritti” in collaborazione con la cooperativa di commercio equo e solidale Mondo Nuovo svela le problematiche che si celano dietro la produzione e la commercializzazione dei fiori e lancia le sue proposte per consentire una scelta consapevole dei consumatori.
Perché è necessario cambiare le regole del solito gioco, che tratta le donne come “donne di fiori”: la loro carta viene giocata nel business floricolo internazionale da imprese senza scrupoli, per abbassare il costo di produzione. Basta non farle un contratto e pagarle poco, utilizzare tanti prodotti chimici per aumentare la produzione senza preoccuparsi della loro salute, licenziarle quando sono in gravidanza, molestarle quando non rendono abbastanza.
I volontari del movimento Fiori e Diritti allestiranno un gazebo informativo e una mostra, distribuendo gratuitamente una pubblicazione sulla storia nascosta delle rose e svelando come si può riconoscere il “fiore giusto”.
Alcuni dati. Secondo la Cia, Confederazione italiana agricoltori, anche questo anno era previsto che le rose rosse fossero i fiori più gettonati per San Valentino, con 15 milioni di steli venduti, oltre il 60 per cento del totale dei regali floreali di quella giornata Ma non tutti sanno che se oggi si sceglie una rosa in Italia è molto probabile che sia un fiore importato. Oltre 30mila tonnellate di fiori arrivano dall’estero per un valore di circa 150 milioni di euro, principalmente dal Kenya, Ecuador, Colombia, ora anche Etiopia anche se spesso sono prima transitati attraverso l’Olanda (dati Ismea 2008).
Il problema della salute e diritti dei lavoratori. Per far fronte a malattie comuni delle piante e per aumentare la produzione si utilizzano pesticidi e fertilizzanti chimici che sono rischiosi per le persone che li distribuiscono senza consapevolezza del rischio, inoltre i diritti più basilari dei lavoratori vengono spesso violati. In Etiopia i dipendenti lavorano per otto ore al giorno ad una temperatura di 40 gradi e spesso viene concesso un solo giorno di riposo ogni quindici. Nella lavorazione dei prodotti floricoli in Etiopia vengono utilizzati fino a 120 prodotti chimici diversi, 15 dei quali classificati come cancerogeni dall'Organizzazione Mondiale alla Salute. Solo ¼ dei braccianti sa se ha un contratto o meno. I lavoratori guadagnano circa un dollaro (70 centesimi di euro) al giorno. In Ecuador, OXFAM (organizzazione di solidarietà internazionale) denuncia l’utilizzo di oltre 30 differenti prodotti chimici nelle piantagioni di fiori ecuadoriane. Anche prodotti classificati come estremamente pericolosi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità vengono utilizzati nelle serre causando eruzioni cutanee, problemi respiratori, disturbi neurologici e depressione, aborti spontanei. La Commissione dei Diritti Umani in Kenya (KHRC), ha denunciato diverse irregolarità e abusi commessi sui lavoratori nel corso di ispezioni condotte in alcune aziende. Si va dai licenziamenti arbitrari all’utilizzo di avventizi senza alcun tipo di assistenza sanitaria, neanche in caso di maternità; dalle molestie sessuali alle donne, all’impossibilità di costituire o aderire ad un sindacato.
Problemi ambientali. L'inquinamento dell'aria avviene sia a causa dei processi di fumigazione sia per la combustione degli scarti di produzione. Anche le coperture di plastica delle serre, una volta sostituite, vengono bruciate o abbandonate, liberando i prodotti chimici di cui sono impregnate. Il trasporto degli steli per via aerea apre inoltre una nuova questione ambientale a causa delle alte emissioni di CO2 prodotte dal trasporto aereo. Si deve comunque tener conto delle emissioni di C02 prodotte per l’illuminazione artificiale e per il riscaldamento nelle serre europee, che secondo uno studio della Crasfield University in Gran Bretagna, sono spesso equivalenti alle emissioni dei trasporti aerei. Inoltre le grandi quantità d'acqua di cui la floricoltura necessita sono spesso utilizzate a discapito delle comunità e dei centri abitati. La coltivazione di fiori richiede giornalmente dai 50 ai 90 metri cubi d’acqua per ettaro.
Fare la nostra parte. Ognuno può sollecitare i fioristi ad acquisire prodotti certificati, innanzitutto. Ma anche informarsi, visitando il sito del movimento www.fioriediritti.org (unico sito italiano sul tema) e diffondere le informazioni. Fiori e Diritti è un’iniziativa sviluppata nell’ambito della Bottega Solidale di Genova. Azioni collettive: aderire a petizioni che supportano le organizzazioni locali in Africa e America Latina; spingere gli organismi di rappresentanza delle imprese floricole in Italia a sostenere i processi di certificazione. Iniziare a domandarsi quale filiera c’è dietro ad un fiore che acquisto, come già milioni di consumatori fanno per banane, cacao , caffè. Il fiore giusto è il fiore che rispetta il Codice Internazionale di Condotta.
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