
Oggi è il compleanno di Sebastiano Calarco ma pochi lo sanno. L’attenzione dei giornali e dell’informazione in generale si è concentrata sul blocco di Mirafiori e sulla ripresa della produzione in Fiat. 4.700 operai in cassa integrazione, qualche giorno a casa dopotutto, niente di più. E dell’operaio rimasto gravemente ferito lunedì 5 novembre, mentre completava il proprio lavoro, non si dice nulla? Alcuni dirigenti della fabbrica torinese, questo lunedì, si sono detti soddisfatti della ripresa operativa dell’impianto e della celerità con cui si è ovviato al problema. Già perché il problema era solo riprendere il ritmo produttivo: il reparto Carrozzeria non poteva ripartire se prima non si rendeva sicura l’intera linea di produzione. Intanto, però, un lavoratore, evidentemente non operante in condizioni di sicurezza, è all’ospedale, in coma farmacologico e nessuno se ne preoccupa. Un lavoratore fa sacrifici, straordinari, si rende disponibile per fare turni notturni, lavorare la domenica, anziché stare con i propri cari e, ad un certo punto, si aspetta che l’azienda, un po’ come una mamma con i propri figli, lo protegga, si preoccupi per lui.
Nella speranza che Sebastiano possa ritornare ad abbracciare la propria famiglia, il nostro desiderio è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica ma soprattutto le varie imprese che operano nei settori “a rischio”, affinché nel programma investimenti compaia anche la voce “Sicurezza”. D’altra parte lo Stato potrebbe vigilare maggiormente sui vari impianti industriali ed effettuare un controllo più frequente affinché le aziende siano obbligate a mettersi in regola.