Flavio Bucci in 'Sarto per signora ', Teatro Erba di Torino (3-15 novembre) L’inaugurazione del cartellone di Grande Prosa proposto da Torino Spettacoli vede protagonista un beniamino del pubblico del Teatro Erba: Flavio Bucci, in scena in Sarto per signora di Georges Feydeau. La messinscena è firmata da Nucci Ladogana.
Flavio Bucci, in relazione a questo nuovo impegno, ha dichiarato in un’intervista di che ha “la voglia, il diritto e il dovere di un po' di levità. Recitare la commedia di Feydeau, “Sarto per signora", significa divertirmi io per primo e divertire poi il pubblico”.
L'autore: Georges Feydeau "Il teatro era il suo vizio. Ci metteva la cura meticolosa dei maniaci.", scrisse Cocteau di Feydeau. Indolente e taciturno, osservatore per natura, dominato insieme da un'ossessione di concretezza e di geometria, Georges Feydeau (1862-1921) visse interamente nella sua opera, una vasta serie di vaudevilles, che si presentarono in origine dissimulati nella pullulante produzione del teatro leggero parigino di fine secolo, e col tempo, invece, hanno sempre più sicuramente acquistato il rilievo dei testi classici, fino ad essere riconosciuti come massimo esempio del teatro comico francese dopo Molière. E tuttora, di fatto, i pubblici più facili e i più difficili si incontrano nell'appassionarsi alla intatta vitalità di queste costruzioni teatrali, sospese fra la realtà più banale e la più delirante, composte ogni volta con gruppi di elementi stereotipi che vengono però combinati e messi in gioco con immensa maestria, a un ritmo che ricorda la inquietante puntualità di un teatro meccanico: ma dove però la velocità è vorticosa e le sorprese continue. Feydeau ha lo sguardo freddo e la temerarietà dei grandi autori comici: una volta isolato il suo materiale da una larga fascia sociale, che comprende una certa borghesia e il demi-monde della Belle Époque, egli spinge l'analisi delle situazioni fino ad un estremo maniacale, dove la satira sembra andare al di là di sé stessa e fissarsi in una astratta perfezione dei movimenti, come se - al limite - ogni gesto fosse scritto su un impossibile pentagramma. E già questo può far capire perché Feydeau sia stato spesso, giustamente, annoverato tra i padri del teatro moderno.
Note sullo spettacolo Si è sempre esaltato, giustamente, il meccanismo di Feydeau, ma non vorrei che questo privilegiare la "struttura", comune del resto ai grandi autori di teatro anche tragico, facesse passare in sott'ordine il senso di questa scelta. Privilegiare il "meccanismo", farne il senso stesso dell'opera, accanirsi nel perpetuare gli equivoci fino ad aggrovigliare con perfetta plausibilità gli equivoci degli equivoci e spingere il gioco maniacale fino ad aggiungervi altri strati di equivoci tutti possibili e ben controllati, non è forse un modo di reagire ad un disegno assurdo della realtà? È certo che questo gioco gratuito che faceva preparare a Feydeau i suoi testi secondo schemi geometrici in cui le uscite e le entrate, gli incontri impossibili, le false scoperte, i rimandi e le coincidenze, disegnano figure impeccabili, riporta a un crollo totale dei valori di un'epoca sostituiti da congegni, ovvero strutture senza valori, vuoto riempito di convenzionali linee d'incontro e di scontro, per una follia catastrofica senza senso, un giudizio impietoso su una realtà ormai ridicola. Messaggio neanche tanto cifrato, raccolto dal teatro del novecento in molte sue espressioni, prima fra tutte il cosiddetto "teatro dell'assurdo". Il pubblico di oggi, rivedendo questi vaudevilles, non li considera affatto come figli di un'epoca determinata, ma li coglie come una relazione, quasi che, alla rovescia, trovasse in queste opere la chiave per capire molto teatro contemporaneo e riconoscere le logiche conseguenze, i contraltari, le appendici deliranti, i commenti, i corollari, in autori fra i più disparati come Cechov, Wedekind, Beckett, lonesco, naturalmente, e Brecht stesso ("Nozze piccolo borghesi"). È per questa ragione che il lavoro su questo testo vuole essere una verifica di questi assunti, un divertirsi a dilatare i suoi momenti, forzando consapevolmente le follie verbali, senza rinunciare ad intervenire su alcuni aspetti legati più propriamente alle "situazioni".
Nucci Ladogana
Flavio Bucci 'Sarto per signora ' inaugura la Grande Prosa di Georges Feydeau messinscena Nucci Ladogana
Personaggi interpreti
Moulineaux FLAVIO BUCCI Aubin ROBERTO DELLA CASA Suasanna, moglie di Aubin DIANA DE TONI M.me Aigreville, madre di Yvonne ANNA CIANCA Yvonne, moglie di Moulineaux MONICA BELARDINELLI Bassinet GINO NARDELLA Stefano, cameriere di Moulineaux GIORGIO CARMINATI Rosa Pomponette ANNA CASALINO
Scene NICOLA DELI CARRI Musiche rielaborate ed eseguite da SUSANNA SURIANO Costumi BI.MI di Bice Minori
Dove?
Quando?
dal 3 al 15 novembre 2009
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dal 3 al 6 novembre ore 21
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7 novembre ore 15.30 e 21
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8 novembre ore 16
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dal 10 al 14 novembre ore 21
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15 novembre ore 16
Costo?
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23 euro
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16 euro - ridotto (over 60)
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12 euro - ridotto (gruppi, abbonati e convenzionati T. Spettacoli)
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nb: Tutti gli spettacoli di Grande Prosa sono inseribili in tutte le formule di Abbonamento a Torino Spettacoli (Grande Prosa, Fiore all’occhiello, 3+3, 5+5)
Info
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Teatro Erba c.so Moncalieri 241, Torino tel 011.6615447
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Teatro Gioiello via Colombo 31, Torino tel 011.5805768
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Teatro Alfieri p.za Solferino 4, Torino tel 011.562.38.00
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03 / 11 / 2009
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