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Gin Game, Paolo Ferrari e Valeria Valeri al Teatro Erba di Torino (29 novembre-4 dicembre)


30 / 11 / 2011 - Due beniamini del pubblico, Paolo Ferrari e Valeria Valeri, sono i protagonisti dello spettacolo Gin Game, in scena per il cartellone di Grande Prosa al Teatro Erba di Torino dal 29 novembre al 4 dicembre (da martedì a sabato ore 21, domenica ore 16).
Il testo di D.I. Coburn è proposto per la regia di Francesco Macedonio; le scene sono firmate da Bruno Garofalo, i costumi da Maria Grazia Nicotra; le musiche da Massimiliano Forza (arrangiamenti Fabio Valdemarin). E’ una produzione dell’Associazione Culturale La Pirandelliana e dell’Incredibile.

Gin Game offre la visione di uno spaccato esistenziale riguardante due vecchi, Fonzia e Weller, ospiti di una casa di riposo convenzionata.
La trama è piuttosto semplice: Weller, ricercatore di mercato in pensione, insegna a Fonzia, una vecchia puritana figlia di un pastore metodista, il gin nel quale da sempre eccelle ed è affettuoso e cordiale ma quando Fonzia, che ha imparato subito, comincia a vincere superando il maestro, scatena il suo disappunto, tanto più crescente fino a diventare collera, rabbia allo stato puro.
Dietro questa collera si nascondono ragioni più profonde del semplice orgoglio ferito: l’ anziano giocatore è vittima di un passato fatto di delusioni, di frustrazioni economiche e personali; Fonzia sfoga le sue delusioni fatte di abbandoni e altrettante delusioni, cedendo al turpiloquio ed agli istinti ben lontani dal suo abituale stile di vita e dalla sua educazione.
Il finale ci mostra la dura realtà: due vecchi stanchi e sfiduciati che avrebbero potuto essere due buoni amici se non fossero stati troppo impegnati a nascondere la propria infelicità dietro il velo dell’ipocrisia.

NOTE DI REGIA per GIN GAME
In passato, come regista, ho già affrontato due lavori, nei quali i protagonisti erano due anziani: “Tango viennese” di Peter Turrini e “Vecchio mondo” di A. N. Arbuzov. Il primo era un testo a sfondo sociale, il secondo calcava leggermente la mano, con sottile ironia, su un mondo romantico, quasi cechoviano.
Ciò che, invece, mi ha colpito, fin dalla prima lettura, in “Gin Game” di D. L. Coburn, è stata la mancanza di sentimentalismo, l’ironica, comica crudeltà che corre nei rapporti tra i due protagonisti: Weller Martin e Fonsia Dorsey. Ciò che li accomuna, per cui si cercano è la solitudine, ma soprattutto la passione per il gioco delle carte. S’incontrano in una casa di riposo per anziani e, precisamente, nella veranda di Villa Bentley: un ambiente squallido, dove non si sente la presenza costante e amorosa di qualcuno che ne curi l’arredo. Pochi libri, qualche pianta, un dondolo, un tavolo da gioco. È un ambiente di passaggio come può esserlo la sala d’attesa di una stazioncina ferroviaria, un luogo dove ci si può rifugiare nei giorni in cui gli altri pazienti ricevono la visita di parenti e amici, per sfuggire alla condizione di esseri soli e abbandonati da tutti, forse per non essere spettatori della gioia degli altri. Tuttavia la casa di riposo, come i nostri due personaggi, conserva il ricordo di un antico splendore, di una vita diversa – e ciò si evince da qualche dettaglio sfuggito al degrado, all’incuria del tempo. Antico splendore che Weller e Fonsia vorrebbero far rivivere.
Però non si deve pensare a “Gin Game” come a un testo monotono: è un testo elettrizzante e vivace a causa della passione del gioco che anima i due personaggi. Ed anche se ad una prima lettura, all’inizio, Fonsia può apparire, o meglio cerca di apparire, come una personcina indifesa, un’anima candida, a poco a poco comprendiamo che è una giocatrice più esperta e migliore di Weller, anche perché sorretta da un’invidiabile fortuna.
Quando Fonsia entra nella veranda, scorgendo Weller, impegnato in un solitario, improvvisamente, imbarazzata, esclama: “Oh,… ero convinta che qui non ci fosse nessuno!” Si può crederle come fa Weller, ma si può anche pensare, senza essere troppo malevoli, che menta. Forse l’aveva visto entrare e l’aveva seguito. Si può pensare che lei è la cacciatrice e lui la preda. Si può pensare che lei il gioco lo conosceva, il gioco con tutte le sue regole e sfumature, e che se vince la prima partita non è solo per una fortuna da principiante, ma è frutto di un’abilità consumata. Delle volte, e non solo nel gioco, Fonsia è simpaticamente bugiarda.
Il tavolo da gioco, al centro della scena, è lo specchietto per le allodole, è un luogo d’attrazione. I due protagonisti vi girano attorno, ma poi, inevitabilmente, vi (ne) sono attratti come da una calamita: il gioco è la loro droga. I due protagonisti cedono al fascino, al brivido, diciamo pure alla brutalità del gioco, in cui si sentono, anche se Fonsia non lo dà a vedere, totalmente coinvolti.
Specialmente nell’ultimo quadro la natura sembra riflettere il loro stato d’animo. Fuori si avvicina e poi scoppia un temporale in tutto il suo furore, come in tutto il suo furore è scoppiata la lite tra i due giocatori, che si accaniscono nel gioco e si insultano vicendevolmente, provocando nello spettatore momenti di vivace ilarità.
D. L. Coburn ha scritto una commedia garbata, giocata con maestria su vari stati d’animo, sorretta da un sicuro mestiere, pervasa da una comicità esilarante, che solo due grandi attori, esperti del “gioco” del teatro possono portare alla ribalta scoprendone tutte le sfumature. In essa possiamo trovare qualcosa di noi stessi, delle nostre fissazioni e manie, delle nostre imperfezioni, dei nostri vizi, che ci rendono difficile il rapporto con gli altri, che mettono in rilievo tutto ciò che di negativo si cela in noi. Forse saper perdere con dignità è la più grande vittoria.

(Francesco Macedonio)

Dove?

  • Teatro Erba
    c. Moncalieri 241, Torino

Quando?

  • dal 29 novembre al 4 dicembre
    da martedì 29 novembre a sabato 3 dicembre: ore 21
    domenica 4 dicembre: ore 16

Costo?

  • da martedi’ a giovedì: 23 euro
    ridotto (under 26, over 60): 16 euro
  • ven, sab sera, dom.pom.: 23 euro
    rid. unificato (under26, over 60, abbti, conv., gruppi): 16 euro

Info

  • Teatro Erba
    c.so Moncalieri 241, Torino
    tel 011.6615447
  • Teatro Gioiello
    via Colombo 31, Torino
    tel 011.5805768
  • Teatro Alfieri
    p.za Solferino 4, Torino
    tel 011.562.38.00

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