Gli occhi stanchi: film su prostituzione, schiavitù, esilio. Ingresso libero al Museo della Resistenza
26 / 11 / 2011 - In occasione delle celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia, il Museo intende offrire, attraverso una rassegna cinematografica, uno spunto di riflessione sui cambiamenti sociali legati ai movimenti migratori dall'unità d'Italia a oggi.
Gli otto appuntamenti si sviluppano all'interno di due sezioni: una di natura storica e una seconda, che costituisce il corpo centrale della rassegna, legata ai temi della contemporaneità. Entrambe danno ampio spazio al tema della condizione femminile delle migranti di ieri e di oggi. Ogni appuntamento sviluppa una particolare tematica: “quando i migranti eravamo noi”; “la migrazione al femminile”; “il viaggio”; “la famiglia”; “la scuola”; “il lavoro”; “la tratta”.
La rassegna è organizzata dal Museo e dall'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza per la Provincia di Torino.
IL FILM Dopo otto anni trascorsi nell'Europa occidentale (Cipro, Düsseldorf, Fiumicino, Viareggio, Roma), la polacca Ewa accetta di tornare al paese natio, sul Baltico, in pulmino con un trio di cineasti (regista, operatore, fonico). Durante il viaggio racconta le sue tristi peripezie nel mondo della prostituzione, della schiavitù, dell'esilio.
Gli occhi stanchi, girato come fosse un documentario, sviluppa la storia di una ragazza che, come tante, non riesce a sfuggire al destino comune della maggioranza delle ragazze dell'Est: prima il lavoro come "ballerina" in un albergo, poi la prostituzione vera e propria e un girovagare in Europa che è una vera e propria via crucis. Tutto questo l'attrice - Agnieszka Czekanska, allieva dell'Accademia Drammatica di Varsavia - lo racconta dritto in faccia alla macchina da presa - e, dunque, allo spettatore - durante un viaggio in un pulmino che la riporta a casa dopo otto anni di dolore, otto anni nei quali ha conosciuto il lato peggiore del mondo, degli uomini, della vita. Il regista della troupe, Corso Salani stesso, la interroga, ascolta il suo racconto, sta con la telecamera dritta nei suoi splendidi occhi mentre si viaggia fra autostrade notturne, autogrill, soste malinconiche, tavolini e caffè, brevi battute per rompere la tensione. È un piccolo film, una piccola storia che corre sul crinale, sottilissimo, tra la finzione e la realtà, e che riesce a muovere emozioni come e più di un film "grande", spettacolare. Merito della straordinaria prova dell’attrice, che recita in polacco, e la cui voce si fonde con la traduzione di Salani; e merito di una regia sommessa, attenta a non prevaricare il soggetto, la persona, la storia che quella persona sta raccontando. La fittizia spontaneità dei mezzi non nasconde la sapiente costruzione narrativa e la raffinata scansione stilistica: luce diurna all'inizio e alla fine del viaggio, mentre la confessione di Ewa è immersa in una dominante, quasi astratta oscurità.
Delicato e spiazzante, Gli occhi stanchi ingarbuglia i piani narrativi realizzando un’incredibile stratificazione che non cessa mai di solleticare l’attenzione dello spettatore; l’apparente presa diretta del finto documentario complica la visione e dà una luce nuova alla ‘banale’ storia di un’emigrata. Un film modernamente ‘verista’ che si insinua nelle certezze dello spettatore e le rimette in gioco.
Il film Italia, 1996 95', col. Regia: Corso Salani Sceneggiatura: Corso Salani, Monica Rametta Interpreti: Agnieszka Czekanska, Corso Salani, Marco Chiarotti, Alessandro Piva Fotografia: Riccardo Gambacciani Montaggio: Alessandro Piva Suono: Marco Chiarotti Produzione: Balaton Film
Corso Salani (1961 –2010) è stato un regista, sceneggiatore e attore italiano. Dopo essere stato aiuto regista di Carlo Mazzacurati sul set del suo primo lungometraggio Notte italiana (1987), si trasferisce a Roma e realizza il suo primo film, Voci d'Europa (1989), che gli ha consentito di intraprendere anche la carriera di attore, rimasta però sempre secondaria, rispetto a quella privilegiata di regista. La cifra stilistica del suo cinema è la commistione fra documentario e finzione, osservazione della realtà e rielaborazione poetica, reportage d'autore e cinema narrativo: temi centrali sono il viaggio come mezzo programmatico di spaesamento e l'incomunicabilità, resa attraverso lo straniamento linguistico fra i personaggi di nazionalità diverse.
Nei suoi film, sceneggiati sempre insieme a Monica Rametta, Corso Salani interpreta sempre una sorta di alter ego di nome Alberto, che rappresenta il suo punto di vista sulla storia.
Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà Sala conferenze, Corso Valdocco 4/a – Torino
Proiezione del documentario GLI OCCHI STANCHI di Corso Salani Domenica 27 novembre 2011, ore 16.00 Interviene Margherita Salani
Ingresso libero
Evento nell’ambito della mostra Turin-Earth. Città e nuove migrazioni Prorogata fino al 30 dicembre 2011
Info tel 011.4420780 email info@museodiffusotorino.it sito www.museodiffusotorino.it
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