Guido Martina - Da Carmagnola a Paperopoli, una vita dedicata al fumetto
Una volta avanzai la proposta di dedicare un reparto della biblioteca di Carmagnola al professor Guido Martina. Purtroppo il sindaco non ebbe la gentilezza di rispondere alla lettera d’un ragazzino di tredici anni appassionato del fumetto umoristico e dunque dei comics disneyani.
Ho scelto questo aneddoto come introduzione al mio tributo al grande sceneggiatore nato per l’appunto a Carmagnola (Torino) il 9 febbraio 1906 e ricordato più per le sue storie, alcune immortali come "L’inferno di Topolino" (la storia italiana più conosciuta all’estero), che per le sue lezioni di letteratura e filosofia. Eppure, nelle oltre mille avventure Disney che portano la sua firma, molti sono i riferimenti a vicende storiche, alle pietre miliari della letteratura, e perfino al pensiero di certi filosofi antichi (una per tutte "Paperino e la botte di Diogene").
Non dedicò molti anni all’insegnamento anche se soprannominato “Professore”. Prima di incominciare la collaborazione con "Topolino" nel 1938, si trasferì a Parigi e realizzò, in qualità di regista e sceneggiatore, documentari per cinque anni.
In Disney ha tradotto le storie americane di Barks e probabilmente è suo il termine Bassotti, così come è sua la versione italiana dei nomi di alcuni personaggi della banda disney; fu lui infatti a battezzare il geniale inventore di paperopoli Archimede Pitagorico e il papero più ricco del mondo, dall’originale Scrooge di derivazione dickensiana, a Paperon de Paperoni! A quei tempi collaborava con l’EIAR (oggi RAI) occupandosi della rubrica radiofonica "Rivistina".
La prima storia Disney che scrisse è "Topolino e il cobra bianco" iniziata su "Topolino giornale" 713 del 16 Ottobre 1948 e conclusa sul primo numero di "Topolino" dell’aprile 1949. I disegni sono di Angelo Bioletto che firmò insieme a Martina, nei numeri dal 7 al 12, anche la parodia Disney dell’"Inferno" di Dante. Ritengo doveroso citare "L’inferno di Topolino", un capolavoro assoluto, per soffermarmi sulla brillante sceneggiatura, anzi verseggiatura, che rese grandissimo Guido Martina. Ogni vignetta contiene una o più terzine con versi endecassilabi in rima incatenata (ABA/ BCB), proprio come nell’opera originale. Scelgo a caso data la difficoltà di stabilire quali siano le migliori terzine (si legge anche una sorte di legge del contrappasso!):
Comparve poi la dolce Biancaneve,
Che fè un materno cenno di carezza
Di quei rottami sull’ammasso greve.
E tosto con un grido d’allegrezza
Dal legno si sdoppiarono i ragazzi
Rinati da quel cenno di salvezza.
“Se in vita per amore dei sollazzi,
Così la buona fata prese a dire-
Con grave danno siete stati pazzi,
Da questo luogo vi farò fuggire
A patto che giurate a capo chino
D’esser buoni e studiosi in avvenire!”
(CANTO XIV)
È solo un assaggio, ma già si può notare la destrezza di Martina nel mescolare poesia e umorismo, la ricerca della rima, mai banale, è raro infatti l’uso delle rime tronche che personalmente non amo. Ma parlando più nello specifico della storia, la prima grande parodia Disney, presenta già tutte le cartteristiche del Martina che verrà: le "monellerie" che distinguono alcuni personaggi (Topolino che rifiuta di togliere i biglietti da diecimila che infiammano tanto l’ex cassiere Squick. I bambini che si vendicano della loro insegnante di matematica menandola, prendendola a martellate…). Le situazioni comiche e surreali che vivono i protagonisti, (in un certo senso). La critica al sistema scolastico ( i professori tra i dannati!), il ritmo cinematografico, la satira sociale…
Guido Martina anticipa Marcello Toninelli, autore di una Divina commedia a fumetti in chiave umoristica, ma per il "Giornalino". Anche con l'artista toscano (che spesso usa solo il nome di battesimo per firmare la parodia delle tre cantiche) si ride, ma è una storia più moderna e fin troppo fedele al testo originale. Non è certo un limite, s’intende. Dal canto mio, per prepararmi a una interrogazione scolastica sul Purgatorio, ho ripassato sulle sue vignette!
Ma continuando a scrivere sui primi anni di Martina in Mondadori, è fondamentale sapere che per anni fu il solo sceneggiatore disneyano italiano, e che curò molte rubriche come "Le confidenze di Gambadilegno", una delle più simpatiche e pedagogiche. Ogni settimana veniva proposta una pagina di diario del nemico preferito di Topolino, dove il lettore poteva apprendere molte notizie e curiosità (sapevate che il rhea sudamericano non ha la coda?).
Un'altra rubrica che si può trovare dal primo numero di Topolino, e curata da Martina, è "Io so quasi tutto. Pippo risponde alle domande dei suoi lettori" (compito che qualche anno dopo spetterà a Mike Bongiorno!). Il professore si serve raramente delle lettere che arrivano in redazione. Non sono molte in effetti e la maggior parte non pongono quesiti di interesse generale. Il più delle volte si inventava le domande attribuendole ai lettori che avevano scritto.
Guido Martina era un autore attivissimo: nel 1949 dava vita a "Pecos Bill", famoso eroe del fumetto western italiano e tre anni più tardi al meno popolare "Oklahoma". Collaborava anche con altri fumetti come "Tiramolla" e "Cucciolo" e con il celebre "Marc’Aurelio e il Bertoldo", entrambe riviste satiriche (ha scritto inoltre qualche cineromanzo per il "Vittorioso").
Però il suo nome è da associare immediatamente a "Topolino". Non bisogna infatti dimenticare che è stato il più prolifico sceneggiatore disneyano. Oltre mille storie! Va ricordato che scrisse anche diversi romanzi e racconti per ragazzi ("Tramonto ad Est", "La storia del nostro amico Satellite") aggiudicandosi nel 1957 il premio Bancarellino.
Sul numero 222 del 10 novembre 1959, Martina pubblica un altro suo capolavoro, "Paperino e la scuola degli enigmi", disegnata da Giulio Chierchini. Il lettore capisce che la storia non può essere ambientata ai giorni d’oggi, come si legge nelle note di Leonardo Gori e Massimo Marconi sul volume in edizione limitata di "Top1959". La scuola dei nipotini non è speciale: nel 1959, in Italia, l’anno scolastico cominciava proprio ai primi di ottobre. La didascalia che apre la storia infatti informa il lettore che le vicende sono ambientate nei primi giorni di ottobre e Qui, Quo,Qua sono ancora in vacanza. Ma non è tutto, osservano ancora Gori e Marconi.
Nel 1959 le punizioni corporali sono ancora all’ordine del giorno, ma già qualche anno dopo un comportamento simile sarebbe stato inammissibile. Qui i tre nipotini "assaggiano le nespole", ovvero le bastonate di Paperino. Per il resto la storia propone una sfida di indovinelli tra Qui, Quo,Qua e Paperino. Indovinelli, o enigmi, molto simpatici e spiritosi che servono, da entrambe le parti, per dar sfogo alle "monellerie" dei personaggi. (Paperino promette che comprerà un gelato per uno. E ci tiene a specificare che ne prenderà uno per uno. Ne compra però solo uno per sé. E non ha ingannato i nipoti, nella sua ottica, perché uno per uno in matematica fa uno! E questa è forse la più innocua!). L’umorismo più tagliente di Martina è messo in mostra proprio con questa avventura. Ci sono inoltre molti strafalcioni linguistici voluti dall’autore. I tre nipotini non sanno scrivere correttamente parole come "segreto".
Guido Martina era sposato con Renata Rizzo, anch'ella sceneggiatrice di fumetti: ben 36 storie disneyane sono state attribuite a lei dal compianto Franco Fossati. Nell’elenco Inducks portano invece la firma del marito.
Tra queste "Il doppio mistero di Slim Magretto e la casa degli svedesi" del 1967 e pubblicata sui numeri 602 e 603. Ed è una storia che da piccolo mi piacque molto, la lessi per la prima volta su un Grande Classico che poi persi. Un divertente giallo diviso in capitoli, con personaggi bizzarri, tipici in Martina (l’investigatore francese che ricorda l’ispettore Clouseau con l’immancabile pipa e il suo cane poliziotto travestito da cervo per non dare nell’occhio! Il gangster svedese che continua a ripetere: "Poco ma sicuro"…), colpi di scena, gag, equivoci, come i fiammiferi svedesi lasciati cadere per sbaglio da Giorgio e che insospettiscono Paperino e i nipoti tanto da convincerli che Giorgio sia legato alla malavita. Romano Scarpa, che è il disegnatore di questa storia, in una intervista descrive il fumetto in questi termini: "Io non potrei definirlo in altra maniera che un delizioso modo di svagarsi, di evadere dalle incombenze, per uno che lo legge, naturalmente...". Questa definizione calza a pennello con questa storia, e senza dubbio, Scarpa sarebbe d’accordo con me.
Due anni dopo, nei numeri 706-707 del 1969, Martina e Elisa Penna scrivono "Paperinik e il diabolico vendicatore", e nasce l’eroe paperopolese, alter-ego di Paperino. La k finale era un classico dei fumetti di quel periodo: Diabolik, Satanik, Kriminal. In televisione Johnny Dorelli interpreta Dorellik.
Altri eroi di Martina: Paperinika, Topolino Kid e Pippo Sei-Colpi. Paperinik rappresenta il riscatto dello sfortunato Paperino, personaggio che ha incontrato un successo di pubblico tale da dedicare al paladino di Paperopoli un fumetto con le sue avventure.
Non si può non menzionare infine la "Storia e gloria della dinastia dei paperi", la prima storia kolossal italiana, apparsa su "Topolino" degli anni settanta, in otto puntate, dal numero 749 al 756, e disegnata ancora da Scarpa (la prima, la quarta, la sesta, la settima e l’ottava puntata) e da GiBi Carpi ( la seconda, la terza e la quinta puntata). Narra, in contrasto con l’albero genealogico di Barks, le vicende della famiglia dei paperi dall’antico egitto all’epoca della corsa all’oro nel Klondike.
Dopo questa storia, di indubbio valore artistico, molti sceneggiatori continueranno a scrivere degli avi paperopolosi, magari tramite le lezioni storiche di Pico.
Alcune storie memorabili (a parte quelle già citate):
- "Paperiade" (con disegni di Luciano Bottaro)
- "Paperino e l’oro di Reno, ovvero l’anello dei nani lunghi" (Pier Luigi De Vita)
- "Paperopoli liberata" (Giovan Battista Carpi)
- "Paperino e il revival dell’indipendenza" (ancora Carpi).
Ho amato moltissimo le storie di Guido Martina, il mio sceneggiatore disney preferito. In internet, purtroppo, non ho trovato siti sul grande maestro. A parte una brevissima biografia, in rete non ci sono altre notizie e curiosità sul professore.
Ecco il motivo che mi ha spinto a scrivere queste righe di introduzione all’opera del grandissimo autore disneyano che si spense il 6 maggio del 1991, e che si dedicò, negli ultimi anni della sua vita, al progetto di una "Storia d’Italia".
L'intera biografia è stata realizzata da Simone Pavesi (© 2006) che ha gentilmente concesso all'Eco di Torino la possibilità di rivivere e ricordare la vita di un grande "torinese di Carmagnola".
Martina, considerato il più grande sceneggiatore Disney in Italia, ha regalato al mondo dei fumetti anni di passione, emozioni e sogni indelebili nel tempo e nella memoria.
Un ringraziamento lo volgiamo anche al sito internet
www.lucianobottaro.it ricca fonte di storie e personaggi di carta.
30 / 09 / 2008
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