Il Commento del 'lunedì': Juventus-Catania 1–1. Una brutta battuta d’arresto

Credo di averlo già scritto l’anno scorso, complimenti a Walter Zenga, perché anche quest’anno ha portato un bel Catania all’Olimpico. A me pare che Walter Zenga sia un ottimo allenatore, anche perché è dall’anno scorso che il suo Catania mostra un bel gioco e dà filo da torcere a chiunque affronti. È una squadra molto fisica, con alcuni elementi impressionanti per dimensioni, uno in difesa, Terlizzi, e uno in avanti, il terminale offensivo, soprattutto Plasmati, subentrato nel secondo tempo e autore del pareggio dei catanesi al 62°. Gli altri giocatori, pur tutti molto ben piazzati, sono molto rapidi e attuano un movimento continuo collettivo che disorienta gli avversari. Con le dovute proporzioni il Catania mi ha ricordato lo Zenith, molto probabile che Zenga abbia portato con sé una certa cultura calcistica dalla sua esperienza all’Est. Un mio particolare apprezzamento va al guardiano davanti la difesa, Biagianti, e al dinamico e incisivo Izco, che almeno per i primi 30 minuti del primo tempo ha fatto vedere i sorci verdi a tutta la difesa bianconera.
Il Catania, quindi, ha fatto un’ottima partita contro una delle squadre favorite allo scudetto. Ma perseverando sugli stessi errori non credo che la Juventus possa ambire a vincere il tricolore. E sono errori che si trascinano dall’anno scorso. Questi errori sono superficialità, superbia e leggerezza.
Non ci si lasci ingannare dal risultato con cui si è chiuso il primo tempo, l’1 a 0 in favore della Juventus era assolutamente immeritato. Per lunghi tratti della prima parte di gara è stato il Catania ha impensierire di più l’organizzazione juventina, tant’è che sul mio taccuino a fronte di pericolose conclusioni del Catania al 6°, al 15°, al 17°, al 37° e al 41°, la Juve ha risposto solo con il gol di Amauri al 16° su pregevole cross di Giovinco e con un tiro di quest’ultimo al 43° per nulla preoccupante per l’Uno rossoblu. Decisamente poco. Decisamente troppo lenta, macchinosa, impacciata la manovra dei padroni di casa, nonostante un Giovinco molto brillante e un Amauri in grandissima. forma. Ma Poulsen non imprimeva accelerazioni, seppur sempre molto ben piazzato e ordinato davanti alla difesa, Marchisio era disastroso nelle impostazioni e poco efficace sulle interdizioni, il Capitano in una di quelle serate di leziosità inutili, che verrebbe voglia di toglierlo al volo, se solo non si scatenassero poi le solite polemiche pretestuose. Una nota a sé merita la fascia sinistra della Vecchia Signora, dove è indubbio che si hanno delle lacune enormi. Neanche De Ceglie emana una sensazione di sicurezza difensiva abbinata a una certa incisività offensiva. Questa sera il giovane terzino ha fatto rimpiangere persino Molinaro e questo la dovrebbe dire lunga sulla misera prestazione del ragazzo.
Nel seondo tempo la Juventus si ripresenta in campo con la stessa formazione del primo, a conferma della lentezza con cui Ranieri è solito provare ad aggiustare i meccanismi inceppati della squadra. La Juve risulta comunque più padrona del campo e più incisiva, anche se forse tutto ciò è più dovuto al calo del Catania, piuttosto che all’abilità dei padroni di casa. Le azioni da gol incominciano ad arrivare, prima Giovinco, stasera veramente superlativo, poi Del Piero su punizione, poi Amauri su imbeccata di Marchionni, ma è il Catania a pareggiare al 68° con Plasmati tutto solo in area su un preciso cross dalla sinistra.
La Juventus finalmente si sveglia, sente che la partita volge al peggio, sente che è la serata della beffa. Accelera i ritmi, finalmente, e Giovinco mostra un repertorio di scatti, dribbling e giocate impressionante. Peccato che le invenzioni in serie dell’esterno bianconero, a tratti incontenibile, non vengano tradotte in rete da Del Piero e Amauri, più volte messi davanti alla porta con la palla da buttare dentro.
Inutile l’arrembaggio che termina solo al fischio dell’arbitro, dopo che anche il subentrato Nedved dapprima ci prova maldestramente da fuori e allo scadere imbecca Amauri al limite dell’area piccola, ma costui non ci arriva.
Apprezzabile la furia degli ultimi 25 minuti, ma non è sufficiente e non è da grande squadra.
Queste sono partite da incanalare fin da subito sui binari giusti, imponendo i propri ritmi, se ce ne fossero, e la propria superiorità tecnica, questa sì che c’è, e in abbondanza, ma qui manca la mentalità e se non si acquisisce in fretta è inutile vaneggiare sogni di gloria.
Mauro Napoli
25 / 09 / 2008
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