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Il Commento del Lunedì - Juve, si torna a vincere col brivido finale

Prima partita in casa della Vecchia Signora in questo campionato. Si sono viste conferme importanti, si sono rivisti aspetti critici già noti.

Partiamo dalle conferme. La Juventus quest’anno è forte, come l’anno scorso o forse ancora di più.
Certo mancano le geometrie dell’argentino Almiron e la fantasia del portoghese Tiago, che ancora qualche nostalgico rimpiange, ma la squadra di quest’anno è molto più compatta, solida e ben organizzata. Di tutto questo dobbiamo dare merito a Mister Ranieri, che prosegue l’ottimo lavoro iniziato l’anno scorso.

Contro l’Udinese si è visto un primo tempo impressionante per forza, potenza e supremazia territoriale, tanto che pareva che l’Udinese, che è pur sempre una buona squadra, potesse subire un tracollo storico. In difesa Chiellini, Melberg e Grygera hanno eretto una barriera che i friulani faticavano a superare, De Ceglie ha dato ottime indicazioni sulla sua capacità di corsa e di cross. Per tutto il primo tempo, salvo due occasioni inventate dalla classe del Re Mida Di Natale per la testa di Quagliarella (40° e 46°), Buffon è rimasto sostanzialmente inoperoso.

Ma è a centrocampo che i bianconeri di Torino hanno mostrato una condizione ottimale.
Momo Sissoko ormai ha rapito i cuori dei supporter e si candida a divenire il leader futuro, che proseguirà il mito dei vari Antonio Conte, Dechamp, Nedved. Il franco maliano strappa applausi quando in tackle o in contrasto sradica i palloni dai piedi dei centrocampisti friulani o di chiunque gli passi a fianco e riparte verso la porta avversaria. Il gol di Amauri al 68° del secondo tempo è tutto merito della belva nera, il quale recupera un pallone a centrocampo, chiede lo scambio con Camoranesi al limite dell’area e vi entra con una potenza tale che, se non venisse abbattuto, parrebbe che potesse portarsi la palla in porta, trascinandosi anche il portiere. La palla finisce poi sui piedi dell’italo-brasiliano, che da quella posizione non può che buttarla dentro. E così fa con un preciso rasoterra su cui Handanovic, sicuro protagonista della partita, non riesce ad arrivare.
Stupefacente anche la prova del Danese Poulsen, che sta facendo ricredere anche i più scettici tra i tifosi bianconeri, tra cui il sottoscritto, sulle sue qualità tecniche e tattiche. Il biondo, che i origine mi pareva un Bonini del Nord Europa, in realtà mostra doti di palleggio e assist non banali. Non ha perso un pallone in tutto il match, si è sempre proposto ai compagni portatori di palla, si è sempre frapposto alle avanzate dei friulani con una correttezza lodevole. Non ricordo un fallo degno di tale nome da parte del mediano danese. La sventola che al 56° fa vibrare la traversa della porta udinese è il marchio della prestazione di Poulsen: riceve palla, se la aggiusta con apparente tranquillità e calcia in scioltezza una mina, che il povero Handanovic non può che guardare con rassegnazione; solo la traversa non permette al danese di coronare la sua ottima serata.

E infine arriviamo a coloro che secondo me sono stati i protagonisti della serata. E chi se non loro? I soliti noti, le leggende che alla domenica scendono dalla loro Hall of Fame e vengono all’Olimpico a lustrare gli occhi e a far battere il cuore di tutti i tifosi bianconeri: Mauro Camoranesi e Pavel Nedved. L’italo argentino è parso avere il dono dell’ubiquità. A destra e in centro, a supporto degli onesti piedi di Grygera, catalizzatore di palloni e geniale inventore di assist mirabolanti. Al 9° del primo tempo ci prova da fuori impegnando Handanovic, al 15° si inventa una magia sulla destra piazzando la palla sulla testa di Amauri che la butta sul palo in perfetta torsione, al 29° ci riprova, ma sta volta Amauri di testa la scaglia alta sulla traversa, al 48° stesso copione, al 65° imbecca Grygera in proiezione offensiva, che se costui non lisciasse penosamente la palla veniva fuori l’eurogol della serata. Che dire di più dopo questo resoconto puntuale delle giocate più pericolose del oriundo bianconero? E che diciamo del 35enne biondo di repubblica ceca, che anche ieri sera è parso un giovanotto di 20 anni per corsa e carica agonistica. Che fosse in serata si è visto subito nei primi minuti quando al 3° riceveva da De Ceglie, si lanciava in verticale e serviva un assist d’oro a Iaquinta, che segnava, però, in netta posizione di off side. Il ceco resta in campo fino alla fine, fornisce palloni invitanti alla testa di Amauri e alla corsa di Iaquinta, ci si aspetterebbe che prima o poi molasse, ma in realtà a cedere per prima sono sempre i difensori avversari, tant’è che Marino, ottimo trainer dell’Udinese, a un certo punto toglie Motta, sovrastato da Nedved, sperando in una maggiore incisività di Isla.

Il numero di occasioni citate solo in questa breve cronaca lascia intendere su quali aspetti la Juventus deve lavorare in futuro: la concretezza e l’essere più cinica. Un film già visto l’anno scorso: partite dominate fin dall’inizio, addomesticate, avversari travolti e si arriva all’80° con l’ansia di subire il golletto beffardo. Anche ieri sera, dopo aver avuto almeno 8 occasioni da gol nitide, si è arrivati alla vittoria ringraziando San Buffon, provvidenziale sui tiri e le incursioni di Floro Flores.

Amauri e Iaquinta sono lodevoli per carica agonistica e grinta, ma affinino al più presto l’arte di buttarla dentro. Che Trezeguet trasmetta al più presto ai due cavalli di razza l’arte sublime dell’ultimo tocco in rete, della zampata letale. Vincenzo Iaquinta si è battuto come un leone su tutti i palloni, apre le difese in favore dei compagni, è un partner prezioso per l’attaccante d’area, ma forse arriva davanti la porta in affanno, Amauri ha mostrato colpi di tecnica notevole, sia aerea che palla a terra, ma su certi movimenti sui cross e di finalizzazione dell’azione può e deve migliorare. Ottimo il gol al 68° su percussione di Sissoko.
Cali di ritmo e di tensione in una partita sono normali, alla Juventus questo accade sempre, gli ultimi dieci minuti di ieri sera ne sono la conferma, e credo che Ranieri non possa pretendere di tirare la corda più di tanto, ma è proprio per questo che quando c’è da far male bisogna far male.

Per ora è andata bene così.

Mauro Napoli

15 / 09 / 2008

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