
In Europa è tutto un altro calcio, cari signori, e questo difficilissimo esordio ne è la testimonianza più chiara.
Reduci da un predominio territoriale netto su una pur buona squadra nazionale come l’Udinese, la Juventus di ieri sera ha dovuto stringere i denti contro una delle migliori formazioni europee, lo Zenit di San Pietroburgo.
I russi, detentori della coppa Uefa e vincitori della supercoppa europea, questa sera hanno dimostrato ancora una volta tutta la loro forza. Il tecnico olandese ha messo in campo una formazione completa in tutti i fondamentali del calcio: forza fisica, velocità e tecnica. Direi proprio che questo è l’ordine dei valori messi in mostra dai russi.
Diretti da un ottimo Tymoschuk, grazie al movimento continuo di Danny su tutto l’arco del campo e agli inserimenti in velocità di Denisov, Arshavin e Zyryanov, sempre supportati dalle sponde del possente Pogrebnyak, lo Zenit ha tenuto col fiato sospeso l’Olimpico per tutti i 93 minuti giocati.
Per i primi 20 minuti si è vista una Juventus totalmente intimorita dalla spavalderia dei blu di Russia e purtroppo fin da subito si è notato che per alcuni giocatori non era proprio serata. Fra questi Pavel Nedved, psicologicamente bloccato e fisicamente soverchiato, e Molinaro, come al solito pasticcione, incerto e impreciso nei tocchi. Impietosi i fischi per lui al momento della sostituzione al 57°. Il versante sinistro della Juventus pertanto per buona parte della partita si è ritrovato in handicap.
Anche per Momo Sissoko è stata una serata altalenante, a tratti straripante sia nell’interdizione che nelle proiezioni offensive, a tratti completamente fuori dal gioco e impreciso. Basta poco in Europa per andare in difficoltà, con questi problemi la Juventus questa sera è andata molto in difficoltà.
Paradossalmente è stato un bene che al 32° Brazzo Salihamidzic abbia sostituito Camoranesi, perché lo slavo ha portato l’agonismo e la dinamicità di cui la Juventus stava difettando fino a quel momento.

Eppure, signori, nonostante l’evidente supremazia dei russi la Juventus non si è spezzata, grazie all’orgoglio di tutti, anche i meno in serata, grazie alle ottime prove di alcuni “gregari”, grazie alle due bandiere Gianluigi Buffon e Capitan Del Peiro. Tra i “gregari” io credo che meritino una citazione Grygera, perfetto in fase di contenimento e sempre pronto ad assistere il laterale avanzato, e Poulsen, veramente ottimo nel gestire le palle che gli sono passate tra i piedi, sempre coraggioso nel ricevere la palla dai compagni, sempre tranquillo tanto da divenire un punto di riferimento per tutti. Anche stasera il danese stava per rendere indelebile la sua prestazione, peccato che il suo colpo di testa al 74° sia stato deviato in angolo dal portiere Malafeev. Di Brazzo Salihamidzic si è già detto.
Ma questa vittoria porta la firma del Numero Uno Gianluigi Buffon autore di un’uscita miracolosa al 55°, quando ribatte un tiro ravvicinato di Sirl, penetrato in area da solo, e del Capitano, Alessandro Del Piero, questa sera un monumento di classe e di orgoglio. Un’altra partita da ricordare e raccontare ai nipotini, sempre che costoro abbiano voglia di ascoltare un racconto che a questo punto, sommando le partite, potrebbe durare dei giorni.
Il Capitano è l’unico che fin dall’inizio dà l’impressione di poter portare scompiglio all’organizzatissima e fortissima compagine di Advocaat. Con la personalità immensa che possiede, il Capitano non esita a farsi dare la palla dagli intimoriti e disorientai compagni e ad inventarsi dribbling, girate e cambi di direzione, che fanno respirare la squadra e creano scompiglio tra gli energumeni della difesa russa. Al 14° si libera di un nuvolo di avversari sulla tre quarti e serve un cross per la testa di Trezeguet, che non incorna adeguatamente, ma è il primo segnale della presenza in partita dela Juventus e lo stadio, fino ad allora in apnea, inizia a respirare. AL 20° il Capitano lancia Trezeguet in fuga verso la porta, ma quest’ultimo non ci arriva, al 21° si proietta verso la porta con una serie di dribbling, anche se alla fine viene fermato, al 25° mette sulla testa di Camoranesi una palla che finisce sul palo esterno. Insomma è l’anima, guerriera, indomita e creatrice della Juventus.

Ed è colui che al 75° si prende la responsabilità di calciare una punizione da 30 metri e con un tiro a cadere piazza la sfera alle spalle di un incerto, in questa occasione, Malafeev. È il gol che decide l’incontro.
Il Capitano si batte fino all’ultimo e al 92° quasi trova il raddoppio, se Amauri, dopo una splendida fuga sulla sinistra, calibrasse meglio il cross rasoterra con cui ha tagliato fuori tutta la difesa russa ormai sbilanciata in avanti.
Finisce così, con la gioia immensa del popolo bianconero, che rientra in Europa con una bella e preziosa vittoria, ma che questo esordio sia di monito a tutti: qui si gioca con i migliori, amici, è tutto un altro calcio.
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