Il freddo fa bene al commercio, impennata acquisti capi pesanti 27 / 01 / 2010 - Era già successo l’anno scorso. E anche quest’anno i saldi invernali, iniziati il 5 gennaio (“due giorni dopo rispetto al 2009, ma pur sempre con troppo anticipo”) benedicono il “grande freddo” degli ultimi giorni che ha dato una forte impennata agli acquisti di capi pesanti e assolutamente di stagione, portando le vendite ad una crescita media del 6% ( +8% per calzature e maglieria, compreso l’intimo) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
I venti giorni iniziali di acquisti a prezzi scontati fanno dunque ben sperare i commercianti torinesi del comparto “Abbigliamento- Calzature” (quello da sempre più coinvolto dall’operazione saldi) e rappresentano indubbiamente “un importante segnale dopo un Natale assai magro e in un periodo di crisi dei consumi che si protrae ormai da troppo tempo”. Primo bilancio sostanzialmente positivo, quindi, quello tracciato da Francesco Cena, presidente del Sindacato Abbigliamento dell’Ascom torinese, rispetto ai saldi in corso che andranno a terminare il prossimo primo di marzo “e al cui buon avvio hanno forse contribuito non poco anche gli sconti praticati, ogni anno in modo sempre maggiore, soprattutto sui prodotti ‘fashion victim’, quelli cioè più modaioli difficili da vendere l’anno prossimo e scontati in alcuni casi fin da subito al 50%”.
"Del resto i saldi -prosegue Cena- non rappresentano più, in molti casi e com’era un tempo, la spesa superflua o lo sfizio da soddisfare una tantum, bensì molto spesso l’acquisto necessario, quello atteso per mesi e finalmente reso possibile in virtù del prezzo scontato. Ecco il perché della vendita soprattutto di capi classici, non necessariamente modaioli, ed il flusso -dopo l’assalto dei primi giorni - assai più regolare e continuativo dei clienti, attenti al prodotto ed in cerca di qualità ed utilità. Cosa che ci fa ben sperare per la tenuta complessiva delle vendite".
Soddisfatta anche Maria Luisa Coppa, presidente dell’Ascom di Torino e provincia: "Partendo da un Natale decisamente da scordare, con vendite per l’abbigliamento che hanno mediamente chiuso al -10% rispetto al Natale 2009, questi primi venti giorni di saldi ci inducono ad un certo, sia pure moderato, ottimismo. E’ evidente che, anche a fine corsa, essi non serviranno a riappianare in toto le pesanti perdite subite nel corso dell’anno, ma di sicuro costituiscono una preziosa boccata d’ossigeno per le nostre imprese sempre più pressate dall’esigenza di immediata liquidità ed un segnale importante che ancor più va a rafforzare le richieste da tempo avanzate per una politica più concretamente impegnata sul piano del sostegno ai consumi e al potere d’acquisto delle famiglie". Resta un paradosso. Fonte anche quest’anno di polemiche e malumori fra imprenditori e consumatori e, in alcuni casi, fra gli stessi imprenditori.
Quello legato alla data troppo anticipata di inizio saldi e che va assolutamente eliminato: “Non è più possibile -conclude Cena- dare il via ai cosiddetti ‘saldi di fine stagione’ ad inizio stagione. Noi riteniamo che essi vadano riportati almeno a dopo il 20 gennaio. E questo per permettere ai nostri operatori e ai loro dipendenti una migliore organizzazione del lavoro, dopo aver tenuto aperto in occasione delle feste di fine anno ininterrottamente 7 giorni su 7, dal 20 novembre ai primi di gennaio. Per 50 giorni consecutivi! Ma non solo. Ciò vorrebbe anche dire permettere alle nostre aziende di “fare per davvero azienda”, mirando a utili reali anziché a svendere in piena stagione prodotti venduti -o meglio messi in vetrina ma in gran parte non venduti- a prezzo pieno fino al giorno prima dell’inizio dello shopping scontato. Operazione che a ben vedere mi pare anche eticamente poco corretta. E che certo va ad influire sugli acquisti del Natale.
(Fonte Ascom Torino)
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