Il mito Meroni 40 anni dopo
Sono ormai trascorsi quarant’anni da quel tragico 15 ottobre 1967, giorno funesto per i tifosi del Torino. Il popolo granata doveva ancora riprendersi dalla tragedia di Superga ma sognava, andando allo stadio, vedendo giocare il fenomeno ribelle. Gigi Meroni, il primo “beat” di questo sport, calciatore di qualità e fantasia con l’hobby della pittura (disse che avrebbe voluto essere ricordato più come pittore che come giocatore di calcio). Famoso anche fuori dei campi di gioco per il suo stile di vita eccentrico. Un incidente stradale troncò la sua giovane vita. Era una domenica e il toro s’impose 4 a 2 sulla Sampdoria. La farfalla granata (soprannome che gli fu attribuito), insieme al compagno di squadra Fabrizio Poletti attraversa Corso Re Umberto per andare a prendere un gelato. Un’auto lo investe. Alla guida c’era Sergio Romero che, ironia della sorte, anni più tardi divenne presidente della società. Gigi morirà la sera stessa assistito dalla donna della sua vita, Cristiana, dai suoi familiari e dai suoi amici. Aveva solo 24 anni. Migliaia di persone parteciparono al suo funerale, a testimonianza del fatto che era molto amato dalla gente. Il week-end successivo ci fu il derby. Il Torino batté la Juventus per 4 a 0. Nell’anniversario della sua scomparsa, la città ha voluto ricordare un grande personaggio della storia calcistica italiana, con un monumento a lui dedicato, proprio su quel corso che l’ha portato via. L’attuale presidente del club, Urbano Cairo, ha partecipato all’inaugurazione commentando: "Questa maglia rappresenta il fatto che Meroni sarà sempre un giocatore del Toro. Avevo 10 anni quando il Fato lo strappò al popolo granata: ne ricordo con commozione i dribbling, i calzettoni abbassati, e quella capacità di prendere duri colpi sul campo ma di non reagire mai. Anche per questo motivo è ancora oggi un esempio di lealtà sportiva ed onestà. E' stato un mito, oltreché un grande calciatore ed un grande uomo"
22 / 10 / 2007