Incentivi al recupero di vecchi fabbricati, evitando la costruzione di nuovi. Appello alla Regione Piemonte
Un appello alla Regione Piemonte perché legiferi al più presto incentivi e sgravi per i Comuni dove si privilegia il recupero di vecchi fabbricati e si evitano nuove costruzioni: l’idea è stata lanciata dal presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta durante la presentazione della ricerca sulle trasformazioni territoriali e il consumo del suolo negli ultimi vent’anni.
I Comuni, da quando hanno perso l’introito dell’ICI, sono sensibili agli oneri di urbanizzazione -ha detto Saitta- ed è comprensibile perché devono far quadrare i loro bilanci. Da parte nostra, il Piano territoriale di coordinamento sarà strettamente orientato a regolare e contenere, ma chiedo alla Regione di intervenire con un provvedimento legislativo che sostenga con sgravi e riduzioni tutti coloro i quali al posto di nuovi capannoni o case si dedicano al recupero di strutture esistenti. I dati sul consumo del suolo sul nostro territorio negli ultimi vent’anni sono preoccupanti.
Dal 1990 al 2006, infatti, in provincia di Torino sono stati “consumati” 7.500 ettari di suolo: l’equivalente di una grande città come Torino. Un consumo enorme e per di più slegato dall’andamento della popolazione, stabile o addirittura in decrescita. Conoscere esattamente non solo in che quantità è avvenuta sul territorio la cementificazione, ma anche la qualità e la compatibilità di questo consumo è indispensabile per governare lo sviluppo e dare regole certe. I dati sono contenuti nell’indagine Trasformazioni territoriali della provincia di Torino, secondo volume della collana Quaderni del territorio, pubblicata dalla Provincia di Torino, che raccoglie e sintetizza il lavoro dell’Osservatorio provinciale sulle trasformazioni territoriali e demografiche, avvalendosi di dati puntuali e cartografia a partire dal 1820.
Il cosiddetto piano-casa del governo propone una deregolamentazione urbanistica preoccupante -ha detto Saitta per il quale il punto non è dire no allo sviluppo, ma trovare regole compatibili: una cosa è pensare a una semplificazione amministrativa che permetta ai cittadini di risolvere ovvie e comprensibili necessità, un’altra fare un fascio di tutti i problemi.
I dati presentati oggi -ha aggiunto l’assessore provinciale Giorgio Giani- ci dicono che la massima accellerazione nel consumo di suolo è avvenuta dal 2000, cioè da quando una legge finanziaria ha permesso di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per fare cassa. Per proteggere il suolo occorre intervenire innanzitutto sul sistema fiscale e, anche se più costoso, favorire il più possibile il recupero del patrimonio esistente.
L’indagine analizza in dettaglio il consumo di suoli fertili, e area per area, le dinamiche di cementificazione nell’area metropolitana, nel Canavese, nel Carmagnolese, nel Chivassese, nell’Eporediese, nell’area Lanzo - Ciriè, nel Pinerolese, in Val di Susa, mettendo in evidenza anche il cosiddetto fenomeno di dispersione urbana della popolazione.
La diffusione insediativi -ha aggiunto Federico Oliva presidente dell’Istituto nazionale urbanistica- è massima fonte di insostenibilità: perché favorisce anche l’uso di mezzi di mobilità privati, e quindi avvia un processo economicamente ed ambientalmente negativo. Purtroppo manca sul consumo di suolo un dato nazionale reale, il lavoro fatto dalla Provincia di Torino dovrebbe essere preso ad esempio da tutte le altre Province italiane.
Luca Mercalli, Presidente Società Meteorologica Italiana ha sottolineato che
il lavoro conoscitivo che la Provincia di Torino sta portando avanti da anni per la quantificazione del consumo di suolo è di importanza basilare. Su questa base chiunque, dal legislatore al cittadino, potrà riflettere e agire responsabilmente, ci si augura con incisiva rapidità. Perché il consumo di suolo è una strada senza ritorno e gli errori di oggi peseranno sulle generazioni di un lunghissimo domani.
(Uff stampa Provincia di Torino)
28 / 03 / 2009
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