Juventus - Roma 1-2. La svolta non arriva, ma il risultato è bugiardo 24 / 01 / 2010 - Pare di non vedere mai la fine del tunnel e invece se guardiamo con occhi più attenti qualcosa alla Juventus è cambiato. Purtroppo per i bianconeri non il risultato finale del match, nuovamente una sconfitta. Ma vi sono segnali positivi. Innanzitutto il ritorno del franco maliano Sissoko. Il colosso di colore per almeno 65 minuti è stato il dominatore del centrocampo. Proverbiali le sue interdizioni nella metà campo, un vero catalizzatore di palloni, un buon ripropositore della manovra. È da attribuire a Momo Sissoko il dominio bianconero del primo tempo. La pochezza del centrocampo juventino, però, obbliga lo straordinario giocatore a prestazioni fisiche da sfinimento; è comprensibile pertanto a un certo punto della partita l’esaurirsi delle risorse. Nulla da imputare al gigante del Mali quindi se nel secondo tempo da ultimo uomo nulla ha potuto sul lanciato Vucinic, successivamente abbattuto da Buffon in uscita -espulsione sacrosanta del portiere della Nazionale-. Ancora più giustificato il calo di freschezza se si pensa che il centrocampista, solo fino a pochi giorni fa, giocava partite di alto livello, il torneo continentale africano, a condizioni climatiche ben differenti da quelle trovate nella gelida Torino di queste settimane.
Il secondo segnale positivo, a giudizio dello scrivente è stato il quarto d’ora del neo acquisto Candreva. Buona personalità, buona corsa e buona gamba sono sembrate quelle dell’ex livornese. Davvero un peccato l’esitazione dell’ultimo minuto che ha permesso a Rijise di colpire di testa e segnare la rete della vittoria giallorossa, ma ciò non toglie la buona impressione lasciata. La rete di Rijise per altro deriva da una serie di errori, l’ultimo dei quali è del giovane Candreva: la mollezza dello pseudo fenomeno Diego sul tackle di Pizzarro, autore del cross per il norvegese della Roma e la posizione errata di Brazzo Salihamidzic, autore comunque di una buona prova, sono stati i fattori determinanti del patatrac finale. Quando il fato è avverso, poi, c’è poco da fare.
L’ultimo segnale positivo della serata per i bianconeri è stato il carattere, quello non manca mai, la squadra non si è ancora disunita e questo è miracoloso visto l’andamento degli ultimi mesi. La Juventus, pur sempre nella miseria del suo calcio di quest’anno, ha fatto una buona partita, con tenacia e pressione per almeno 60 minuti, con ardore e grinta fino alla fine. L’organizzazione del gioco è sempre molto scolastica, col povero Amauri sempre abbandonato in avanti e con lo pseudo fenomeno brasiliano Diego, pessimo uomo di raccordo sulla trequarti, ancora peggiore rifinitore, improponibile attaccante.
La Juventus resta attaccata alle prodezze di un quasi 36enne, l’intramontabile Capitano, Alessandro Del Piero, autore di un gol da manuale del football: palla a campanile, staffilata a mezza altezza al volo di sinistro dalla sinistra dell’area piccola verso il palo più lontano. Standing ovation, signori. Complimenti allora a Ferrara quando per il coatto ingresso di Maninger al posto dell’espulso Buffon decide di togliere dai giochi il Capitano e non lo pseudofenomeno, l’inutile folletto brasiliano Diego da Cunha.
A questi segnali positivi fa riscontro la solita assenza di una manovra ben organizzata e rifinita e le solite prestazioni insufficienti di alcuni punti cardine della squadra. Dello pseudofenomeno brasiliano si è già scritto, ma gli fanno compagnia l’italobrasiliano Amauri, per il quale di pericoloso si rammenta solo un colpo di testa nel secondo tempo facilmente parato dal numero uno giallorosso e il timido e impacciato Fabio Grosso. Lo scrivente ormai da parecchi mesi rimpiange il giovane Molinaro della scorsa stagione, il piede non era dei migliori, ma almeno in corsa e recuperi dava affidamento. Di Grosso oggi invece ricordiamo le innumerevoli volte in cui Taddei lo ha impensierito, il ridicolo modo in cui lo ha atterrato in area a metà del secondo tempo, con conseguente pari della Roma su rigore a Francesco Totti, e l’assenza di una sua cavalcata nella metà campo avversaria.
Per quanto riguarda la Roma di Ranieri, il grande vincitore della serata, in realtà non si può dire nulla di eccezionale. Partita ordinata e di contenimento per tutto il primo tempo, sempre molto concentrata nei 90 minuti, mai doma, ma neanche mai devastante, come il passo di questi ultimi mesi lascerebbe invece presupporre. Una squadra normale, che si ritrova al terso posto, questo la dice lunga sulla iperpochezza di questo campionato italiano. In questa normalità lo scrivente ha visto un ottimo De Rossi, un prezioso Pizarro, un reattivo e dinamico Perrotta, che Lippi non dovrebbe trascurare, e un cinico Totti. Niente di più, eppure la Roma oggi si porta a casa tre punti da Torino. Cacciare oggi Ferrara sarebbe un errore, la Juventus trova da ora il suo centrocampo migliore con Sissoko, Melo, Candreva e Marchisio, in attesa di Camoranesi. Da giovedì in Coppa Italia con l’Inter, però, il buon Ciro non avrà più alibi.
(Mauro Napoli)
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