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Juventus-Catania 1-1: saluti, ringraziamenti, ma bisogna tornare a lavorare

Quando non c’è la tensione necessaria, la Juve non gioca con l’ardore che ne fa una squadra unica, c’è poco da fare. Ho ribadito più volte che mi sarei stupito delle abilità di Ranieri nel motivare la squadra, visto che obbiettivi da raggiungere nell’anno non ce n’erano più. Infatti, Ranieri non ce l’ha fatta e queste ultime uscite bianconere sono una pena immensa.
Anche oggi, dopo Siena, si è vista una Juve molle, lenta, prevedibile. Di fronte un Catania voglioso e volenteroso. Anche se il risultato finale non premia eccessivamente i siciliani, secondo me è giusto riconoscere che gli etnei erano ben schierati in campo e combattivi. Complimenti, quindi, al tecnico Walter Zenga, che oggi è stato beccato a lungo per i suoi trascorsi nerazzurri, credo. Un accanimento curvaiolo poco simpatico.
Viste le defezioni di Molinaro e Zanetti, oggi sono scesi in campo Zebina e Tiago, con Grygera spostato a sinistra. A sorpresa sulla fascia sinistra Palladino giocava al posto del sempiterno Pavel Nedved. Quando al fischio di inizio si rilevano Zebina, Tiago e Palladino fra i titolari, il presagio che ci sarà da soffrire affiora alla mente. E puntualmente questo presagio si trasforma in realtà.
Zebina resta un mistero: un calciatore dal fisico imponente e dalle doti atletiche notevoli, che non riesce mai a proporsi con tempestività, ad affondare nelle retrovie avversarie, a mettere dentro una palla decente. Tiago, invece, non è più un mistero: è un brocco conclamato dal passo lento, sempre fuori dal gioco, sempre in affanno nel contrasto, piatto e prevedibile quando sfortunatamente entra in possesso del pallone. Palladino, un narciso con la sindrome del Cristiano Ronaldo, che tenta di emulare nelle movenze e nelle giocate, senza avere le medesime doti né tecniche né di velocità. Quest’ultimo comunque è da tenere, un buon rincalzo utile per la prossima Coppa Italia.
Perdonate le ripetizioni, quindi, ma anche oggi primo tempo al cloroformio, salvo alcune giocate di Capitan Del Piero, l’unico reattivo, che al 5°, al 9°, al 22° e la 35° hanno sfiorato la porta catanese, senza per altro mai inquadrarla. L’azione più bella, però, è al 26° quando Trezeguet appoggia fuori per Sissoko che spara un missile che sfiora la traversa. Il Catania in questo primo tempo ha avuto una buona partenza, poi ha mollato qualcosa ai bianconeri e al 40° si è reso maggiormente pericoloso con una punizione di Vargas respinta con i pugni da Buffon.
Nel secondo tempo, stessa Juve del primo. Incomprensibilmente Pavel Nedved ancora in panchina. Quando al 72° il ceco entrerà in campo, un boato di saluto ne accompagnerà l’ingresso.
Al 47° il Catania va in rete, in seguito ad un calcio d’angolo battuto sul portiere da cui scaturisce una mischia, al termine della quale Martinez ha la meglio, scavalcando Buffon. Interessanti gli schemi del Catania sui corner, che sempre hanno messo in difficoltà il numero uno al mondo, anche se con un po’ di sale, mettendo semplicemente un uomo sul palo, certi rischi la retroguardia bianconera se li sarebbe potuti evitare.
Preso il gol, finalmente, la Juve inizia a cambiare marcia, perché il pubblico bianconero di chiudere in casa con una sconfitta dal Catania proprio non lo digerisce. Aumenta la pressione nella metà campo catanese, ma, come spesso è accaduto in giornate come questa, l’efficacia dell’arrembaggio è quasi nulla. E per di più oggi mancava l’ariete Iaquinta, pertanto sfondare nelle affollatissime retrovie catanesi risultava impresa improba. Si pensi solo che l’unica azione degna di essere definita un pericolo per il portiere etneo avviene all’86°, quando Zebina, miracolo, imbeccato da Del Piero arriva sul fondo e centra per Trezeguet, il cui tiro ravvicinato viene respinto dal corpo di Bizzarri. Anche oggi per il francese giornata anonima, ma non ci sentiamo di addossare troppe responsabilità al Re Leone, perché oggi si è fatto di tutto pur di non servirlo a dovere e deve essere stato questo a far uscire il bomber rabbuiato subito dopo il fischio finale, senza neanche festeggiare con i compagni. Sono particolari, ma sono segnali a cui il tecnico romano dovrebbe dare la giusta importanza. La rabbia di Trezeguet a fine partita è l’orgoglio di essere juventino, l’insoddisfazione dello stesso è il campanello d’allarme.
All’88° Del Piero pareggia, grazie a un cross a mezz’altezza dell’indomito Chiellini.
Meno male, una chiusura meno insipida, ma attenzione, perché qui c’è da lavorare molto.

Mauro Napoli

11 / 05 / 2008


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