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Juventus-Genoa 4-1: una preziosa vittoria, un risultato ingannevole

Di fronte a un 4 a 1 contro una delle squadre più in forma del campionato è difficile non lasciarsi andare in entusiasmi sconfinati. Invece preferisco osservare la partita in maniera più realistica e trarne le dovute conseguenze.
Il 4 a 1 è un risultato bugiardo. Non perché la Juventus non meritasse la vittoria, perché questa, grazie alla presenza di alcuni Super Fuoriclasse e di altri in serata di grazia, ci poteva anche stare, ma perché indurrebbe a pensare ad una supremazia territoriale totale, che in verità non c’è stata.

La Juventus sblocca il risultato dopo due minuti grazie a una magia di Del Piero che lancia Grygera in area di rigore, bravissimo quest’ultimo a bucare Rubinho da posizione angolare molto difficile. Per circa 15 minuti tiene in mano la partita, ma il Genoa non ci sta e replica senza timore. L’azione di Milito al 18° quando dalla destra siede Legrottaglie e calcia sull’esterno della rete da pochi metri da Manninger è da applausi. Il mio plauso va a questo argentino del Genoa, stranamente ignoto ai più fino all’anno scorso, perché è veramente un centravanti formidabile: tecnica individuale sopraffina, leggerezza di movimento e visione della porta perfetta.
Nel momento in cui il Genoa si fa sotto, Grygera, uno di quelli in serata di grazia, pennella un cross perfetto per Amauri che si alza in cielo e di testa la piazza nell’angolino più inarrivabile per l’estremo genoano. Prodezza di uno dei Super Fuoriclasse della Juventus.
È il 25°, potrebbe essere la rete che abbatte gli avversari, ma non è per niente così, perché il Genoa resta più che vivo e prende le chiavi della partita per tutti i 90 minuti.
La freschezza e la rapidità dei genoani ingigantiscono la lentezza e la pochezza di idee della Vecchia Signora, le cui trame troppo spesso chiamano in causa Manninger, come se costui potesse fare il regista dalla sua area di rigore. Tiago mi pare tornato quello dell’anno scorso, lento e banale nelle giocate, ma con qualche contrasto vincente in più. Sissoko è troppo impreciso, anche se sempre decisivo nel pressing e nell’erigere la diga di centrocampo. Pavel Nedved, uno dei Super Fuoriclasse, non è in serata, troppo affaticato e pertanto improduttivo in avanti, impalpabile in interdizione. Fortunatamente sulla sua fascia naviga a vele spiegate un Molinaro rinato. Alla faccia di tutti i suoi detrattori, il campano sfodera prestazioni impressionanti sia in fase difensiva, dove con alcune diagonali sbroglia situazioni complicate, sia in fase offensiva: all’ 82°, cioè a 10 minuti dal termine, dopo una partita di grandi corse, si lancia in una volata di 70 metri palla al piede, lasciando sul posto Sculli, crossa teso e basso e dà il là all’azione che porta Del Piero a impegnare Rubinho con un rasoterra da pochissimi metri. Io mi inchino davanti al signor Molinaro.
Al di là di queste iniziative personali superlative il gioco della Juventus è molto farraginoso, credo a causa dei tre elementi citati sopra, che però rimangono in campo per 90 minuti. Forse anche Ranieri non è in serata di grazia, visto che il primo cambio lo fa al 68° e toglie un buon Marchionni per Camoranesi, il secondo all’84°, inserendo Iaquinta per Amauri e il terzo al’88° per rendere omaggio al Capitano, che lascia il posto a Giovinco. Occorre prendersi qualche rete prima di accorgersi che Tiago è in affanno dal 30° del primo tempo, che Pavel Nedved non è in serata e che la squadra sta soffrendo?
La partita si conclude con un gran gol di Vincenzo Iaquinta che, appena entrato, si vede lanciare dritto in area di rigore da un tocco divino di Capitan Del Piero e non può che buttarla dentro, e con un autorete del greco Sokratis al 92°, autore di un intervento che anticipa sì Iaquinta appostato sul cross basso di Camoranesi, ma anche l’incolpevole Rubinho.
Mauro German Camoranesi mi è parsa la nota più lieta della serata, risultato a parte. Si è mosso molto bene nei minuti a sua disposizione, mostra sempre una classe individuale enormemente al di sopra della media, ha sfoderato due accelerazioni e due tocchi di prima da strabuzzare gli occhi.

Per la sfida di Milano di sabato prossimo si parta da questo e ci si goda il risultato, ma non ci si crogiuoli troppo sugli allori, il risveglio potrebbe essere traumatico.

Mauro Napoli

14 / 11 / 2008

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