L'Eco di Torino condanna i sanguinosi eventi in Tibet, ad opera della Cina
Come scrissi mesi fa, sembra che la Cina sia già diventata una superpotenza. Molti stati occidentali tacciono di fronte alla violazione dei più semplici e basilari diritti umani che nel territorio cinese è all'ordine del giorno.
I nostri mercati, d'altra parte, sono invasi da prodotti asiatici; le nostre aziende, poi, investono molto in questo paese.
Quindi, cosa possono fare i nostri governi se non imitare le tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo)?
Tanti secoli di guerre, battaglie, sacrifici per ottenere i nostri diritti, per salvaguardarli, per tutelarli dalla violenza e dall'ingiustizia.
E ora? Chi se ne frega... ci sono le Olimpiadi! Vuoi mettere? Una corsa dei cento metri con un gruppo di buddisti che chiede solo rispetto per le proprie idee, la propria religione, il proprio stile di vita?
Certo non si può chiedere il boicottaggio dell'evento sportivo per eccellenza. E' il sogno, altrettanto importante, di molti giovani, di una vita dedicata allo sport e all'impegno. Non è certo il boicottare tale evento che salverà i tibetani. Cominciamo con altre strade, altre vie. Non compriamo prodotti dei quali non conosciamo la provenienza o la fattura, avvenuta, spesso, attraverso lo sfruttamento della manodopera minorile (anche se più che minorenni sono proprio bambini).
Ma cosa ci si può aspettare da un paese, come il nostro, che lo scorso autunno, in occasione della visita del Dalai Lama in Italia, si è rifiutato di incontrare il premio Nobel per la pace? Il governo aveva forse paura di urtare i sentimenti della Cina?
Ipocrisia ed è tutto alquanto triste.
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18 / 03 / 2008
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