La bottega del caffè, prima nazionale al Teatro Gobetti (7 marzo-1 aprile)

22 / 02 / 2012 - Nel 1750 Goldoni compone sedici commedie, introdotte dal manifesto de Il teatro comico. È in questo gruppo che fa la sua prima apparizione La bottega del caffè, destinata a diventare un titolo celebre. Un’opera da subito entrata nel canone, eppure piena di misteri e ambiguità; un titolo che nel tempo ha suscitato riletture complesse, come quella di Rainer Werner Fassbinder.
L’idea del progetto è quella di una scrittura nuova, che, senza tradire la scansione, i temi e le battute micidiali del testo originale, parli ad un oggi segnato dalla crisi economica e dal dominio dell’informazione.
Gli intrighi e le vicende del testo sono, senza forzature, quelle del gossip che oggi impera tutto schiacciando e distruggendo.
Don Marzio davvero è l’antesignano dei mille cronisti di gossip che oggi stabiliscono un proprio potere con rivelazioni più o meno scottanti, in un gioco perverso.
Eppure allo stesso tempo, egli è anche capro espiatorio di un mondo regolato da un duro meccanismo di sfruttamento economico di cui non capisce il senso e in cui crede di poter avere un posto per tramite del suo controllo sull’informazione.
Straniero (napoletano a Venezia) vive infatti in un mondo di cui cerca disperatamente di comprendere le regole fino a diventare ostaggio delle sue stesse parole.
Nel testo il denaro ha un peso schiacciante e Ridolfo, “onesto caffettiere”, portavoce di una morale ricattatoria, malgrado tutti i suoi moralismi, è in sostanza alla ricerca del potere.
Egli gioca una partita senza esclusione di colpi con il biscazziere Pandolfo per la supremazia sul territorio.
I personaggi femminili, apparentemente deboli, rivelano invece una concretezza estrema e un dolore che riesce a smuovere i personaggi maschili dediti unicamente all’economia o alla cieca pulsione dei sensi.
Il gioco d’azzardo è infine la metafora principale: intorno a un tavolo, della bisca o del caffè, si definisce il destino di una serie di personaggi che disperatamente cercano una propria autenticità, non riuscendo a togliersi di dosso le incrostazioni di un vivere sociale basato sul controllo di tutti contro tutti, dove Don Marzio, vittima e carnefice, si assume il compito di velenoso cantastorie di un ambiente che è in bilico tra farsa e tragedia.
ACTI Teatri Indipendenti, Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Residenza Multidisciplinare di Rivoli con il sostegno del Sistema Teatro Torino presentano in prima nazionale
La bottega del caffè
una storia di intrighi e veleni di Luca Scarlini da La bottega del caffè di Carlo Goldoni, con la regia di Beppe Rosso
interpretato da Elia Schilton, Beppe Rosso, Riccardo Lombardo, Cinzia Spanò, Paolo Giangrasso, Ornella Balestra, aiuto regia Irene Zagrebelsky, coreografie Ornella Balestra, scene Paolo Baroni luci Cristian Zucaro, costumi Laura Dondoli e Sofia Vannini, direttore di scena Francesco Mina, fonico Paolo Calzavara, assistente Alberto Barbi.
Quando? dal 7 marzo al 1° aprile 2012
- martedì e giovedì, ore 19.30
- mercoledì, venerdì e sabato ore 20.45
- domenica ore 15.30
Costo?
Dove? Teatro Gobetti via Rossini 8, Torino
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