La buona novella di Fabrizio De André, Tangram Teatro Torino (3-13 dicembre)
Non si trattava di suonare la batteria in una canzone, ma di essere parte integrante di un lavoro assolutamente innovativo per quell’epoca. Si trattava di un album concept, il primo nel suo genere, il cui tema di fondo era la storia delle storie. Una versione inedita dei Vangeli che spiazzava l’ascoltatore, lasciando spazi a molte domande e approfondimenti carichi di forte emotività.
E’ la dichiarazione di Franz Di Cioccio, leader della PFM, rilasciata in occasione del debutto torinese de La Buona Novella di Tangram Teatro lo scorso anno.
Bruno Maria ferraro, Ivana Ferri e il gruppo rock dei Supershock portano in scena a quarant’anni dall’uscita dell’ LP il capolavoro poetico di De Andrè riconducendolo alle storie che lo avevano originato. Il risultato è uno spettacolo a metà tra il teatro di narrazione e il teatro canzone di grande suggestione.
E’ impressionante pensare -dicono Ivana Ferri e Bruno Maria Ferraro- che queste canzoni sono state scritte da un De André trent’enne, un ragazzo allora già conosciuto e che di mestiere faceva il cantautore con la vocazione di andare controcorrente. Nelle sue canzoni i personaggi della tradizione cristiana assumono una luce particolare, un’umanità che li avvicina a noi, una corrispondenza al nostro vissuto che sollecita dubbi e ci interroga ancora oggi con una forza straordinaria.
La parola e la musica. Elementi che incontrandosi acquistano forza, raccontano, evocano, scavano solchi profondi, curano ferite. Ma quando nel Protovangelo di Giacomo, Giuseppe si accorge che il mondo intorno a lui si è fermato, gli uomini, gli animali, il vento sono immobili in un fermo immagine ante-litteram di straordinaria bellezza ed efficacia cinematografica, in quel momento non c'è parola, non c'è suono, non c'è musica. La nascita del Messia è l'inizio del mondo nuovo, nulla, dopo, sarà più come prima. E allora questa storia, questo particolare momento, vale la pena di raccontarlo restituendo umanità a personaggi bloccati nella loro, un po' triste, condizione di icone. E attraverso la loro umanità, nella loro profondità cercare le "nostre" ragioni, i nostri riferimenti. Percorrere, chi crede e chi no, un tratto di strada, insieme.
Le fonti. Due sono i blocchi di riferimento sui quali è costruito questo spettacolo che è a metà tra il teatro di narrazione ed il teatro-canzone. Dai vangeli Apocrifi è tratto il tessuto narrativo, le vicende che ci raccontano del punto di incontro tra l'umano ed il divino. Ma se degli apocrifi conosciamo bene, attraverso il Mistero Buffo di Dario Fo, i paesaggi e i personaggi che circondano l'infanzia di Gesù, decisamente meno note sono le vicende narrate sull'infanzia di Maria, sulla morte e resurrezione di Cristo, fino al sorprendente "Ciclo di Pilato". Se ne occupò nel 1968-69 un cantautore trentenne, andando come al solito controcorrente, al quale in sala di registrazione i musicisti, lasciati i leggii, chiesero: "Perché !?". A Fabrizio De André era solo venuto in mente di raccontare storie conosciute in maniera diversa. Distillando gocce di poesia. E la "sua" Buona Novella è il capolavoro poetico di una delle più lucide ed incisive voci del '900. Portare oggi quest'opera in teatro, immergendola nelle fonti originali, è per noi orgoglio e privilegio.

Lo spettacolo. Giuseppe è in cammino, Maria ha le doglie e lui cerca aiuto. Mentre cammina si accorge che il mondo si è fermato, uomini intenti ai loro lavori, animali che stanno bevendo, il vento stesso è immobile. Il mondo nuovo nasce così, da una fotografia, la prima, tridimensionale, con Giuseppe che la descrive utilizzando una soggettiva cinematografica. I Vangeli tutti, canonici ed apocrifi, nascono dal desiderio di testimoniare qualcosa di straordinario, dal bisogno di radicare una tradizione, mescolando rivelazione e storia, speranza e realtà. E nei Vangeli tutti, domina l'impronta della Buona Novella che esprime la potenza divina del Cristo, non soltanto della vita nella morte, ma della vita nella vita. Nessuno, credente o non credente, riesce a sottrarsi al fascino di vicende che la storia non può contenere, che sollecitano dubbi e paure profonde, così radicate nel nostro immaginario da diventare cardine culturale comune. Alla periferia dell'Impero, in un angolo anonimo del mondo accade qualcosa che forse è storia, forse leggenda, dove è superfluo distinguere il vero dal falso. Ma è lì il luogo della costruzione delle nostre speranze e delle nostre paure. E' lì che si generano i nostri dubbi i nostri tentativi di soluzione, è lì che affondano le nostre contraddizioni. Ed è lì che inizia un futuro che stiamo ancora percorrendo, tutti nella stessa direzione, poche volte guardandosi negli occhi, quasi mai con la volontà di capire le ragioni dell'altro.
La Buona Novella
da Fabrizio De André ai Vangeli Apocrifi liberamente tratto dai Vangeli Apocrifi e da La buona novella di Fabrizio De André con Bruno Maria Ferraro (prima foto in alto)
Valentina Mitola e Paolo Cipriano (seconda foto sopra) musiche: Fabrizio De André eseguite in scena dai Supershock Riferimenti letterari: Protovalgelo di Giacomo, Ciclo di Pilato, Vangelo di Nicodemo, i libri dell'infanzia di Maria, la Buona Novella di Fabrizio De André messa in scena: Ivana Ferri luci: Gianni De Matteis elementi di scena: Renato Ostorero direzione tecnica: Francesco Fuggetta organizzazione: Roberta Savian produzione: Tangram Teatro Torino per Elogio alla Follia 2008
Quando?
Dove?
Costo?
Info
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Tangram Teatro Torino
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tel 011.338698
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03 / 12 / 2009
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