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La Gazzetta del Popolo, ecco la prima pagina del 16 giugno 1848


La Gazzetta del Popolo era un quotidiano italiano fondato a Torino il 16 giugno 1848. Ha cessato le pubblicazioni il 31 dicembre 1983, dopo 135 anni. Di seguito viene riportata fedelmente la prima pagina del primo numero uscito "in edicola". Scopriamo i fatti storici precedenti all'unificazione d'Italia, avvenuta nel 1861.

Gazzetta del Popolo
venerdì 16 giugno 1848

Cadun numero Cent. 5

Si ditribuisce tutti i giorni a un'ora - Pubblica le principali notizie del mattino

Escluse le Domeniche e le quattro Solennità - Occorrendo si pubblicheranno Supplementi

Prezzo
  • Associazione per un mese in Torino L. 1
    In Provincia L. 1,20
    Per la Posta (franco) L. 1,60
Tutte le lettere e i pieghi saranno diretti alla Tipografia editrice franchi di porto, altrimenti saranno rifiutati e considerati come non avvenuti.

Torino 15 Giugno
Vicenza è caduta in potere nemico! Ma da vera città italiana, dopo d'avere furiosamente combattutto. Cesse, ma oppressa da 30.000 tedeschi e solamente ad onorevoli patti. Il generale Durando, il D'Azeglio fecero prodigi di valore. D'Azeglio anzi è ferito. I morti per parte nostra sommano a 500, per parte degli austriaci a 5.000, cantino vittoria se possono! Cantino pure, già dietro le spalle loro risponde il cannone dell'armata piemontese.
Purchè Padova che è legata a Vicenza colla strada ferrata non abbia a sofrire la stessa sorte.
Ma la medesima strada che porterebbe colà le orde tedesche vi porterebbe pur dietro colla celerità del lampo le nostre schiere.
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Guerra sul mare
Il giorno 31 maggio il Beroldo, Tripoli, il Malfatano sono stati destinati con diverse golette e cannoniere veneziane a bombardare il piccol forte di Caorle situato a 15 miglia da Venezia, dove avevano riparato parecchie centinaia di Croati. Però, causa l'agitazione del mare, non vi si potè fare gran frutta.
La flotta austriaca si trova più che mai bloccata dalla nostra nel porto di Trieste.
Noi sospiriamo di cuore il momento in cui una nave governata dai nostri bravi marinai di Genova s'attacchi ad una nave tedesca; la da essere una cosa da ridere.
10 Giugno. Sappiamo che la bloccata Trieste è in subbuglio; alcune piccole navi tedesche cariche di munizioni furono già catturate dalle nostre. L'affare non va male. Tanto più che ai nostri legni ritornarono finalmente a riunirvisi i legni napoletani.
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Parlamento Nazionale
Camera dei Deputati. Dei Deputati si continua sempre domandando con sommo calore al Ministero che armi la nazione, che provveda attivamente a fornire la Guardia Nazionale degli schioppi du cui questa è tuttora mancante in moltissimi paesi. Più: si domanda in celere attivazione di fabbriche d'armi... ed i Deputati hanno ragione.
I Ministri rispondono sempre che provvederanno.
Ci pensino perchè può darsi il momento in cui tutta la Nazione levandosi in massa loro chiedesse armi per correre alla sua difesa.
Considerino i Ministri che grave malleveria peserebbe sul loro capo se in quel momento al popolo che pronto chiedesse partire per combattere il Tedesco mancassero armi!
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Camera dei Pari
Dicesi (non entriamo mallevadori di simili dicerie) che un famoso astronomo, membro della Camera de' Pari, contemplando dalla vicina specola i suoi colleghi, abbia escalamato: "Corpo d'una cometa! nessuna stella e tante lanterne!"
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Gioberti e Ciciruacchiò
Il dì 5 corrente Gioberti fu a visitare Angelo Brunetti, detto Ciciruacchiò, nella propria casa

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Storia del quotidiano (tratta da Wikipedia)
Fu fondata dallo scrittore Felice Govean e dai medici Alessandro Borella e Giovanni Battista Bottero. La prima sede del giornale si trovava in Piazza IV marzo. Fu lanciata con un prezzo molto contenuto (5 centesimi la copia e 12 lire l'abbonamento annuale) per favorirne la diffusione presso la piccola borghesia istruita. Arrivò presto a 14.000 abbonati.

Fu diretta dal 1848 al 1861 da Govean e successivamente, per molti anni, da Bottero. Di orientamento liberale, monarchico e anticlericale, appoggiò la politica di Cavour e il programma risorgimentale di unificazione italiana. In seguito si oppose alla politica di Giovanni Giolitti e sostenne la Sinistra storica di Crispi.

Nel 1921 diede vita al supplemento illustrato L'illustrazione del popolo, sulla falsariga della Domenica del Corriere, che nel 1930 pubblicò per primo in Italia le strisce di Topolino.

Nel 1945, dopo la fine della seconda guerra mondiale, cambiò provvisoriamente nome in Gazzetta d'Italia, per poi ritornare al nome iniziale.
Nel dopoguerra fu gestita dalla Democrazia Cristiana, alla quale faceva riferimento il direttore Giorgio Vecchiato, ma la redazione era fortemente sindacalizzata e mantenne un orientamento politico di sinistra (il polemista dell'Unità Fortebraccio la definì "forse in segreto filocomunista"). Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta condusse alcune importanti inchieste sul lavoro minorile, sulle baronie mediche e sugli incidenti sul lavoro.

Mantenne una tiratura elevata per alcuni anni, fino a quando venne schiacciata dalla concorrenza della Stampa, di proprietà della Fiat.

Nel 1974 l'editore Alberto Caprotti ne decise la chiusura: per 14 mesi la testata fu retta da una cooperativa autogestita di giornalisti e lavoratori poligrafici. Nel 1975 la proprietà passò alla società Editor dell'editore milanese Lodovico Bevilacqua, che però non ne risollevò le sorti. Nel 1980 il deficit della testata si fece sempre più pesante e si decise di trasformarne il formato in tabloid, senza benefici.

Il 9 luglio 1981 il tribunale decise il fallimento della Editor. Il giornale fu pubblicato ancora per qualche settimana in gestione provvisoria, fino alla chiusura decisa dai giudici il 2 agosto. Le pubblicazioni ripresero provvisoriamente nel 1982, fino alla chiusura definitiva il 31 dicembre 1983.

La proprietà della testata, dopo vari passaggi, è passata nel 2004 mani dell'imprenditore e politico piemontese Vito Bonsignore.[2] Nel 2005 si è parlato di un possibile rilancio della testata,[3] ma non è accaduto nulla.


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