La Locandiera di Carlo Goldoni al Teatro Gobetti, Torino (12 al 24 gennaio) 11 / 01 / 2010 - Cavallo di battaglia per attrici italiane e straniere, come per la leggendaria edizione del 1952 diretta da Luchino Visconti alla Biennale di Venezia, protagonista Rina Morelli, La locandiera di Carlo Goldoni ha visto nel nostro paese le più grandi interpreti calarsi nei panni di Mirandolina. Mirandolina è «donna, che conoscendo il suo punto, sa stabilire la sua fortuna» e Goldoni dimostra di affrontare e risolvere con maturità il tema dell’affermazione femminile, recependo e trattando le istanze che emergono dal pensiero illuminista del tempo. Il perché del successo della commedia risiede nella modernità della protagonista, una donna caustica e autonoma, una imprenditrice che sceglie di essere tale anche nel gestire gli affari di cuore, attenta alla borsa e lucida nelle valutazioni dei possibili pretendenti. Sfilano nella sua locanda nobili e arricchiti, ma la donna non perde di vista il proprio tornaconto, evitando di recitare una parte che non le appartiene (e il siparietto delle attricette ne è la riprova), scegliendo per sé il fedele servitore, un uomo del suo censo, che possa sostenerla senza intralciarla nella vita e nel lavoro. Carlo Goldoni costruisce personaggi femminili a tutto tondo, affidando loro una lucidità di intenti che l’eroe positivo Pantalone ha ormai smarrito.
Dopo il premiatissimo Le smanie per la villeggiatura (premio ETI miglior spettacolo italiano 2007), -scrive la compagnia- Le Belle Bandiere si riaccostano a Goldoni con La locandiera, che lui stesso definì “la più morale, la più utile, la più istruttiva” tra le sue commedie, in cui tutti i personaggi sembrano alla ricerca di un atto miracoloso - amore, matrimonio, accomodamento - che sia antidoto all’angoscia e che risolva pavidità e sogni infranti. Contemporaneamente Elena Bucci e Marco Sgrosso, fondatori del gruppo teatrale Le Belle Bandiere, sorto in seno al teatro di Leo De Berardinis, continuano la loro esplorazione irriverente, intelligente e innovativa dei classici del teatro italiano. Nella spettacolarità di un intreccio ad orologeria che contrappone senza mezzi termini una vivace guerra dei sessi, condita al tempo stesso da una feroce ironia sui contrasti sociali e sul mutare di tempi e convenienze, capitano di questa zattera ed instancabile folletto che provvede a lustrarne il piccolo ma solido ponte, è proprio la figura della locandiera. Con intelligenza, civetteria e determinazione, Mirandolina intesse una sottile trama di gesti che confortano grandi paure attraverso la soddisfazione di semplici bisogni quotidiani, quasi fosse una settecentesca - ma quanto contemporanea! - vestale di un tempio dedicato alla ricostruzione di personalità danneggiate, nell’illusione di poter ricreare un ordine del mondo a partire dal luogo da lei animato e abitato. Il suo servire ha la dignità e l’incedere di una regina senza titoli, tranne quello che le deriva dalla coscienza del suo ruolo e dallo sguardo lucido e vigile su quanto la circonda. La sua vocazione è quella di soddisfare i bisogni secondari, in modo che quelli primari, nella loro drammatica evidenza, balzino agli occhi degli avventori, che già sentono dentro di sé l’urgenza di adattarsi ad un mondo che cambia. E l’ostinata, lucidissima misoginia del Cavaliere è destinata a sbriciolarsi inesorabilmente per celebrare il trionfo della “barbara crudeltà” di una donna moderna, un’affascinante impresaria la cui grazia è freddo mestiere e che alla resa dei conti sceglie una sana concretezza al vacuo baluginio dei lustrini in disfacimento. Si respira tra le pagine leggere e brillanti di Goldoni la smisurata solitudine di personaggi in balìa delle proprie ossessioni e di inconfessati bisogni vitali, non soltanto quella volontaria e misantropa del Cavaliere, ma anche quelle del Marchese e del Conte, amici-nemici-rivali pronti ad improvvisi e fatui cambi di alleanze, o quella attonita di Fabrizio, la cui cieca abnegazione alla padrona-femme fatale avrà per premio un matrimonio senza amore. Con Dejanira ed Ortensia poi - entrambe marionette di quella femminilità insulsa ed interessata da evitare come la peste - irrompe nell’intreccio l’ombra fascinosa del grande teatro guitto che Goldoni volle combattere, il teatro delle maschere e delle moine, delle finzioni esagerate e della disperazione saltimbanca. In questa locanda, ristrutturata ma non troppo, i riti che si consumano servono a prepararsi al cambiamento, alla coscienza di sé, ad un andare avanti nonostante qualsiasi naufragio. E l’apparente concretezza delle soluzioni nasconde una saggezza che dobbiamo imparare a praticare di nuovo, ritrovando nel benessere del qui ed ora un medicamento dello spirito che ha troppo viaggiato.
Fondazione del Teatro Stabile di Torino - Stagione 2009-2010
prima nazionale
La Locandiera di Carlo Goldoni
progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso, per la regia di Elena Bucci. Lo spettacolo è interpretato da Elena Bucci (Mirandolina), Marco Sgrosso (Il Cavaliere di Ripafratta), Daniela Alfonso (Dejanira), Maurizio Cardillo (Il Conte d'Albafiorita), Gaetano Colella (Il Marchese di Forlipopoli), Nicoletta Fabbri (Ortensia), Roberto Marinelli (Fabrizio). I costumi sono di Marta Benini, il disegno luci di Maurizio Viani, il suono di Raffaele Bassetti e le parrucche di Denia Donati.
La locandiera, una produzione CTB Teatro Stabile di Brescia e Le Belle Bandiere, è inserito nella Stagione in Abbonamento del Teatro Stabile di Torino.
Quando?
dal 12 al 24 gennaio 2010
- dal martedì al sabato - ore 20.45
- domenica - ore 15.30
- lunedì riposo
Dove?
Costo?
22 euro
Dopo Torino, lo spettacolo sarà al Teatro Sociale di Brescia (26 gennaio - 7 febbraio) e al Teatro Carcano di Milano (23 febbraio - 7 marzo).
Info biglietteria
- Biglietteria del Teatro Regio - Teatro Stabile Torino
piazza Castello 215 telefono 011 8815241 / 242 (mar-ven ore 10.30-18.30, sab ore 10.30-16)
- nei giorni di recita è possibile acquistare i biglietti alla cassa del teatro un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
- numero verde 800235333
- vendita on-line:
sito www.teatrostabiletorino.it email info@teatrostabiletorino.it
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