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L’India dei Rajput in mostra al Mao, ultimi giorni (fino a domenica 6 giugno)


04 / 06 / 2010 - La collezione Ducrot comprende circa duecentocinquanta miniature indiane (si tratta in realtà di dipinti a tempera su carta di varie dimensioni), appartenenti in larga misura alle scuole pittoriche del Rajasthan, dei principati delle colline prehimalayane (pitture Pahari) e dell’India centrale (Malwa). La collezione include anche un numero limitato di miniature Mugal e Deccani.

La mostra, una selezione di circa centocinquanta opere, intende presentare una panoramica degli stili e dei temi iconografici della produzione pittorica su carta che si sviluppò nell’area nord-occidentale e centrale del sub-continente indiano tra il XVII e il XIX secolo, periodo in cui alla grande potenza dell’impero musulmano Mugal si contrappose la fiera resistenza dei principi indiani Rajput. I Rajput sono clan invasori di origine Eftalita (Unni Bianchi), migrati in India dall’Asia centrale nel V-VI secolo e riconosciuti in seguito come casta guerriera dell’induismo. A partire dal XII secolo, con le ripetute invasioni di eserciti mussulmani (arabi, turchi, afghani, turco-mongoli), i sovrani Rajput si ritirarono nel Rajasthan, nelle colline prospicienti l’Himalaya e nelle giungle dell’India centrale, fondando diversi principati di tipo feudale che non riuscirono mai a creare un fronte comune nei confronti dell’invasore islamico. I Rajput seguivano un rigido codice cavalleresco basato sulla fierezza, sull’audacia in battaglia e sull’onore. Oltre alla guerra e alla caccia, la cultura Rajput presenta un carattere romantico e passionale che si manifesta nell’attenzione per la musica, le arti, l’amore idealizzato e la devozione religiosa. Fieri oppositori dell’impero Mugal, i Rajput, nel corso dei secoli, furono conquistati militarmente dalla grande potenza musulmana, perdendo la loro indipendenza ma mantenendo posizioni di rilievo nell’esercito, nell’amministrazione e nella vita di corte.

La pittura Rajput, erede della tradizione religiosa dei manoscritti miniati, mantiene un carattere profondamente indiano nella concezione e nella scelta dei temi iconografici, all’interno tuttavia di una ricerca che vede nella dialettica con l’estetica Mugal, già debitrice nei confronti della pittura persiana, uno dei punti di maggiore rilievo. L’incontro tra i due ambiti culturali si esplicita in un proficuo scambio tra il carattere raffinato della pittura islamica e la vivacità del tratto e dei colori delle raffigurazioni Rajput. Le miniature, caratterizzate da un tratto netto che delinea le figure, da una campitura piena nella stesura del colore e da una prospettiva che non si cura della coerenza nella resa spaziale, presentano diverse interpretazioni stilistiche frutto della sensibilità peculiare di ogni scuola locale, ben documentate nella collezione Ducrot.

Fra i temi iconografici più antichi rappresentati nella produzione pittorica delle corti Rajput si trovano le raccolte di illustrazioni di Ragamala, scene figurate che descrivono i modi musicali indiani, e le miniature che si ispirano alla tradizione religiosa hindu, con la raffigurazione di testi letterari e poetici, tra i quali spiccano le gesta epiche narrate nel Mahabharata e Ramayana o i racconti mitici, in particolare gli amori di Krsna con Radha e con le pastorelle (gopì). Parte importante della produzione pittorica Rajput riguarda tuttavia aspetti della vita di corte, con ritratti (anche di animali come i cavalli e gli elefanti), scene di caccia, processioni, cerimonie religiose e pitture erotiche.

L’India dei Rajput
Miniature dalla collezione Ducrot

Il catalogo della mostra, edito da Skira è curato da Claudia Ramasso e contiene testi di: Vicky Ducrot, Claudia Ramasso, Iabella Nardi, Roberto Perinu e Stefano Piano.

Quando?

  • dal 12 marzo al 6 giugno 2010
    dal martedì alla domenica ore 10-18
    chiuso lunedì
Dove?
  • MAO - Museo d'Arte Orientale
    via San Domenico 11, Torino
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