Micheli e Solenghi al Teatro Alfieri: L’apparenza inganna (fino al 5 febbraio)
01 / 02 / 2012 - Protagonisti e curatori dell’adattamento italiano dal testo originale di Francis Veber -considerato non a torto il Neil Simon francese-sono Maurizio Micheli e Tullio Solenghi, al terzo anno di collaborazione con lo Stabile privato triestino dopo due fortunate stagioni di “Italiani si nasce”, lo spettacolo campione d’incassi con cui hanno dato vita a questo nuovo sodalizio comico.
Dopo i grandi successi del “Rompiballe” e della “Cena dei cretini”, con “L’apparenza inganna” Veber compie un ulteriore salto di qualità, aderendo più credibilmente alle trame del reale e abbandonando i toni spesso farseschi dei lavori precedenti. Al punto che a 10 anni di distanza dall’uscita dell’omonimo film, quest’opera mantiene ancora tutta la sua attualità, affrontando, seppur in chiave comica, temi di dominio pubblico come mobbing, disoccupazione, discriminazione sessuale, omofobia, stalking. Con la consueta vervecomica che li contraddistingue, Micheli e Solenghi creano una nuova versione teatrale tratta dalla sceneggiatura originale, la quale, pur non tradendone le trame essenziali, tiene conto di un’inevitabile “italianizzazione” di ambienti e personaggi. La vicenda del protagonista, Pino Tricarico, contabile diligente e uomo mite senza qualità, prende l’avvio dal suo licenziamento ad opera del direttore del personale, Ercole Spadoni, collega violento e volgare che lo ha sempre deriso considerandolo un’emerita nullità e, di conseguenza, il primo della lista degli impiegati in esubero, resosi necessario dal ridimensionamento dell’azienda. Questa ennesima tegola che si abbatte sul poveretto, oltre al divorzio dalla moglie di cui è ancora innamorato e al fatto che il figlio non lo consideri minimamente, lo porta a contemplare il suicidio. Fermato in tempo dal vicino di casa, sarà proprio quest’ultimo ad escogitare uno stratagemma per salvare il posto di lavoro: fingersi gay (così che la dirigenza non proceda con il licenziamento per paura di mobilitare le associazioni omosessuali). Tricarico, dapprima riluttante, accetta di buon grado il nuovo ruolo generando una serie di reazioni esilaranti, prima fra tutte quella rudemente omofoba di Spadoni. In breve, però, la sua nuova identità gli procura un insospettabile successo su tutti i fronti e ribalta completamente le sue sorti, in ufficio, nella società e anche nella vita privata, trasformandolo da oscuro contabile a icona del movimento omosessuale. Parallelamente il suo rozzo rivale subirà una trasformazione uguale e contraria, diventando un amico delicato e amorevole, fiero sostenitore anch’egli della causa dei gay. Il turbinio di eventi che viene generato ci conduce ad un classico lieto fine, con il reintegro del licenziato che riuscirà anche a riguadagnare la fiducia del figlio e la stima dei colleghi, primo fra tutti il suo feroce antagonista. Per dirigere lo spettacolo, Solenghi, che cura anche la regia, ha volutamente mantenuto la frammentarietà del racconto tipicadel taglio cinematografico, operando una sorta di montaggio teatrale, con scene che si susseguono a ritmo incalzante, caratteristica comune di molte messe in scena del teatro attuale. L’attenzione primaria è sempre verso lo spettatore e la sua costante partecipazione, che non deve mai recedere, pena l’efficacia del nostro racconto. Un racconto che deve essere reale, coinvolgente e al tempo stesso divertente, e che parta dalla credibilità e dal processo di identificazione dello spettatore: se le avventure dei protagonisti non riguardano un po’ anche chi è seduto in platea risulta poi difficile, o quanto meno superficiale, il divertimento che ne deriva.
Livornese di nascita, Maurizio Micheli si diploma alla Scuola d’arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano, prendendo in seguito la laurea al DAMS di Bologna. Negli anni ’70 debutta al cinema in “Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto mentre a teatro è interprete di numerosi spettacoli con registi di fama come Patrice Chéreau e Aldo Trionfo, fino al grande successo di Mi voleva Strehler (1978), scritto con Umberto Simonetta, tuttora in scena con più di mille repliche all’attivo. Negli anni ‘80 la partecipazione a numerosi programmi televisivi e a diversi film – diretti, fra gli altri, da Sergio Corbucci, Ettore Scola, Nanny Loy, Steno, Dino Risi, Castellano e Pipolo – lo rendono popolare al grande pubblico. Negli anni porta a teatro diversi spettacoli di successo: In America lo fanno da anni, scritto assieme a Simonetta; L’ultimo degli amanti focosi di Neil Simon, per la regia di Nanni Loy; Romance romance, commedia musicale diretta da Luigi Squarzina; Disposto a tutto scritto con Enrico Vaime; alcune commedie musicali firmate da Garinei e Giovannini (Buonanotte Bettina con Benedicta Boccoli, Un paio d’ali con Sabrina Ferilli, Un mandarino per Teo con Arianna). Fra i suoi successi più recenti, oltre a Italiani si nasce, La presidentessa con Sabrina Ferilli per la regia di Gigi Proietti e Il letto ovale con Barbara D’Urso e Sandra Milo, diretti da Gino Landi.
Nato a Genova, Tullio Solenghi frequenta la Scuola di Teatro dello Stabile di Genova, dove conosce Massimo Lopez. Debutta in teatro nel 1970 con Madre coraggio di Brecht, prodotto dallo Stabile genovese, con cui la collaborazione proseguirà per altre 7 stagioni di fila. Nel 1982 fonda il celebre “Trio” con Anna Marchesini e Massimo Lopez, che debutta con il programma di Radio2 “Helzapoppin”. L’immediato riscontro del pubblico premia il “Trio” dando inizio ad un sodalizio artistico di grandissimo successo, destinato a mietere successi e applausi per oltre un decennio. Il Trio ha fatto la storia della televisione italiana portando al successo numerosetrasmissioni e giungendo all’apice della popolarità nel 1990 con la parodia de “I promessi sposi”. A teatro portano due spettacoli, Allacciare le cinture di sicurezza (1987) e In principio era il trio (1991), entrambi campioni di incassi in tutta Italia. Sciolto il sodalizio nel 1994, Solenghi si alterna fra la televisione e il teatro. Sul piccolo schermo conduce “Domenica In” nel 1998 assieme a Giancarlo Magalli, diverse edizioni di “Striscia la Notizia” e dal 2003 presenta i Premi ETI-Gli Olimpici del Teatro. Fra i suoi più recenti successi teatrali ci sono invece Le nozze di Figaro di Beaumarchais (2006/2007) e L’ultima radio di Sabina Negri (2008). Ha inoltre appena concluso le repliche della Moscheta del Ruzante, prodotto dallo Stabile di Genova.
Accanto a Maurizio Micheli nel ruolo di Tricarico e Tullio Solenghi in quello di Spadoni, si muove in scena la stessa compagine di “Italiani”: Massimiliano Borghesi, Sandra Cavallini, Paolo Gattini, Adriano Giraldi, Fulvia Lorenzetti, Matteo Micheli e Enzo Saturni.
Le scenografie de “L’apparenza inganna” sono state ideate da Alessandro Chiti, mentre i costumi sono di Andrea Stanisci, le musiche di Massimiliano Forza, arrangiate da Fabio Valdemarin, e il disegno luci di Bruno Guastini.
Nuova produzione della Contrada-Teatro Stabile di Trieste, “L’apparenza inganna” effettuerà una lunga tournée in tutta Italia da gennaio ad aprile: dopo il debutto nazionale al Teatro Masini di Faenza (RA) venerdì 13 gennaio, lo spettacolo toccherà, fra le altre, le piazze di Milano, Torino, Bologna, Bari, Napoli, Trento, Firenze e Genova.
Lo spettacolo concluderà il suo primo anno di tournée al Teatro Orazio Bobbio di Trieste (sede della Contrada), dal 13 al 22 aprile.
TORINO SPETTACOLI TEATRO STABILE PRIVATO – TEATRO ALFIERI
Maurizio Micheli e Tullio Solenghi al Teatro Alfieri di Torino con L’apparenza inganna
Per Fiore all’occhiello
Quando? dal 31 gennaio al 5 febbraio
Prezzi biglietti
- platea € 26
ridotto € 22
- galleria € 20
ridotto € 15
- (riduz riservate a gruppi di almeno 20 persone e abbonati T.Spettacoli, valide dal martedì al giovedì)
Dove?
- Teatro Alfieri
p.za Solferino 4, Torino
Info
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Teatro Erba c.so Moncalieri 241, Torino tel 011.6615447
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Teatro Gioiello via Colombo 31, Torino tel 011.5805768
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Teatro Alfieri p.za Solferino 4, Torino tel 011.562.38.00
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