Negozi torinesi ostaggi del caro affitti. Ascom, Coppa scrive a Fassino
13 / 09 / 2011 - Una lettera di denuncia, ove non manca, insieme ad una precisa richiesta di soluzione al problema, anche una chiara presa di posizione da parte dell’Ascom subalpina contro l’Amministrazione Comunale torinese.
Oggetto, la piaga relativa alla “locazione degli esercizi commerciali” e nel mirino quegli autentici “affitti killer” che ormai da tempo stanno falcidiando e mettendo in ginocchio a Torino molte attività commerciali, in particolare quelle ubicate in centro città e spesso di notevole valore sul piano della storicità, dello shopping di qualità e dell’attrazione turistica.
Destinatario della missiva (inviata per conoscenza anche agli assessori Tedesco e Passoni, con delega rispettivamente al Commercio e al Bilancio e Patrimonio) il primo cittadino, Piero Fassino.
Partendo dal dato incontestabile di una pesante crisi dei consumi che anche a Torino sta mettendo a dura prova il mondo del commercio ( con cifre che per il settore parlano - relativamente al 2010 - di 26mila occupati in meno in Piemonte e di 18mila nella sola provincia di Torino, senza contare il forte incremento delle ore di cassa integrazione soprattutto straordinaria), la lettera dell’Ascom punta il dito, fra le tante concause
“che sempre più mettono a repentaglio la capacità di tenuta delle nostre aziende proprio sul costante e crescente incremento degli affitti dei locali commerciali, ormai a livelli difficilmente sostenibili dalle piccole e medie attività”.
Con conseguenze che stanno sotto gli occhi di tutti, come
“la perdita di tutta una serie di marchi ed attività storiche che costituivano elementi di attrazione e di prestigio per l’offerta, nonché un evidente depauperamento della varietà e spesso del livello della rete commerciale, così come la diffusione di numerosi locali vuoti anche a ridosso delle più importanti vie dello shopping cittadino”.
Di qui la ferma presa di posizione contro il Comune.
Ma
“se già é grave -annota infatti la presidente Coppa- che in nome di una logica prettamente speculativa di breve periodo, portata avanti dal mercato immobiliare privato, vengano messi a repentaglio il futuro di tante piccole attività nonché il livello e la varietà del sistema dell’offerta di numerose zone cittadine, ci sembra assolutamente intollerabile che anche il Comune si muova in questa medesima ottica”.
“Appare infatti difficile -prosegue la Coppa- nella gestione del meccanismo dei rinnovi dei contratti di affitto/gestione ( attraverso lo strumento dell’asta pubblica) dei locali commerciali di proprietà del Comune, portata avanti dal Fondo Immobiliare cui la Città ha conferito tali beni, intravvedere significative difformità rispetto a logiche tipicamente privatistiche”.
In conclusione:
“Dal momento che le attività operanti, spesso da tanti anni, in tali locali costituiscono un patrimonio non soltanto privato ma per la stessa città ed in virtù del fatto che, per le loro caratteristiche, ben difficilmente possono essere fatte oggetto di trasferimento senza metterne a repentaglio la stessa sopravvivenza”,
l’Ascom sollecita il sindaco Fassino a che il Comune
“ricerchi una soluzione che contemperi da un lato un equo livello di mercato dei canoni, ma al tempo stesso scongiuri, per gli attuali conduttori dei locali in oggetto, di diventare vittime di fenomeni prettamente speculativi e di vedersi compromesse le stesse loro capacità di sopravvivenza”.
(Fonte Ascom Torino)
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