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Quattro spettacoli introdotti da De Luna per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Cavallerizza Reale (15-18 marzo)


15 / 03 / 2010 - Quella dei 150 anni della nostra unità è una storia eccessiva, carica di troppi eventi; una storia che, nel Novecento, ha conosciuto due guerre mondiali, una dittatura totalitaria, catastrofi naturali; una storia così ingombrante da sollecitare più la rimozione che il ricordo. Di fronte a questa inquietante “monumentalità”, le forme tradizionali della trasmissione del sapere storico sembrano soccombere, incapaci di costruire conoscenza, di sfidare un senso comune affollato da stereotipi, semplificazioni, revisioni grottesche. Il bisogno di storia si indirizza così verso altre modalità di “raccontare storia”. È il caso delle “narrazioni” che dai palcoscenici dei nostri teatri sempre più spesso si confrontano con gli episodi della nostra storia, sconfinando anche in quella più recente, ai confini della cronaca e dell’attualità. La trasmissione del sapere storico è uno scambio, un gioco profondo. A teatro questo scambio non avviene tra un libro e un lettore lontano, anonimo, astratto, ma fisicamente e concretamente con spettatori che ti guardano, ti scrutano, ti ascoltano. In questo senso l’attore/narratore “protegge” i suoi spettatori dalla dimensione eccessiva e straripante della storia novecentesca non per distoglierli dalla realtà, ma per renderla sostenibile, percepibile. È così che la storia del Novecento esce dalle nebbie delle distorsioni e dell’oblio: il suo carico eccessivo, quel surplus di violenza che ne accompagna il ricordo e che reca fastidio a chi non vede l’ora di dimenticare, nel farsi spettacolo diventa finalmente riconoscibile: il passato arriva nel presente, smette di essere muto, monumentale, inaccessibile. (Giovanni De Luna)

Programma
Quattro spettacoli introdotti da Giovanni De Luna
Verso il 150° dell'Unità d'Italia

  • 15 marzo 2010 - ore 20.45
    Il Signore del cane nero
    storie su Enrico Mattei
    di Laura Curino e Gabriele Vacis
    con Laura Curino
    regia Gabriele Vacis
    luci e scenofonia Roberto Tarasco
    scenografia e video Lucio Diana
    Fondazione del Teatro Stabile di Torino/Associazione Culturale Muse
    in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
    da uno spettacolo ideato dal Piccolo Teatro in collaborazione con Eni
    con il sostegno di Eni - Italgas
    «Enrico Mattei è, senza dubbio, l'uomo più potente d'Italia e, all'infuori dell'elezione del Santo Padre, tutto il resto dipende - in Italia - direttamente o indirettamente da lui nel senso che, dovunque egli lo voglia, può attivamente intervenire e far sentire il peso della sua smisurata forza.
    Col metano egli controlla l'industria, coi concimi chimici egli è in grado di controllare l'agricoltura, con le sue circa cinquanta aziende "sicure" (in quanto garantite dallo Stato) egli regna sul mercato finanziario ed è in grado di assorbire facilmente una parte colossale del risparmio nazionale.
    Non esiste città, paese, villaggio, strada che non siano presidiati dai distributori di benzina del Cane Nero: attraverso questi "blocchi" stabili, il Signore del Cane nero è in grado di controllare qualsiasi spostamento di uomini o cose
    »:
    così Giovanni Guareschi parlava di Enrico Mattei, personaggio chiave della storia economica e culturale del nostro paese, dal dopoguerra al 1962, anno della sua tragica fine. Partigiano, deputato, regista della creazione di una forte industria energetica nazionale, Mattei ha rappresentato una figura imprenditoriale di grande forza e carisma, capace di imporre l’Italia come soggetto economico autorevole anche sui mercati internazionali.
    Dopo l’approfondito e acclamato lavoro su Camillo e Adriano Olivetti, Laura Curino porta in scena la storia di Enrico Mattei, un altro grande industriale del Novecento.
  • 16 marzo 2010 - ore 20.45
    Fratello Clandestino
    testo e regia Mimmo Sorrentino
    con Adriana Busi, Hamza Kaddouri, Abdelhadi Koutair, Redi Mali, Mohamed Rochdi
    scene Rosanna Monti
    musiche Andrea Taroppi
    CRT Centro di Ricerca per il Teatro in collaborazione con Fondazione L’Aliante
    Mimmo Sorrentino lavora con passione utilizzando per la partitura drammaturgica dei propri spettacoli il decantato di laboratori condotti con adolescenti. Dopo Ave Maria per una gattamorta, lucido e annichilente affresco di una adolescenza abbandonata a se stessa, Sorrentino, prendendo spunto dai racconti dei ragazzi, ha prodotto un testo attraverso i tradizionali elementi della tragedia classica, il mito e la sua conseguente ritualità, lo scontro tra grandi forze eticamente connotate (l’odio e l’amore, la vita e la morte, il giusto e l’ingiusto, l’illusione e la delusione, la speranza e la disperazione) parlandoci di un mondo in cui anche accanto all’orrore, all’assurdità, al tormento c’è qualcosa che assomiglia alla felicità. Fratello clandestino racconta le storie di ragazzi che hanno affrontato prove drammatiche per arrivare nella nostra Europa. Alla ricerca di un Eden che non esiste, imbarcatisi bambini in stive di navi, si trasformano presto da vittime in carnefici, da sfruttati a sfruttatori. In scena quattro giovani extracomunitari a fianco di un’attrice italiana: i loro racconti si snodano crudamente e la verità, qualsiasi essa sia, emerge, come rilevato da Renato Palazzi «con abbacinante chiarezza appena appaiono alla ribalta - sono loro, la verità è impressa con lancinante evidenza nei loro volti marchiati da sofferenze a noi ignote, nella loro parlata incerta, nel loro smarrimento alla ribalta, che riproduce forse lo smarrimento che ne segna l’esistenza quotidiana».
  • 17 marzo 2010 - ore 20.45
    Il Prete Giusto
    liberamente tratto dall’opera omonima di Nuto Revelli
    e da Cella Numero Zero di Elena Giuliano e Gino Borgna
    con Raffaella Antona, Chiara Bodda, Marco Chiavazza, Anita Cordasco, Valerio Dell’Anna, Aldo Demontis, Fabio Ferrero, Daniela Gazzera, Dario Geroldi, Elide Giordanengo, Samuel Lampronti, Simone Morero, Orazio Ostino, Simone Pozzato, Adriana Ribotta, Emanuele Romagnoli, Cristiana Soci, Nicola Stante
    progetto e composizione Vincenzo Gamna e Marco Pautasso
    regia Koji Miyazaki
    ambiente, luci e regia Koji Miyazaki
    Progetto Cantoregi
    Traendo spunto dal testo del 1998 di Nuto Revelli, Progetto Cantoregi racconta la storia di Raimondo Viale, mettendo in scena Il prete giusto.
    Con l’adattamento teatrale di Vincenzo Gamna e Marco Pautasso e la direzione di Koji Miyazaki, la pièce ripercorre le tappe che delinearono carisma e fermezza di quest’uomo. Sullo sfondo della campagna cuneese si snodano gli eventi della prima guerra mondiale, l’impegno nella parrocchia di Borgo San Dalmazzo fino allo scontro con i fascisti e l’imbarazzo della Chiesa. Poi, la difesa degli ebrei e la sospensione a divinis.
    Dopo l’8 settembre don Viale riprese il suo posto come parroco e si impegnò a trovare case, baite, rifugi, cibo a centinaia di ebrei provenienti dalla Francia, e a farli giungere a Genova per imbarchi verso terre più sicure. Opera che nel 1980 gli valse dallo Stato d’Israele l’appellativo di “Giusto”. Uno spettacolo per raccontare di un uomo che ha incarnato il senso di giustizia e ha difeso sempre, senza indugi, il valore della democrazia: un’occasione per mantenere viva la memoria di un passato recente e trasmetterla ai più giovani, interrogandosi anche sul rapporto tra fede e storia, fedeltà ad una missione e debolezza umana.
  • 18 marzo 2010 - ore 20.45
    Terra Matta
    dall’autobiografia di Vincenzo Rabito pubblicata da Giulio Einaudi Editore
    adattamento, regia e impianto scenico Vincenzo Pirrotta
    Teatro Stabile di Catania
    con Vincenzo Pirrotta, Amalia Contarini, Marcello Montalto, Alessandro Romano, Mario Spolidoro, Salvatore Lupo, Giovanni Parrinello
    luci Franco Buzzanca
    costumi Giuseppina Maurizi
    musiche Luca Mauceri
    movimenti coreografici Alessandra Luberti
    Già caso letterario, Terra matta è l’autobiografia postuma del contadino semianalfabeta Vincenzo Rabito.
    Ottant’anni di vita racchiusi in un manoscritto di oltre mille pagine, in siciliano, battute caparbiamente su una vecchia Olivetti, secondo la personalissima convinzione che: «Se all’uomo in questa vita non ci incontro aventure, non ave niente darraccontare». Nato nel 1899 a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, Rabito ne ha raccolte per una vita intera, cominciata e proseguita in giro per l’Italia fino alla morte nel 1981.
    Allievo di Mimmo Cuticchio, Vincenzo Pirrotta, puparo e cantastorie palermitano, erede della tradizione dei cuntisti, si è dedicato alla ricerca sulla voce e sul corpo dell’attore, portando in scena miti, favole e grandi autori della sua terra, la Sicilia. Di questo suo nuovo lavoro il regista e interprete ha scritto così: «Uno spettacolo non si può raccontare lo si deve vedere, tuttavia, dirò soltanto che il lavoro più difficile è stato quello dell’adattamento per la scena: bisognava dire tutto ma il teatro non può avere gli stessi tempi di un “romanzo”, e perciò ho provato a raccontare inventandomi delle scene che mi consentissero di condensare la storia e di sviluppare i passaggi delle varie epoche.
    Si troveranno perciò caratteri che vanno dalla farsa al teatro dada, e comunque il grottesco è stato la mia strada maestra, perché lavorando sul grottesco a mio avviso potevo rendere vivi i personaggi di Rabito.
Dove?
  • Cavallerizza Reale Manica corta
    via Verdi 9, Torino

Costo?

  • 22 euro

Info biglietteria

  • Biglietteria del Teatro Regio - Teatro Stabile Torino
    piazza Castello 215
    telefono 011 8815241 / 242 (mar-ven ore 10.30-18.30, sab ore 10.30-16)
  • nei giorni di recita è possibile acquistare i biglietti alla cassa del teatro un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
  • numero verde 800235333
  • vendita on-line:
    sito www.teatrostabiletorino.it
    email info@teatrostabiletorino.it
  • vendita telefonica:
    tel 011.8815270 (dal lunedì al venerdì ore 9-12)


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