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Recensione: La distanza che ci divide, di Emanuele Serra (Eco del Libro)


29 / 11 / 2011 - Recensione numero trentotto per il settimanale appuntamento con la lettura da noi consigliata, attraverso la rubrica "Eco del Libro".

La distanza che ci divide” è, per ammissione dell’autore, “per i pazzi che sono pieni di vita”, ovvero per tutti coloro che non hanno smesso di sognare e di credere nel proprio modo di comunicare se stessi e gli altri, esattamente come Emanuele Serra, l’autore del libro. Questo romanzo parla direttamente ai giovani e si può considerare un “racconto generazionale”: Serra infatti sembra voler parlare ai ragazzi di oggi a proposito della sua generazione, quasi fosse, nonostante la sua giovane età, un tempo lontano negli anni e per il quale è necessario mantenere viva la memoria. Tante sono le tematiche affrontate, dai valori politici e sociali, dalla genuinità dei rapporti alla voglia di divincolarsi da un sistema di regole e leggi troppo strette che vanno combattute in nome della libertà di espressione e della libertà di pensiero: una tra queste il G8, vissuto in prima linea ed assaporato in tutti i suoi odori, percepito in tutta la sua confusione, concitazione, rumore, entusiasmo e rassegnazione, condannato per tutte le sue contraddizioni e disillusioni. Il romanzo ci induce a riflettere su come il fato si mescoli con il libero arbitrio di ognuno, di come il predestinato si scontri con le scelte, le ambizioni, la voglia ed il coraggio di rischiare per perseguire i propri obiettivi, i propri sogni, i propri ideali. Si ride in questo libro, insieme a Francesco e Chiara, i due protagonisti della storia, e si ride come pazzi ed è forse questa la chiave della felicità: la spensieratezza, la capacità di mantenere vivo l’entusiasmo di comprendersi, di conoscersi, di viversi, di rispettarsi, di superare le incomprensioni, di suscitare curiosità e sorpresa. Scorrono leggere e sono dense di genuino ottimismo le pagine di questo libro, perché un’amicizia è un susseguirsi di momenti da condividere e da vivere, fino ad inoltrarsi nella profondità dell’anima. Il lettore è totalmente immerso nella loro straordinaria empatia e capacità di gestire la quotidianità affinché non diventi un susseguirsi monotono di attimi che si ripetono ma un insieme di emozioni vive da percepire. “La distanza che ci divide”, come ci suggerisce il titolo, è anche un libro di distanze: ve n’è una galleria intera, a partire dalla distanza superabile, di tutto ciò che sembra irraggiungibile e che invece lo spirito d’iniziativa, la fantasia e la volontà lo rende avvicinabile e perseguibile, alla distanza apparente, alla distanza generazionale tra Francesco e la madre, alla distanza beffarda, quella che si prende gioco delle apparenze. La distanza è davvero onnipresente, talvolta è piacevole e silenziosa come nei momenti in cui due anime si ritrovano a guardarsi negli occhi e restano a parlare senza proferir parola alcuna. Francesco e Chiara vivono rispettivamente a Torino e a Lucca ed il lettore vive insieme a loro le difficoltà di un rapporto a distanza, dove lo spazio diventa un nemico beffardo ed intransigente. Davvero innumerevoli le distanze, e altre ancora le incontriamo nel corso del libro: la distanza psicologica, quella di persone che non si comprendono, la distanza generata dalle ambizioni professionali dell’ex fidanzato di Chiara che decide di intraprendere la carriera militare, la distanza delle persone che vengono a mancare ed il vuoto che lasciano ai cari rimasti in vita, la distanza di ideali, la distanza di un silenzio, troppo quieto da sembrare rumore, troppo silente da sembrare un’incomprensione. Emanuele Serra disegna tutto questo con la sua poesia, capace di annullare tutte le distanze che ha descritto, specialmente quella tra scrittore e lettore, perché questo romanzo è talmente intenso, quotidiano e semplice che potrebbe raccontare parte della vita di ognuno di noi.

(Doriana De Vecchi)

La distanza che ci divide
di Emanuele Serra
Edizioni Il Filo
281 pagine
16 euro

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