Si potrebbe parlare di un finale di campionato amaro per la Juventus e difficilmente si potrebbe eccepire a tale affermazione. Così sarebbe se il ruolino di marcia della squadra bianconera da qui alla fine del campionato fosse quello delle ultime partite.
Invece, oggi, occhi un po’ più attenti e magari meno condizionati dal semplice risultato potrebbero vedere alcuni segnali positivi.
Il primo è che la squadra comunque c’è, gioca, si batte, non si arrende mai.
Il secondo è che si è rivisto Zanetti: il centrocampista della Juventus ha giocato bene, finchè il fisico ha tenuto e soprattutto non si è infortunato.
Il terzo è che si è si rivisto Amauri: gladiatore come sempre, ha avuto una buona palla al 46° del secondo tempo, ma il suo colpo di testa è andato fuori.
Il quarto è che la vecchia guardia non molla mai. La classe e l’immensità di questi campioni è riconoscibile sempre; talvolta calano, ma restano sempre una spanna sopra tutti e quando si assentano si avverte il drastico abbassamento di livello della squadra, che si riduce ad una vera e propria provinciale da 10° posto. Oggi Mauro German Camoranesi è parso il motorino di classe e qualità dei tempi migliori; Pavel Nedved la furia inesauribile di sempre; Capitan Del Piero l’uomo di maggior classe e dallo spunto migliore (il rigore non dato da Saccani nel primo tempo al Capitano lanciato a rete ha dell’incredibile); Vincenzo Iaquinta un panzer di altri tempi, generoso e potente.

Vista così la Juventus parrebbe una squadra ammirevole e stranamente così lontana dalla vetta.
Invece la Vecchia Signora è martoriata da gravi carenze, vizi e mancanze, per cui forse anche un eventuale secondo posto avrebbe dell’incredibile.
In molti ruoli giocano elementi palesemente inadeguati ad una squadra di vertice. Il più lampante è Christian Poulsen, anche oggi in campo, sebbene in sub-ingresso dell’infortunato Marchisio. Anche oggi il biondo ha mostrato una lentezza di corsa esasperante, una nullità in fase di interdizione -vedasi la lentezza con cui ha chiuso lo specchio all’accentrato Hallfredsson in occasione del secondo gol reggino-, un’imprecisione totale in fase di costruzione (perché tutti questi mediani di basso livello che popolano il centrocampo juventino continuano a fare dei lanci come se fossero Platini?).
Non esiste un gioco di squadra. La Juventus finchè il fisico regge cerca esclusivamente il lancio lungo per la punta di movimento (vedasi commento sui mediani bianconeri), costretta ad uno sfiancante lavoro di corsa e spallate, che non si risolve mai in un’azione pericolosa per il portiere avversario; anche oggi, impegnato pochissimo. Qui la responsabilità è tutta dell’allenatore, anche perché questa grossa lacuna di gioco non è cosa recente, ma purtroppo perdurante da almeno tutta questa stagione.
La tenuta atletica è imbarazzante. Era notorio che la Juventus non mollasse l’osso fino al 99°, sono molteplici le partite che la Juventus ha sistemato negli ultimi minuti, nessuna squadra si poteva permettere di calare fino alla fine se non voleva la brutta sorpresa degli ultimi minuti bianconeri. Invece in questi ultimi mesi è insopportabile osservare un vistoso calo fisico di tutta la squadra dal 65° in poi. Fa rabbia, anche perché non si può certo dire che nel campionato italiano si raggiungano intensità e velocità di gioco ai confini della realtà. Il nostro è un campionato scadente, dove se va bene un portiere è impegnato veramente al massimo tre volte per tempo, ma faccio fatica a ricordare una partita di questo tipo. Il gioco è spesso interrotto da falli e falletti veri e presunti, persino i raccattapalle sono addestrati a rallentare le rimesse in gioco. Anche di questa gravissima carenza mi sento di dire che il tecnico Ranieri ha qualche responsabilità.
Se a tutto questo si aggiunge anche una certa sfortuna, beccandosi sempre degli eurogol da chi a stento ha mai visto la porta, come ad esempio il secondo gol della Lazio mercoledì o il missile all’incrocio di Halfredsson oggi, ecco spiegato il 2-2 della Vecchia Signora con l’ultima in classifica.
La situazione non è felice, si intravede una reazione, ma è ancora troppo poco.
È il momento per chi deve decidere per l’anno prossimo di fare serie e attente valutazioni.
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