Roman e il suo cucciolo, interpretato e diretto da Alessandro Gassman. Teatro Alfieri (15-20 febbraio))
15 / 02 / 2011 - La parola ad Alessandro Gassman: Sono già passati quattro anni dal mio debutto nella regia con “La forza dell’abitudine” di Thomas Bernard, cui sono seguite due stagioni ricche di successi e riconoscimenti con “La parola ai giurati” di Reginald Rose. Mi accingo ora a mettere in scena un altro testo contemporaneo che negli anni ‘80 ottenne un grande successo a New York e che ebbe come protagonista Robert De Niro. Si tratta di “Cuba & His Teddy Bear” di Reinaldo Povod, un testo che mi ha coinvolto fin dalla prima lettura per l’umanità dei suoi personaggi, per uno stile di scrittura tagliente, crudo, profondo, che mai indulge al sentimentalismo. Con Edoardo Erba, traduttore e adattatore del testo abbiamo deciso di ambientare la vicenda in una periferia urbana del nostro paese, all’interno di una comunità rumena, dove confluiscono personaggi di altra radice etnica. Operazione che non tradisce il testo originale americano che fa appunto coesistere personaggi di diverse razze, culture, religioni.È un dramma familiare e al tempo stesso sociale, un attualissimo sguardo sul presente che è anche un preciso richiamo a uno dei fenomeni che negli ultimi tempi più ci coinvolgono: la presenza degli immigrati nella nostra vita, presenza che ha trasformato la fisionomia delle nostre città ed ha intaccato il tessuto delle nostre relazioni. Uno sguardo neutrale, non ideologico, fuori dai consueti schemi del razzismo o della solidarietà di maniera. La prorompente forza drammatica dell’opera si basa sul rapporto irrisolto fra un padre semianalfabeta, spacciatore di droga, nevrotico, che alterna momenti di dolcezza ad esplosioni di rabbia, e un figlio adolescente, apparentemente schiacciato dall’autorità paterna, che vuole emanciparsi attraverso lo studio ma che nasconde al padre le sue illusorie prospettive di vita e la progressiva dipendenza dall’eroina. Un maldestro socio in affari del padre, un intellettuale tossicodipendente, un altro spacciatore e la sua giovane prostituta sono gli altri personaggi che ruotano intorno alla drammatica vicenda umana di un uomo disposto a tutto pur di far soldi per garantire al figlio un futuro diverso dal suo e di un ragazzo consapevole del fatto che il padre potrà, a suo modo, amarlo ma non riuscirà mai a capirlo. Un rapporto toccante, crudo, a tratti sconvolgente, che troverà compimento solo in un un fatale, catartico epilogo. Una delle sfide più difficili del terzo millennio sarà quella di imparare a vivere in una società unita nella pluralità, ponendo come base quanto ci è comune: la nostra umanità.
Il cartellone Torino Spettacoli del Fiore all’occhiello propone un nuovo appuntamento, tra i più attesi della stagione:
Roman e il suo cucciolo (Cuba and his Teddy Bear) di Reinaldo Povod
interpretato e diretto da Alessandro Gassman traduzione e adattamento di Edoardo Erba
personaggi e interpreti: Alessandro Gassman ROMAN Manrico Gammarota GECO Sergio Meogrossi CHE Giovanni Anzaldo CUCCIOLO Matteo Taranto DRAGOS Natalia Lungu LOURDES Andrea Paolotti PUSHER
scene Gianluca Amodio costumi Helga H. Williams musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi light design Marco Palmieri videografie Marco Schiavoni
regia Alessandro Gassman
direttore di scena Paolo Bandiera - macchinista Mauro Tunno - fonico Massimiliano Tettoni - sarta Emanuela Di Piro- assistente alla regia Giulia Dietrich- actor coach Emanuele Maria Basso- scenografo assistente Fabiana Di Marco- costumista assistente Tiziano Juno- make up designer Federico Laurenti- scenografia O.C.S.A.- Parrucche Rocchetti & Rocchetti- Service S.T.A.S. di Rodolfo Feliciangeli- Trasporti Botticelli- ufficio stampa Margherita Fusi, Nicoletta Strazzeri - foto e progetto grafico Federico Riva
delegato di produzione Massimo Tamalio produzione esecutiva Società per Attori
la canzone finale “Nessuno” è di Neffa
LA TRADUZIONE E L’ADATTAMENTO PERCHÈ I ROMENI. "Cuba and His Teddy Bear" è un testo universale, in cui il tema della migrazione fa da sfondo al dramma che si consuma fra padre e figlio. Il nocciolo è l'impossibilità di comunicare, la drammatica mancanza di parole di un padre che per farsi capire ha bisogno di un gesto estremo e fatale. Ma il linguaggio con cui Povod ci guida a questo nocciolo è iperrealistico: le battute sono scritte in slang ispano-americano e rimandano con sconcertante immediatezza alla situazione degli immigrati cubani nel sud-est degli Stati Uniti. Tanto più il contesto è noto nei suoi risvolti sociali e culturali, quanto più il testo diventa godibile. Per lo spettatore italiano quel contesto sarebbe risultato lontano nel tempo e nello spazio. In una traduzione letterale, le battute e le situazioni avrebbero ricondotto non a una realtà sociale, ma alla suggestione cinematografica di film come Scarface. Un adattamento dunque si imponeva. Si trattava di trovare un contesto che somigliasse a quello dei cubani che arrivavano in massa nel sud degli Stati Uniti dopo il crollo di Batista, portando con sé la loro cultura cattolica contaminata da riti magici e credenze esoteriche. La migrazione romena in Italia ha alcune caratteristiche simili: è numericamente importante, e viene dopo il crollo di un regime, anche se non immediatamente dopo. Eppoi c'è la specificità dei rom, distinti anche in patria dai romeni, ma che provengono dallo stesso paese ed entrano con lo stesso flusso migratorio, portando con sé la loro particolarissima cultura. Combinando questi due elementi la trasposizione diventava possibile. È chiaro però che per ottenere un risultato convincente bisognava avere la libertà di riscrivere, rispettando lo spirito ma andando quanto più possibile lontani dalla lettera. Così anche il titolo è cambiato, e Cuba, che nell'originale non è il nome dell'isola ma del protagonista, è diventato Roman. Un uomo che parla un italiano speciale, sbaglia articoli, preposizioni, semplifica la coniugazione dei verbi e tuttavia è agile nell'uso della lingua, e la ricchezza di vocaboli non gli manca. Roman, come Cuba, è uno spacciatore di cocaina, attività questa per niente praticata dalla frangia delinquenziale degli immigrati romeni. Ma qui sta la sua particolarità: Roman entra in Italia vent'anni prima degli altri, insieme alla madre, un'operaia in fuga dal regime. Cresce sulla strada, in periferia, e sono gli italiani a corromperlo e trascinarlo in basso. Così come il figlio di Cuba odia la sua origine latino americana, il figlio di Roman, nato in Italia da madre italiana, rifiuta le origini del padre perché si vergogna della povertà dei nuovi immigrati romeni. Ed è su questo rifiuto che si sviluppa il dramma. In un momento in cui un'Italia schizofrenica, che chiede immigrati per i lavori più umili ma contemporaneamente tende ad escluderli dal contesto civile, è attraversata da un'ondata di xenofobia, questa trasposizione avrebbe potuto rinforzare un'immagine negativa del popolo romeno. Abbiamo affrontato il rischio convinti invece del contrario: tale è la grandezza e l'umanità dei personaggi, tale è l'intensità del dramma e la commozione che suscita, che "Roman e il suo cucciolo" diventerà strumento perché due popoli affini si conoscano meglio e si sentano più uniti. (Edoardo Erba) Ringrazio Daniel Butnaru che mi ha aiutato a trovare la lingua giusta per il protagonista e Gabriella Morandi che ha condotto la ricerca sugli usi e i costumi dei rom.
Quando? dal 15 al 20 febbraio
- da martedì a sabato - 20.45
- domenica - ore 15.30
Costo?
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platea € 28 + 1.50 prev ridotto (gruppi e abbonati) € 24 + 1.50 prev
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galleria € 24 + 1.50 prev ridotto (gruppi e abbonati) € 22 + 1.50 prev
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no riduzioni venerdì, sabato sera e domenica
Dove?
- Teatro Alfieri
p.za Solferino 4, Torino
Info
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Teatro Erba c.so Moncalieri 241, Torino tel 011.6615447
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Teatro Gioiello via Colombo 31, Torino tel 011.5805768
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Teatro Alfieri p.za Solferino 4, Torino tel 011.562.38.00
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