Teatro - 'Aldo Moro, una tragedia italiana' (13-18 maggio)
Alle ore 9,15 del 16 marzo 1978, a Roma, in zona Monte Mario una Fiat 130 imboccava via Fani. A bordo c’erano l’appuntato Domenico Ricci e l’onorevole Aldo Moro. Cosa accadde nei minuti successivi è ben noto a tutti: un ricordo collettivo, più o meno nitido e più o meno chiarito.
Il sequestro Moro fu senza ombra di dubbio l’atto più clamoroso della storia delle Brigate Rosse, ma il suo peso storico, anche nella vita del nostro Paese, fu fin da subito assai rilevante. Oggi, dopo sei processi ed un numero infinito di libri, inchieste, film e fiction tv, il rapimento di Aldo Moro resta ancora una delle pagine più oscure degli ultimi trent’anni. Corrado Augias e Vladimiro Polchi, traendo spunto dalle lettere del sequestrato hanno deciso di portare in scena questa drammatica vicenda con uno spettacolo, diretto da Giorgio Ferrara, che ripercorre la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra.
"Su questa vicenda -scrivono Corrado Augias e Vladimiro Polchi- si sono confrontate due concezioni opposte, a ognuna delle quali va una parte di ragione. I sostenitori del valore della vita umana considerata come bene assoluto al quale ogni altra valutazione va subordinata. I difensori della Repubblica, chi temeva cioè che cedendo ai terroristi si aprisse una spirale di ricatti, in grado di far soccombere la concezione stessa dello “Stato”. Ognuna delle due parti poté reclamare una valida motivazione di natura etica.
Anche questo, non solo la sorte del prigioniero, ha reso l’intera vicenda una tragedia, nel senso greco del termine: un conflitto, uno scontro senza soluzione possibile. Una tragedia antica, risolvibile solo sulla base di un’idea più religiosa che politica, il dilemma di Antigone: Polis contro Pietas.
Le numerose lettere scritte da Moro nella “Prigione del Popolo” sono oggi un documento umano e politico di enorme importanza; vale la pena di rileggerle, di riascoltarle, a distanza di 30 anni dal sacrificio dello statista democristiano. Per questo abbiamo ripercorso la cronaca di quel tragico evento: le lettere, i documenti, le immagini d’archivio, i commenti, i punti di vista, la ricostruzione dei fatti fino al drammatico epilogo […]".
Allo strazio delle parole di Aldo Moro imprigionato, la pièce alterna i commenti e gli interrogativi di Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini, ma anche i comunicati ufficiali delle Brigate Rosse. Il tutto scandito dall’uso di immagini, tratte dai telegiornali d’epoca e dal recente adattamento cinematografico di Marco Bellocchio.

"Novanta minuti serrati -scrive Toni Colotta sul quotidiano Avvenire del 22 novembre 2007- che enunciano e lasciano aperti gli interrogativi rimasti in trent’anni senza risposta o seminano altri dubbi: perché rapire e uccidere lui, perché la scorta insufficiente, perché le distrazioni nella ricerca della “prigione”, perché contraddizioni e compromessi? Soprattutto perché anteporre la ragion di stato alla vita dell’ostaggio, abbandonando la linea della trattativa per la richiesta liberazione di brigatisti in cambio di quella di Moro? Le risposte che vediamo in bocca ai politici sono ancora là a lacerare chi ebbe la ventura di dover decidere, e la nostra coscienza […]".
Aldo Moro, una tragedia italiana
di Corrado Augias e Vladimiro Polchi
regia Giorgio Ferrara
interpretato da Paolo Bonacelli e Lorenzo Amato
musica di Marcello Panni
scene di Gianni Silvestri
luci di Mario Loprevite
costumi di Alessandra Giuri
prodotto dal Teatro Stabile della Sardegna in coproduzione con Teatro Eliseo di Roma
Stagione in Abbonamento del TST
Quando?
da martedì 13 a domenica 18 maggio 2008
- martedì-sabato
ore 20.45
- domenica
ore 15.30
Costo?
12 / 05 / 2008
Emanuel Silci
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