Teatro - 'Grido d'amore - Edith Piaf', al Gobetti (4-9 mar)
Il suo nome di battesimo era Edith Giovanna Gassion. Tra gli anni ‘30 e gli anni ‘60 divenne la più grande “chanteuse realiste” francese e così, in occasione del debutto nel 1935, il suo nome d’arte divenne Edith Piaf che nell’argot parigino voleva dire “passerotto”.
Les amants de Paris, Paris-méditerranée, Les Amants d’un jour e la nota ai più La vie en rose furono soltanto alcuni dei brani che la resero celebre, amata e desiderata.
Donna acuta ma al tempo stesso sregolata, dolce e aggressiva, amò con passione e allo stesso modo soffrì per amore. La sua voce la lanciò sui più grandi palcoscenici, ma gli eventi della vita non contraccambiarono tanto talento.
Proprio a lei è dedicato Grido d’amore. Edith Piaf, un testo di Ennio Speranza con Gianni De Feo per la Compagnia Le Nuvole Teatro.
"Un ventaglio di canzoni -scrive la Compagnia- Un tracciato interiore. Un inseguimento da fermo. La descrizione di una gioiosa ossessione, di un desiderio da esaudire a tutti i costi. Quello di potersi confessare con il fantasma di una delle cantanti più straordinarie di tutti i tempi. Una donna che ha riversato nella voce la febbre di una vita difficile, spezzata da alti e bassi, colma di passioni, di allegria, di disperazione, di generosità, di egocentrismo. Una donna che ha avuto incontri e scontri, che è stata ispirata e che ha ispirato. Una donna legata a passioni brevissime e ad amicizie di una vita, come quella con Jean Cocteau che scrisse per lei il monologo Le bel indifferént e che non l’abbandonò mai, sino al punto di morire lo stesso giorno. Di lei disse: “Non ho mai conosciuto una persona meno parsimoniosa con la propria anima. La sperperava, ne gettava l’oro dalle finestre”.
Grido d’Amore. Edith Piaf non è il racconto di una vita, ma il semplice omaggio a chi la vita l’ha trasfigurata riuscendo forse a essere veramente se stessa solo su un palcoscenico. È quello che accade a tutti i grandi artisti, che lasciano la verità di se stessi al futuro. A quel punto la biografia forse non ha importanza, non esiste più, non serve. È la loro arte che rimane, fluttua, rivive a ogni incontro, resta nella memoria, risplende nel mito che genera altre passioni, altre tensioni, altre verità.
Una scena notturna, un luogo quieto, calmo, apparentemente deserto. Un personaggio vi entra di soppiatto. Ha un mazzo di fiori in mano. Si dirige verso un punto che non conosce, ma che sa dov’è. È un improbabile viaggiatore, un passante, forse un vagabondo. Racconta storie, racconta di destini incrociati e ascolti lontani, rivive antiche passioni, magari non sue. Ad accompagnarlo in questi soliloqui vi è una piccola orchestrina di strada: una fisarmonica, un violino, una chitarra. Ad accompagnarlo nel suo viaggio alcune delle canzoni che resero celebre Edith Giovanna Gassion, meglio conosciuta come Edith Piaf. Canzoni che acquistano una luce diversa, diafana, magicamente spettrale, attraverso uno scarno vestito strumentale e la voce di questo improbabile ammiratore fuori tempo massimo.
Il canto si dispiega nella lingua originale, il francese. Non si tratta di esercizio di stile. Le canzoni vivono di parole e le parole, nella musica, vivono di suoni, e i suoni nella loro universalità non possono essere tradotti".
"Ci sono solamente un paio d’ali sul palcoscenico -scrive Paola Polidori su Il Messaggero del 26 novembre 2006- per Grido d’amore, interessante e per nulla scontato testo di Ennio Speranza, che intervalla frammenti della vita di Edith Giovanna Gassion, detta il “passerotto”, con canzoni più o meno celebri arrangiate da Cristiano Lui (alla fisarmonica), e interpretate dal potente Gianni De Feo, anche regista della pièce… Un’ora abbondante di raffinato teatro-canzone, senza sbavature né eccessi. Bis finale con La vie en rose, naturalmente. Unica concessione al prevedibile, ma apprezzatissima. Pioggia d’applausi".
"Grido d'amore - Edith Piaf"
di Ennio Speranza
interpretato e diretto da Gianni De Feo
musicisti in scena: Cristiano Lui (fisarmonica), Diego Fieni (violino), Stefano Ciotola (chitarre)
scenografia: Franco Grasso
costumi: Simona Morresi
arrangiamenti musicali: Cristiano Lui
prodotto dalla Compagnia Le Nuvole Teatro
Quando?
- da martedì 4 a sabato 8 marzo 2008
- ore 20.45
- domenica 9 marzo 2008
ore 15.30
Dove?
- Teatro Gobetti - via Rossini 8, Torino
Costo?
- 19 euro
04 / 03 / 2008