Teatro - 'Il Re Muore' a Moncalieri (27 feb - 9 mar)

"Non ho mai capito la differenza tra comico e tragico. Essendo il comico l’intuizione dell’assurdo, esso mi sembra più desolante del tragico". Con queste parole, nel 1962, Ionesco definì la natura de Il re muore, che si presenta come un affresco sulla nostra sorte comune, quasi il richiamo ad un generale esame di coscienza. Al centro di questo lungo atto troviamo la figura del Re, con la sua volontà di vivere e la sua sostanziale mancanza di motivi per vivere. Ai lati gli antagonisti, che cercano di calamitarlo verso situazioni opposte. Da una parte la regina che è espressione di spietata frigidezza logica e dall’altra quella che è simbolo di amore creativo e di gioia. La vittoria toccherà a quella delle due che, nonostante tutto, saprà diventare interprete della situazione reale di Bérenger, del suo egoismo e della sua stanchezza velleitaria. Il tema della fine - Ionesco definì la pièce come un «apprendistato della morte» - la ricerca costante di una speranza, sono sempre stati al centro dell’attenzione dell’autore, ma in questa commedia in particolare approfondì la sua riflessione, ovviamente affrontando il problema alla sua maniera: grottesca e a tratti divertita, ironizzando e ridicolizzando la condizione umana.
"Il testo -scrive la Compagnia- evoca la parabola metafisica del suo personaggio centrale, sovrano di un regno in rovina. Tre i momenti principali dello spettacolo: il primo si svolge in assenza del Re, mentre le sue due mogli, la cameriera e una guardia ricevono la conferma della prossima ed inevitabile sua morte; nel secondo, è lo stesso Sovrano dell’Universo, Bérenger, a ricevere la notizia della propria morte imminente; il terzo ci introduce nel cuore del dramma attraverso le tappe dell’agonia regale, quando i diversi personaggi cercano di far abdicare di propria volontà il sovrano. Alla fine, il mondo - la scena - scompare nello stesso momento in cui il Re muore.
Nello Mascia è il protagonista di questa nuova edizione del dramma di Ionesco, che il regista Pietro Carriglio immagina come metafora del teatro, scenario privilegiato per raccontare la crisi della modernità, innestata sulle macerie del teatro beckettiano".
"Doverosa -scrive Domenico Rigotti su Avvenire del 25 gennaio 2007- questa rinnovata memoria dell’autore parallelo e antitetico a Brecht, cioè Ionesco, folgorante inventore di favole allusive e deridenti. Memoria omaggio che arriva dallo Stabile di Palermo tramite Pietro Carriglio che recupera e rilancia in una rilettura (e in una nuova, lucida traduzione di Edoardo Sanguineti) che amplia i suoi significati, quella sua straordinaria pièce che è Il re muore… Opera piuttosto da vedere come una sorta di tragedia esistenziale, soltanto se il termine Re fosse letto come “l’uomo muore”. E infatti il nome del Re è Bérenger, personaggio che torna più volte nella sua opera. È insomma un “uomo qualunque”, che qui è Re. Ma di quale regno? Il suo impero si sta sbriciolando ed è ridotto al lumicino. Tutti ne fuggono. Gli rimangono nella sua striminzita corte, e lo accompagnano nel congedo, le due regine, l’arcigna Marguerite e l’appassionata Marie, più una cameriera, una guardia e il medico-boia. Il Re è allo stremo e tuttavia continua ad agitarsi, dando ordini che nessuno esegue. Il mondo insieme a lui va a pezzi e il regno risuona dei segni premonitori della sua imminente fine, anche se egli sembra inconsapevole e impreparato a questo destino inevitabile. Progressivamente, i vari sintomi iniziano a paralizzare questo protagonista irresponsabile infliggendogli un’agonia comica e grottesca.
È un personaggio emblematico quello di Bérenger, il quale cerca disperatamente di sfuggire alla morte abbarbicandosi al trono. Tutta l’azione sembra qui volta in una sorta di sogno noir, in cui Ionesco legge metaforicamente il problema dell’uomo d’oggi, immerso in un tempo devastato da crisi profonde. Metafora che trova il suo giusto risalto nella robusta e al tempo stesso sobria regia, lontana da troppo facili clownerie, di Carriglio. Il quale, nella decadente parabola di un Re che potrebbe anche essere un attore che recita la sua ultima parte, lascia intravedere il triste destino cui va incontro l’attuale teatro, a una sua prossima fine se un potere illuminato non interverrà.
Prigioniero altresì nella giustamente angusta scena di Maurizio Balò, una sorta di caverna triangolare ghiacciata e verdognola, si agita Nello Mascia, che ci dà una Bérenger d’allucinante folgorazione nello straziante rifiuto iniziale, fino alla rassegnazione e alla spoliazione terminale. Un piccolo Re Franceschiello che suscita tutta la nostra compassione. Più che convincente la regina Marguerite di Alvia Reale, disegnata con bel segno secco e aspro".
"Il Re Muore"
di Eugène Ionesco
traduzione Edoardo Sanguineti
con Nello Mascia, Alvia Reale
regia Pietro Carriglio
scene e costumi: Maurizio Balò
luci: Gigi Saccomandi
musiche: Matteo D'Amico
interpretato da Nello Mascia (Bérenger I, il Re), Alvia Reale (La regina Marguerite, prima moglie del Re Bérenger I), Eva Drammis (La regina Marie, seconda moglie del re Bérenger I), Aldo Ralli (Il Medico, che è anche chirurgo, boia, batteriologo e astrologo), Fiorenza Brogi (Juliette, donna di faccende, infermiera), Sergio Basile (La Guardia)
prodotto dal Teatro Biondo Stabile di Palermo.
Quando?
- da mercoledì 27 febbraio a sabato 1° marzo 2008
- ore 20.45
- domenica 2 marzo 2008
- ore 15.30
- lunedì 3 marzo 2008, riposo
- da martedì 4 a sabato 8 marzo 2008
- ore 20.45
- domenica 9 marzo 2008
- ore 15.30
Dove?
- Limone Fonderie Teatrali, Sala grande - via Pastrengo 88, Moncalieri (Torino)
Costo?
- 19 euro
27 / 02 / 2008