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Teatro - 'L’uomo, la bestia e la virtù', di Pirandello (8-13 aprile)

Nel dichiarare apertamente "L’uomo, la bestia e la virtù" un apologo, Luigi Pirandello vincola esplicitamente gli sviluppi alla definizione del genere, facendo balenare l’ipotesi di una morale che alla luce di quel “pirandellismo”, celebrato senza interruzioni sui palcoscenici fin dal suo primo apparire, si rivela tutt’altro che limpida. Nata dalla rielaborazione della novella Richiamo d’obbligo del 1906, e andata in scena per la prima volta nel maggio 1919, questa commedia tragica declina ancora una volta la critica al perbenismo e all’ipocrisia della classe borghese, rivelando inconsueti risvolti boccacceschi che le valsero giudizi critici poco lusinghieri, da Praga a Simoni, senza tuttavia intaccare un crescente successo di pubblico in Italia e all’estero. Nell’eterno triangolo borghese lui-lei-l’altro, l’Uomo è un onesto insegnante, la Virtù è la signora Perella, trascurata moglie della Bestia, l’ammiraglio, assente dalla casa ma anche dal talamo nuziale. L’imprevista gravidanza della donna scatena una farsa che molto deve alla pochade: la complicità di una torta afrodisiaca favorirà un amplesso coniugale che scongiuri lo scandalo, riportando ogni cosa all’ordine. Nell’eterno e pirandelliano gioco delle parti, le verità si contraddicono, l’evidenza dei fatti va in crisi, la verità si maschera, rivelando un insospettabile capovolgimento delle parti.

"Dopo molti anni - scrive Fabio Grossi nelle sue note di regia - di avveduta considerazione, sono arrivato a raccontare, sulle tavole di un palcoscenico, quest’opera di Pirandello. In molti anni, molte attente valutazioni, tanti ricordi, m’hanno sempre di più avvicinato allo svolgere dei fatti di questa commedia: l’aver intravisto nelle qualità interpretative di un attore come Leo Gullotta, grande protagonista delle nostre scene, le sfaccettature del personaggio partorito dalla penna del grande autore agrigentino, m’ha dato la spinta propulsiva per cogliere l’opportunità di dirigere la rappresentazione de L’Uomo, la Bestia e la Virtù.
L’Uomo, la Bestia e la Virtù è non solo occasionalmente del 1919, nel senso che non è soprattutto la commedia di un dopoguerra: con i valori che saltano, scoppiano e si capovolgono. Ma non è esatto concepirla solo come una commedia: essa è “una tragedia annegata in una farsa”, per usare parole già dette, che da una parte ha ben presente il teatro di pochade fine secolo e i suoi meccanismi: le corna, l’enfant-terrible, il rispetto superficiale delle convenzioni che si risolve in cinismo, il pranzo continuamente interrotto, ma che, dall’altra parte, sa correggere l’astrazione di una pura meccanicità. E poi la tragedia, annegata in questo già sapido gioco. Una tragedia che ha le risonanze più tese della parola pirandelliana: conflitto tra essere ed agire, ed anche, alla fine, un rapido e comico gioco delle parti.
Faccio nascere tutto, in questa mia visione, tra il detto e il non detto, tra il bisbiglio e lo schiamazzo, tra il mestiere dell’opportuno e dell’inopportuno, arrivando a sfruttare il folclore della tradizione, per rappresentare la metafora dell’apparire per essere, in un momento d’alta grottesca drammaticità, nella presentazione della maschera sulla maschera della Virtù. […]
".
L’Uomo, la Bestia e la Virtù
di Luigi Pirandello
con Leo Gullotta
regia Fabio Grossi
Nuova Teatro Eliseo
interpreti: Carlo Valli, Antonella Attili, Gianni Giuliano e da Silvana Bosi, Cristina Capodicasa, Bruno Conti, Valentina Gristina, Federico Mancini, Gianni Verdesca. Le scene e i costumi sono di Luigi Perego, le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Gigi Saccomandi.
prodotto da Nuova Teatro Eliseo
Quando?
  • da martedì 8 a sabato 12 aprile 2008
    ore 20.45
  • domenica 13 aprile 2008
    ore 15.30
Costo?
  • 24 euro
Dove?
  • Teatro Grande Valdocco
    via Sassari 28/b, Torino
Info

08 / 04 / 2008


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