Teatro - 'Vita di Galileo' al Valdocco (05-10 feb)
Da martedì, al Teatro Grande Valdocco, andrà in scena "Vita di Galileo" di Bertolt Brecht.
Franco Branciaroli torna sulle scene torinesi diretto da Antonio Calenda per presentare Vita di Galileo, un intenso dramma sul conflitto tra scienza e potere, tra etica e ricerca, tra responsabilità civile e salvezza personale.
In quest’opera di Brecht, Leben des Galilei ("Vita di Galileo", 1937-39) il dilemma della scienza che trae da sé stessa e dal suo procedere giustificazione e ragion d’essere, ma che in realtà viene strumentalizzata per fini contrari all’umanità, si fa assillante e diventa materia di un’ampia, mai conclusa riflessione, che l’autore portò avanti fino alla fine, tanto da progettare poco prima di morire ulteriori ritocchi al testo.
I fatti sono noti. Brecht ripercorre abbastanza fedelmente le tappe principali della biografia del grande fisico pisano Galileo Galilei, nei suoi alterni rapporti con la Serenissima, con Firenze e gli scienziati e inquisitori della Santa Sede.
"Per comprendere a fondo il senso e le peculiarità di questo testo -sostiene il regista Antonio Calenda- è necessario risalire alle grandi motivazioni per cui fu creato, alle riflessioni e agli eventi che spinsero Brecht ad elaborarlo in certe direzioni… Impossibile non correlare l’ultima definitiva versione di Vita di Galileo (in cui l’autore condanna l’abiura del protagonista) con l’atteggiamento di certi scienziati a lui coevi, che proprio in quegli anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima, mettendo a disposizione di uomini comuni e della politica di potenza i loro studi sulla scissione dell’atomo. Impossibile non ricordare le osservazioni di Brecht sulla scelta di Robert Oppenheimer e di quei fisici che pur di non cedere alle richieste di un governo dedito alla guerra rinunciarono a incarichi di prestigio certi che “Scoprire qualcosa fosse diventato un’ignominia”. Argomenti che già nel 1963 sollecitarono il genio di Giorgio Strehler e lo indussero a creare uno spettacolo profondamente significativo e sui quali, attualmente, appare ancora più urgente e opportuna una riflessione.
Brecht ci ha donato un testo presago, turbato dall’intuizione dei disastri che l’uso distorto della scienza avrebbe procurato all’umanità: oggi siamo noi quell’umanità. È nostro il mondo che trema davanti alla pervicacia dell’Iran nell’uso indiscriminato del nucleare, nostro l’incubo della clonazione, nostre le nazioni che - per seguire la logica dell’interesse e del consumo proprie del capitalismo - rischiano la distruzione del pianeta, disattendendo al protocollo di Kyoto…"
"La scienza e la necessità di rigenerarla secondo un’etica che le offra motivazioni assolute -anticipa ancora Calenda- saranno dunque i temi nodali della nostra lettura, che -rispetto al passato- non svilupperà invece il profilo della critica alla Chiesa: una scelta che apparirebbe anacronistica alla luce del famoso “perdono per Galileo e per le vittime della Santa Inquisizione” chiesto da Papa Wojtyla, come pure delle osservazioni dello stesso Brecht, che nelle ultime note suggerisce – per non limitare le potenzialità e il senso del testo – di riconoscere alla Chiesa semplicemente il ruolo di rappresentante dell’“autorità".
"Vita di Galileo"
di Bertolt Brecht
con Franco Branciaroli
regia: Antonio Calenda
traduzione: Emilio Castellani, per la regia di Antonio Calenda.
interpretato da Franco Branciaroli nel doppio ruolo del Narratore e poi di Galileo.
Con lui in scena (in ordine alfabetico):
Lello Abate (Padre Cristoforo/Clavio, astronomo/il Cantastorie/un Monaco), Giancarlo Cortesi (Cardinale Barberini/Filosofo/Secondo Prelato), Daniele Griggio (Cardinale Bellarmino/Matematico/Primo Prelato), Giorgio Lanza (Sagredo, sodale di Galileo), Lucia Ragni (Signora Sarti, la sua governante/ poi moglie del Cantastorie) e con Alessandro Albertin (Procuratore/ Terzo Prelato/ Messo dell’Inquisizione), Giulia Beraldo (Andrea Sarti Bambino, figlio della Signora Sarti/ poi Figlia del Cantastorie), Tommaso Cardarelli (Frate Fulgenzio, sodale di Galileo), Emanuele Fortunati (Ludovico, fidanzato di Virginia), Jacopo Venturiero (Andrea Sarti ragazzo/giovane scienziato), Nicole Vignola (Virginia, figlia di Galileo).
scene: Pier Paolo Bisleri
costumi: Elena Mannini
luci: Gigi Saccomandi
musiche: Germano Mazzocchetti
prodotto dal Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia e dal Teatro de Gli Incamminati
Quando?
- da martedì 5 a sabato 9 febbraio 2008
- ore 20.45
- domenica 10 febbraio 2008
- ore 15.30
5 - 10 febbraio 2008
Dove?
- Teatro Grande Valdocco - via Sassari 28/b, Torino
Costo?
- 24 euro
04 / 02 / 2008