Teatro - Molly Sweeney alle Limone Fonderie di Moncalieri, Torino (13-18 gennaio) Ispirata a un fatto realmente accaduto e raccontato da Oliver Sacks nel saggio Vedere e non vedere, questa commedia del drammaturgo irlandese Brian Friel conserva il rigore scientifico dell’originale, ma introduce elementi di finzione che trasformano il racconto di Sacks in un’elegia sulla incoscienza delle buone intenzioni. Molly lavora come fisioterapista. È una donna autonoma, nonostante sia non vedente sin da piccola: suo padre le ha insegnato a riconoscere fiori e alberi del suo giardino e ad acquistare un buon grado di autonomia.
 Molly sposa Frank il quale comincia a studiare una cura per la sua malattia. La donna acquisisce parzialmente la vista, ma da quel momento perde parte dell’equilibrio psicologico che era riuscita a costruire. Andrea De Rosa, dopo il successo di Elettra, rinnova il sodalizio con Hubert Westkemper, sviluppando l’azione nell’oscurità: la presenza degli attori si percepisce grazie al movimento della voce e ad alcuni diffusori posti in punti diversi della sala, dai quali si possono udire i rumori e le voci dell’infanzia della protagonista. Umberto Orsini, Valentina Sperlì e Leonardo Capuano interpretano uno spettacolo, ma anche un’esperienza sensoriale, da condividere fra attori e pubblico, per riflettere sul concetto di normalità.
"Quando Umberto Orsini e la Fondazione E.R.T. -scrive Andrea De Rosa, nelle sue note di regia- mi proposero di curare la regia di Molly Sweeney, accettai subito la proposta perché la storia di Molly Sweeney mi invitava a riflettere sulla mancanza della vista come un territorio di confine, sul limitare del quale noi ci troviamo nella condizione, dolorosa ma insieme privilegiata, di dover riconsiderare e mettere in discussione la natura stessa delle nostre percezioni. La domanda che mi sono posto è questa: cosa succede di una facoltà così importante, com’è la visione, quando viene a mancare lo strumento con cui noi la adoperiamo, gli occhi in questo caso. La risposta sembrerebbe piuttosto ovvia: non si vede più. In realtà non è così. La facoltà della visione - quindi di conoscenza della realtà attraverso le immagini - non viene azzerata dall’assenza dello strumento del vedere. Tutti i ciechi sostengono di avere delle immagini. Si potrebbe dire, senza sbagliare, che si può essere ciechi, ma è impossibile non vedere. Analogamente saremmo tentati di credere che, una volta operata, una volta riacquistata la funzionalità degli occhi dopo quaranta anni di cecità, Molly Sweeney ricominci a vedere, così, semplicemente. Ma purtroppo, come il testo ci racconta benissimo, le cose sono - drammaticamente - molto più complesse di quello che appaiono. Di fronte a questi paradossi e contraddizioni, ero allora spinto, quasi fosse la prima volta a chiedermi: che cosa è il vedere? La stessa domanda che si pongono Frank e il dottor Rice, nello spettacolo rispettivamente il marito di Molly e l’oftalmologo che effettuerà l’operazione. Il mondo che appare a Molly dopo l’intervento chirurgico, infatti, è un mondo che Frank e il Dr. Rice credevano di conoscere e che invece si rivela totalmente estraneo; ai loro, ma anche ai nostri occhi. Un mondo che, se solo per un attimo proviamo a guardare con gli occhi di Molly (con gli occhi di un cieco!) si rivela niente più che un misterioso e indecifrabile teatro di ombre. La prima parte dello spettacolo si svolgerà completamente al buio. Ho provato a porre lo spettatore nella condizione della protagonista per creare i presupposti di una esperienza -non di immedesimazione (il buio non è mai ciò che vede un cieco)- ma di sospensione, di quel fenomeno che è l’oggetto della nostra domanda. Spero con questo di suscitare nello spettatore una sensazione di spaesamento che metta in discussione, per un attimo, la natura di “questo mondo che sempre vediamo”. Spero inoltre che il primo apparire della luce, nella seconda parte dello spettacolo, susciti la stessa emozione che investe, sconvolgendoli, non solo gli occhi, ma la vita di Molly Sweeney".
Fondazione del Teatro Stabile di Torino
Stagione 2008/2009
Molly Sweeney di Brian Friel, nella traduzione di Monica Capuani e Marta Gilmore, con la regia di Andrea De Rosa. Lo spettacolo è interpretato da Umberto Orsini, Valentina Sperlì, Leonardo Capuano. Le scene sono di Laura Benzi, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari e il suono di Hubert Westkemper. Lo spettacolo, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione e da Teatro Metastasio Stabile della Toscana, è inserito nella Stagione in Abbonamento del Teatro Stabile di Torino e sarà replicato alle Fonderie Limone
Quando?
- da martedì 13 a domenica 18 gennaio 2009
- tutti i giorni ore 20.45
- domenica ore 15.30
Costo?
19 euro
Dove?
- Limone Fonderie Teatrali
via Pastrengo 88, Moncalieri (Torino)
Info
- Biglietteria TST
Salone delle Guardie - Cavallerizza Reale via Verdi 9, Torino (mar-sab, ore 12-19)
- tel 011.5176246
- numero verde 800.235.333
- vendita telefonica
tel 011.5637079 (mar-sab, ore 12-18)
- nei giorni di recita è possibile acquistare i biglietti alla cassa del teatro un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
- Numero verde 800235333
- vendita on-line www.teatrostabiletorino.it
- email info@teatrostabiletorino.it
13 / 01 / 2009
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