The Kitchen di Arnold Wesker al Teatro Colosseo, Torino (18-19 marzo)
18 / 03 / 2011 - The Kitchen di Arnold Wesker è uno dei testi che ho più amato in assoluto, ho sempre pensato di produrlo ma ho sempre desistito in quanto troppo costoso, sono previsti 31 attori in scena e questo basta per renderlo quasi irrealizzabile per un produttore privato; nello stesso tempo credo che possa essere abbastanza insolito vedere 31 attori su di un palcoscenico per uno spettacolo di prosa, quindi ho preso la decisione di dargli vita o meglio ho sentito un forte desiderio di sfida, in un teatro italiano agonizzante. Ho voglia di provarci. Ho voglia di provarci come produttore ma anche come regista. Ho voglia di dirigere dei giovani attori ancora innamorati di questo mestiere meraviglioso. La mia scuola è stata quella dello Stabile di Genova, e quindi un Teatro di Regia ma che si avvaleva di grandi interpreti. Ho avuto la fortuna di poter assistere sin da bambino alle prove di Luigi Squarzina, di Gianfranco De Bosio, di Marco Sciaccaluga, di Armando Pugliese, di Luca Ronconi, di Egisto Marcucci, di Elio Petri, di Terry Hands, di William Gaskill, di Orazio Costa Giovangigli, di Otomar Krejca, di Luca Barbareschi, di Alfredo Arias, di Peter Stein e di Benno Besson. In più ho avuto la possibilità di vedere le prove di Giorgio Strehler e di Nikita Mikhalkov. Sono cresciuto osservando come questi registi dirigevano gli attori, come arrivavano alle prove preparati, con che cura e con che amore facevano nascere i loro spettacoli. Ho voglia di provare ad imitarli, studiando molto, faticando molto, amando molto, rubando molto, divertendomi molto e cercando di far nascere uno spettacolo che possa divertire e far pensare il pubblico. Ho deciso tardi di provare a fare il regista in quanto ho sempre creduto che fosse giusto dedicarsi ad un solo mestiere: e il mio mestiere è quello del produttore. Ma poi capita che i vecchi registi “se ne vadano” e che lascino un vuoto assoluto dietro di loro. Come ho scritto, ho sempre molto amato The Kitchen, ma oggi per quello che sta succedendo in Italia, dove sta crescendo un forte odio razziale o meglio un odio per chi viene da “fuori”, sento come una necessità mettere in scena questo capolavoro di Wesker. Per Wesker il mondo è una cucina. E questo è quello che dovrà credere lo spettatore guardando lo spettacolo; che questa cucina sia il mondo, dove si incontrano inglesi, irlandesi, tedeschi, ciprioti, ebrei e italiani. E’ sicuramente difficile vivere tutti insieme e lavorare a stretto contatto di gomito. Ma questo è il mondo, questo è The Kitchen.
Ho creduto giusto mantenere l’epoca suggerita dall’autore, il 1950, e ho mantenuto il luogo dell’azione, ovvero l’Inghilterra. E’ molto importante che la nostra storia si svolga pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, di modo che si possano ancora vivere gli ultimi barlumi di odio tra inglesi e tedeschi, e si possa anche intravedere un certo senso di colpa nei ragazzi tedeschi che hanno capito quale idiozia sia stata quella guerra. The Kitchen è fondamentalmente un testo pacifista. E’ anche la continua lotta tra il bene e il male. Questa cucina assomiglia di più a una fabbrica che ad una cucina di ristorante come la vediamo noi oggi, un posto dove la sicurezza dei lavoratori non veniva neanche presa in considerazione (oggi, a distanza di quasi 50 anni, in Italia muoiono 1.200 persone all’anno sul luogo di lavoro). E poi c’è il problema della forza lavoro, della manovalanza, così attuale: in Italia oggi le aziende del nord usano quasi esclusivamente extracomunitari (i ciprioti e i maltesi nel testo di Wesker) ma allo stesso tempo votano Lega Nord. E’ tutto un controsenso questo nostro mondo, allora come adesso. Non sarà difficile per gli spettatori italiani, vedendo The Kitchen, portare questi personaggi ai giorni nostri, come non sarà difficile vedere Marango (il proprietario del ristorante) nelle vesti di un imprenditore ottuso e senza scrupoli (in Italia ne siamo pieni). E’ decisamente un testo attuale, con in più una scrittura fresca che ormai, a distanza di cinquant’anni, possiamo avere la certezza che non invecchierà mai. Ho preso come oro colato le parole che Wesker usa nelle sue avvertenze per la messa in scena, mi piace molto la calma dell’inizio e il crescendo così ben scritto dell’ora del pranzo che culmina nella folle frenesia del servizio di sala e subito dopo di nuovo la calma del pomeriggio, diversa perché più sofferta, per poi arrivare al crescendo finale di Peter e allo smarrimento di Marango. Ho cercato di seguire le indicazioni di Wesker per montare le pagine del servizio di sala, partendo con un ritmo deciso ma non affrettato, che poi accelera sino a diventare frenetico. Con l’aiuto del tecnico del suono, ho fatto vivere questa cucina anche con il suo terrorizzante rumore, con il suo respiro. Non ho trascurato assolutamente la storia d’amore travagliata, di Peter e Monique, che sarà sempre presente durante questa interminabile e faticosissima giornata. Ma anche il dramma di Paul abbandonato dalla moglie. E’ inutile ora parlare di chi sono questi personaggi, questi uomini e queste donne che danno vita a questa piece, sono descritti talmente bene che finirei con il ripetere quello che ha già scritto Wesker. Non ho cambiato e non ho tagliato nulla come molte volte molti registi amano fare. The Kitchen non ne ha bisogno. Non voglio ripetermi, ma credo che da quando è stato scritto The Kitchen ad oggi, mai c’è stato un periodo più giusto, in Italia, per metterlo in scena. Vorrei che il pubblico, uscendo, potesse pensare di essersi divertito (la noia è la morte del teatro), ma vorrei anche che le parole di Wesker fossero riuscite ad arrivare in profondità e che lo spettatore si ricordi questo spettacolo per molto tempo. In un teatro sempre più leggero e superficiale credo che sia doveroso mettere in scena The Kitchen di Arnold Wesker. (Massimo Chiesa)
THE KITCHEN di Arnold Wesker traduzione di Alessandra Serra
Francesco Mecarelli è Dimitri, Simone Francia è Max, Ippolita Baldini è Bertha, Amedeo Carlo Capitanelli è Mangolis, Barbara Giordano è Monique, Daria D'Aloia è Anne, Elena Cascelli è Betty, Clelia Cicero è Winnie, Daniele Parisi è Paul, Diego Venditti è Raymond, Silvia Degrandi è Hettie, Ilaria Falini è Violet, Elisabetta Becattini è Dafne, Giulia Santilli è Gwen, Elisa Gabrielli è Cynthia, Stella Egitto è Molly, Maria Chiara Tofone è Jackie, Giulia Vespoli è May, Fatima Corinna Bernardi è Sophie, Luca Bondioli è Alfredo, Giordano Torreggiani è Harry, Luca Catello Sannino è Michael, Francesco Cuturello è Gaston, Giovanni Prosperi è Hans, Daniele Aureli è Kevin, Luca Avagliano è Nicholas, Nicola Nicchi è Peter, Giorgio Regali è Frank, Marco Zanutto è lo Chef, Camillo Milli è Marango, Carlo Zanotti è il vagabondo
musiche originali di Arturo Annecchino regia di Massimo Chiesa
PROMOVIDEO: clicca qui
Quando?
- venerdì 18 e sabato 19 marzo 2011, ore 21
Costo?
- Poltronissima: 24,50 euro
- Poltrona: 24,50 euro
- Galleria: 20,40 euro
- Ridotto bambini: 16,30 euro
Dove?
- Teatro Colosseo
via Madama Cristina 71, Torino
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