Torino, allarme cinghiali: Provincia e Coldiretti contro Regione
03 / 02 / 2011
Provincia di Torino La difficile situazione creata dalla proliferazione incontrollata dei cinghiali nel Parco della Mandria può essere affrontata solo con una modifica delle recenti disposizioni della Regione Piemonte, le quali non prevedono più la possibilità per gli Enti Parco regionali di delegare alle Province interventi di contenimento della specie secondo le modalità operative ed organizzative definite dalla Province stesse. Lla precisazione viene da Marco Balagna, Assessore all’Agricoltura, Parchi e Aree Protette della Provincia di Torino, a seguito delle ripetute segnalazioni di danni inferti dai cinghiali alle colture agricole negli ultimi mesi.
Proprio in queste settimane, squadre di collaboratori volontari della Provincia di Torino stanno intervenendo in modo significativo per attuare piani straordinari di riduzione della popolazione di cinghiali in molte aree al di fuori dei Parchi regionali ed in particolare nelle Valli di Lanzo -sottolinea l’Assessore Balagna-. Nello scorso mese di dicembre, -ricorda Balagna- avevamo incontrato il Commissario dell’Ente Parco di Stupinigi ed i vertici del Parco della Mandria, per rinnovare la convenzione grazie alla quale la Provincia veniva delegata ad intervenire con il proprio personale e con i sele-controllori formati e coordinati dal nostro Ente, secondo le modalità operative previste dal Programma per il controllo del cinghiale in provincia di Torino. Una Delibera, adottata dalla Giunta Regionale il 7 dicembre e pubblicata nel Bollettino Regionale il 23 dicembre, impedisce però ai Parchi di competenza regionale la facoltà di delegare le azioni di controllo della popolazione di cinghiali alle Province secondo le modalità operative da esse definite.
Gli accordi che prevedevamo di rinnovare nel 2011 non sono dunque al momento attuabili. Crediamo che la Regione Piemonte debba rivedere una decisione adottata, forse, senza una adeguata valutazione delle conseguenze -conclude l’Assessore Balagna.
Coldiretti Torino Le nuove disposizioni per la gestione e il controllo della popolazione di cinghiali nelle aree protette, approvate nel dicembre scorso dalla Giunta regionale del Piemonte, impediscono ai selecontrollori della Provincia di intervenire. Nel Torinese il risultato è che i cinghiali sono tornati a devastare i campi siti a ridosso del parco La Mandria. La denuncia è di Riccardo Chiabrando, presidente di Coldiretti Torino, che nei giorni scorsi, accompagnato da alcuni coltivatori di Druento, ha visitato campi e prati confinanti con il parco regionale danneggiati dai cinghiali. Riccardo Chiabrando afferma: La deliberazione della Giunta regionale, approvata il 7 dicembre scorso, di fatto esclude la Provincia e l'organizzazione provinciale - selecontrollori, cacciatori esperti e guardie giurate volontarie - dai soggetti che hanno competenza e titolo per intervenire operativamente all'interno della aree protette. Gli Enti parco devono presentare i piani di prelievo della popolazione di cinghiali alla direzione regionale competente, corredati dal parere dell'Ispra -Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale- sito a Bologna. La nuova normativa regionale, di fatto, ha limitato gli abbattimenti nelle aree protette. E’ possibile vedere il risultato delle nuove disposizioni nei campi di Druento -aggiunge Chiabrando-: la cotica dei prati viene ripetutamente danneggiata, con la perdita non solo del raccolto e la compromissione del prato polifita. Ogni notte i cinghiali buttano all'aria aree prative. Il provvedimento regionale si è rivelato inefficace e controproducente. Coldiretti rivolge un appello alla Regione e alla Provincia: occorre istituire un tavolo per rimediare a tale situazione. Gli imprenditori agricoli sono esasperati e, a breve, si attendono interventi concreti e risolutivi. Tre mesi fa Regione e Provincia si erano impegnati con gli amministratori di Druento a cercare una soluzione per limitare la popolazione di ungulati presenti nel parco La Mandria. Non è successo nulla, anzi, la situazione è peggiorata. I coltivatori chiedono una drastica riduzione degli ungulati presenti nel parco -aggiunge Riccardo Chiabrando-. Alla Regione chiediamo di renderci edotti sulle ragioni che hanno portato ad approvare una norma che taglia fuori i selecontrollori della Provincia. La primavera si avvicina e senza efficaci prelievi degli ungulati le semine sono a rischio: da sempre i cinghiali devastano i terreni appena coltivati per mangiare i semi di mais.
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