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Torino tutela e sostiene le ''unioni civili''. Dibattito in Comune


29 / 06 / 2010 - Con l’approvazione della delibera sul riconoscimento delle unioni civili e del relativo Regolamento, il Consiglio comunale autorizza d’ora in avanti gli impiegati dell’anagrafe a rilasciare un “attestato di famiglia anagrafica basata su vincolo affettivo”. Tale attestato varrà per i soli “... usi necessari al riconoscimento di diritti e benefici previsti da atti e disposizioni dell’Amministrazione comunale”.

L’articolo 1 del Regolamento prevede infatti che il Comune si impegni attraverso singoli atti e disposizioni degli Assessorati e degli Uffici competenti “...a tutelare e sostenere le unioni civili, al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione e lo sviluppo nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio”.

I campi nei quali l’Amministrazione si è impegnata a operare a favore delle unioni civili sono: casa, sanità e servizi sociali, giovani, genitori e anziani, sport e tempo libero, formazione, scuola e servizi educativi, diritti e partecipazione.

La delibera, approvata con 24 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astenuti era pervenuta sottoscritta da 2582 cittadini al presidente del Consiglio comunale Giuseppe Castronovo nel febbraio del 2009, sotto forma di deliberazione di iniziativa popolare. Tra i presentatori della proposta Stefano Fabio Mossino, Vincenzo Cucco, Iolanda Casigliani, Tullio Monti, Jean Jacques Peyronel, Silvio Viale.

Prima del voto, l’Aula ha dibattuto a lungo il tema. Qui di seguito una sintesi degli interventi dei Consiglieri comunali:

Agostino Ghiglia (Alleanza Nazionale - PdL): Non parteciperemo al voto perché questa delibera è una farsa giuridica. E’ un tema importante, che dovrebbe essere trattato con serietà, e non in Consiglio comunale: ci sono sedi opportune per tutelare i diritti della persona. E’ una presa in giro delle situazioni che invece si vorrebbero tutelare. Si tratta di prese di posizione propagandistiche, puramente politiche. Non entro nel merito, perché tale atto non ha legittimazione giuridica, né dignità politica.

Stefano Lo Russo (Partito Democratico): La Costituzione propone un modello istituzionale del rapporto di coppia - la famiglia fondata sul matrimonio - con uno status differenziato. Esiste però, come affermato anche dalla Corte Costituzionale, un valore sociale delle convivenze di fatto, alle quali deve essere riconosciuta la titolarità di diritti e doveri, quando presentano caratteri di durata e stabilità. Sono irrilevanti le caratteristiche dei conviventi. Ci sono convivenze amicali, parentali, di persone di sesso diverso e dello stesso sesso che vanno tutte tutelate giuridicamente, purché non equiparate al matrimonio. La proposta è quindi compatibile con l’attuale quadro normativo ed è uno stimolo al legislatore nazionale perché si occupi tempestivamente della materia.

Monica Cerutti (Sinistra Democratica): Questa delibera ha l’obiettivo di colmare il divario tra la politica e ciò che ormai è entrato nella quotidianità. Cittadini di diversa età ed estrazione hanno sottoscritto questo testo per chiedere il riconoscimento delle unioni civili. Dopo la bocciatura di una mozione con analoghi contenuti nel 2007, ora i tempi sono cambiati e si possono finalmente riconoscere alle unioni di fatto non più solo doveri, ma anche diritti. E’ un riconoscimento formale che avrà anche un valore pratico e servirà da stimolo per il legislatore nazionale.

Domenico Gallo (Nuova Sinistra per Torino): Concordo con un atto che non va in contrapposizione con la famiglia. E’ una proposta semplice per il rilascio di un certificato anagrafico che rispetta le norme vigenti. Occorre prendere atto che quello che esiste nella vita sociale di tutti i giorni va regolamentato.

Giuseppe Lonero (La Destra): Ci opponiamo a questo provvedimento. La società italiana è basata sull’istituto della famiglia e non accettiamo questo tentativo di stravolgere il concetto della famiglia stessa. Per garantire i conviventi ci sono altri strumenti, legalmente validi, previsti dal Codice civile. E inifine ci chiediamo: se riconosciamo il rango di famiglia alle unioni omosessuali, chi impedirà loro di chiedere l’adozione di un bambino?

Gavino Olmeo (Alleanza per l’Italia): E’ una delibera inaccettabile poichè chiede pari opportunità tra il matrimonio e le unioni civili anagrafiche. E’ il Parlamento a dover legiferare in materia di riconoscimento delle unioni civili. E’ viziato da legittimità anche il certificato anagrafico basato sul vincolo affettivo chiesto dalla delibera: al primo ricorso alla giustizia amministrativa ve ne sarebbe la dimostrazione.

Ennio Galasso (UDC): Esprimo il mio dissenso a questa deliberazione perché inutile e caratterizzata da una insignificanza giuridica, ma che arreca nocumento dal punto di vista antropologico.
Voglio ricordare che la Costituzione non si può invocare a corrente alternata, a seconda delle proprie necessità. Non è un prodotto elastico che si può usare a proprio vantaggio e l’art 29 dice che la famiglia è società naturale fondata sul matrimonio.
Questa proposta di deliberazione è inutile e con il tempo può diventare nociva per la salute della società.

Domenica Genisio (PD): Ho preparato gli emendamenti per separare il concetto di unioni civili da quello di famiglia stabilito dall’art 29 della Carta costituzionale.
Anche perché i vincoli di natura affettiva sono già individuati nella normativa anagrafica (dpr. 233/98). Per loro infatti è previsto l’accesso a prestazioni come famiglia anagrafica.
Nulla cambia in questo senso. Cambia che il riconoscimento dato dalla Città, sancisce la natura pubblica delle unioni civili.

Carlo Zanolini (Pensionati e Invalidi): Questa deliberazione non avrà un grandissimo significato ma è un passo avanti nel dibattito culturale cha stiamo affrontando in questi anni. Se la crisi della famiglia è accertata (non si parala più di famiglia ma di famiglie e dopo un certo numero di anni le famiglie tendono a sciogliersi), questa istituzione può essere messa in discussione.
E vorrei far notare che l’art 29 della Costituzione riconosce i diritti della famiglia ma non riconosce la famiglia quale unico modello, non escludendo altre possibilità. Semmai sono le coppie dello stesso sesso a faticare per vedere riconosciuti i propri diritti.
La società avanza con i piccoli tasselli come questo, che ci fa pensare che la società sta cambiando e noi dobbiamo favorire questo cambiamento.

Andrea Giorgis (Partito Democratico): Stiamo approvando un regolamento importante dal punto di vista simbolico e politico. E’ vero che il Comune già certifica la famiglia anagrafica e che da anni tutti i regolamenti comunali sono stati modificati per evitare discriminazioni, ma da oggi la Città si impegnerà a certificare le unioni affettive. E’ un primo e solenne passo per dire che non c’è nulla di male a stringere legami affettivi tra adulti consenzienti, siano di sesso diverso oppure dello stesso sesso.

Marco Calgaro (Alleanza per l’Italia): Questa delibera è totalmente inutile in mancanza di una legiferazione da parte del Parlamento. Personalmente, ritengo che non vi sia alcuna necessità di una legge sulle coppie di fatto eterosessuali. Sarebbe invece utile legiferare sulle unioni omosessuali come qualcosa però di totalmente altro rispetto alla famiglia.

Lucia Centillo (Partito Democratico): Ringrazio i presentatori della delibera di iniziativa popolare perché ci hanno permesso di riportare sul piano istituzionale un tema così importante, come dovrebbe essere in una democrazia partecipata. E’ un primo passo che compie la Città di Torino e che invita il Parlamento a superare le discriminazioni e a riconoscere dignità alle unioni di fatto. Dobbiamo proseguire per riconoscere le unioni omosessuali e per superare le differenze ancora presenti sul piano giuridico riguardanti i figli nati fuori dal matrimonio.

(Uff stampa del Consiglio comunale)



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