Un’incursione a Marassi
Sperando di non incorrere nelle ire dei nostri lettori e magari di ottenerne anche un buon interesse, oggi mi permetto di riportare alcune considerazioni su qualcosa che non riguarda Torino.
Sono sicuro che i nostri lettori, che certamente sono tutt’altro che provinciali, mi concederanno di tessere un piccolo elogio di un piccolo genio del calcio italiano: Antonio Cassano da Bari vecchia.
Ieri sono stato a Marassi ad assistere all’incontro Sampdoria Inter. Molto interessato a capire i segreti di questa corazzata nerazzurra, molto curioso di osservare questo giovane barese da me, fino ad allora, ritenuto un sopravvalutato, molto intenzionato a godermi uno splendido pomeriggio sportivo, dopo le amarezze della sera precedente.
Ho centrato tutti i miei obbiettivi.
L’Inter è forte, ma non è una corazzata inaffondabile. Fa paura, non solo quando si schiera in campo con un assetto molto quadrato, ma soprattutto grazie al blasone che ormai si è conquistato. Non è la prima volta che noto negli avversari una tensione e un’agitazione particolari quando hanno di fronte l’armata nerazzurra. Questo talvolta produce effetti positivi, ma il più delle volte crea dispendi di energie mentali e fisiche che nel corso della partita volgono a favore dei nerazzurri.
Ho notato quest’aspetto per la prima volta a Torino, in occasione di Juventus Inter, 4 novembre 2007, quando la vecchia Signora, caricata da un’attesa spasmodica durata più di un anno, per più di un tempo mi è parsa imballata nelle gambe e nella testa. Poi sono entrati Iaquinta e Camoranesi, tutto è svanito e la Juve ha assediato l’Inter, giungendo a un meritato pareggio. Anche ieri i giocatori della Sampdoria mostravano una tensione palpabile, che però ha dato per risultato una prima mezz’ora di fuoco, tanto che sembrava di assistere a Real Madrid Inter, e una seconda parte della gara più sottotono. Quando l’avversario molla la presa, l’Inter fa paura, quando l’avversario impone la partita, l’Inter è vulnerabile. Se nella mezz’ora di dominio la Sampdoria avesse segnato una o due reti, avrebbe oggi i due punti che le mancano; invece ha dovuto soffrire e agognare il fischio finale dell’arbitro, perché da un certo momento in poi non ne aveva più, mentre l’Inter tornava ad portare la sua ombra minacciosa costantemente nella metà campo blucerchiata.
Mentre accadeva tutto questo un bambino con la maglia numero 99 è lievitato dal campo, illuminando il già bel pomeriggio di Marassi: Antonio Cassano.
Il ragazzo è stato impressionante per tecnica e soprattutto per personalità.
Sempre in movimento su tutto l’arco dell’attacco, ogni sua palla giocata era una magia imprevedibile. Per nulla intimorito della forza fisica e psicologica, della sicurezza tattica della retroguardia interista, ha sfidato ognuno dei difensori con le armi del suo dribbling, dello scatto breve, del cambio di direzione e del palleggio, magnifico un cross a metà primo tempo girato alto in semirovesciata da Belucci, dopo aver arrestato la sfera, sollevata col destro e scagliata al centro con lo stesso piede.
Sicuro di sé stesso, della sua abilità sopraffina, non si è mai nascosto ai compagni, anzi si è fatto punto di riferimento per ricevere il passaggio in profondità o sulla trequarti e da lì inventare, sublime il passaggio in profondità per un apprezzabile Maggio nel secondo tempo, di un soffio troppo lungo prima di arrivare davanti a Julio Cesar.
Masaniello, quando percependo l’euforia o la tensione della Marassi blucerchiata con le braccia faceva richiesta di un sostegno maggiore. Marassi era ai suoi piedi. Ma, credetemi, è difficile rimanere impassibili di fronte alla Grazia del calcio che questo piccolo e irriverente Genio riesce a seminare sul campo.
Un bellissimo pomeriggio di sport, cosa chiedere di più.
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Mauro Napoli
25 / 02 / 2008
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